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di Paola Bignardi,
dell’Azione Cattolica Italiana
Nella società attuale la tendenza è
all’individualismo e alla competizione… Come educarci alla
solidarietà e alla comunione?
È vero che attorno a noi ci sono tendenze, orientamenti diffusi, una
mentalità prevalente, ma i cristiani hanno il gusto della
originalità della vita umana. Ci sono tendenze attorno a noi, ma noi
vogliamo essere noi stessi, persone capaci di fare le loro scelte,
di prendersene la responsabilità, di spiegarne il valore, di
assumersele in prima persona.
Se c’è un orgoglio che dobbiamo/possiamo coltivare è quello di
essere noi stessi: non il prodotto delle mode, né delle
consuetudini, né di pensieri pensati da altri.
Non accettiamo l’individualismo che chiude ogni persona su se stessa
e sui suoi interessi; che rinchiude in una solitudine in cui
ciascuno, a forza di cercare se stesso, non si accorge più di
essersi costruito una gabbia. Non accettiamo la competizione che
mette uno contro l’altro, nello sforzo a volte disperato, a volte
patetico, quasi sempre spietato, di prevalere sull’altro per
affermare se stessi, per emergere, per fare carriera, per essere ‘primi’.
Vogliamo essere ciò che siamo: creati da un Dio che è Padre e di
fronte al quale siamo semplicemente fratelli. Non importa se della
stragrande maggioranza di questi fratelli non conosciamo né volto né
nome; né abitudini né storia. Ci rende fratelli la stessa immagine
divina impressa in tutti.
Ci educhiamo alla solidarietà a partire dai pensieri che coltiviamo
dentro di noi: la solidarietà nasce dalla coscienza di noi stessi e
dalla decisione di vivere ciò che siamo.
La solidarietà nella cultura di oggi sembra passata di moda, oppure
essersi ridotta alla caricatura di se stessa: un gesto di carità
quando lo abbiamo programmato noi; un’offerta quando le campagne
televisive promuovono raccolte di fondi; al massimo un po’ di
volontariato…
segue su "Se
vuoi" n. 1/2007 |