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Riportiamo uno stralcio del
primo articolo di don Luigi Vari sull'esperienza di fede di
SAN PAOLO, la cui vita approfondiremo in questo anno in
cui ricorre il bimillenario della sua nascita.
di Luigi Vari, biblista
Pochissime
parole quelle che l’apostolo Paolo dice al suo amico Timoteo
mentre gli affida la comunità di Efeso. Una frase breve che è
sintesi di una vita lunga, di lunghi viaggi, di prove senza
numero, di persecuzioni, di naufragi, di veglie e di digiuni, ma
soprattutto di giorni ed anni al servizio del Vangelo. Parole
che dette oggi avrebbero lo stesso impatto di duemila anni fa.
Le brevi parole che Paolo pronuncia sono: io so di chi mi
sono fidato.
È come se dicesse: il mio argomento è la mia vita.
Certamente noi siamo la generazione che si è costruita punti di
riferimento talmente soggettivi da non essere capace spesso di
vedere oltre il mondo delle proprie idee e sensazioni.
Sicuramente anche dell’argomento della vita si può sorridere ed
è proprio questo uno degli aspetti di quello che chiamiamo
nichilismo.
Oltre i giochi della dialettica, però, si può immaginare
facilmente anche oggi l’impatto che la vita e solo la vita ha in
più delle parole.
Di una vita felice si
può anche sorridere, ma essa è un messaggio formidabile anche
per chi la ridicolizza.
Della fede si può sorridere, ma uno che dice: io ho fede, in un
attimo misura l’abisso del cuore nel quale essa non c’è.
Oggi chi si atteggia a maestro di vita spesso tende a seppellire
con un’ondata di cinismo tutti i sogni di chi si affida a lui.
L’apostolo Paolo, mentre è prigioniero a Roma e vede vicina la
morte, possiede tutti gli ingredienti adatti per cantare un
lamento, ma non si lascia arruolare per aumentare la letteratura
della delusione. Accenna sì alle sue sofferenze, ma domanda a
Timoteo di non vergognarsene, parla della sua prigionia, ma non
trasmette a Timoteo il messaggio di andare cauto, di non
lanciarsi troppo, ma gli dice: so di chi mi sono fidato.
Soprattutto, Paolo non parla a Timoteo per ritardare il momento
del passaggio delle consegne, ora che la vita gli sfugge; ma
proprio per incoraggiarlo ad essergli successore. Non lo
potremmo nemmeno immaginare in uno dei nostri salotti televisivi
a vomitare sentenze dall’alto di una vita fallita;
Paolo parla a Timoteo dicendogli: non ingannarti, anche se sono
in prigione, la mia vita è riuscita.
Timoteo è un po’ un
personaggio simbolo per molti giovani che si sentono
chiamati a prendersi delle responsabilità e sentono il peso
delle molte analisi che quasi vorrebbero negare loro la capacità
di prendersi carico di qualunque cosa. Alcuni sfruttano questa
situazione con un atteggiamento paternalista: sono sempre dalla
parte dei giovani e vedono meraviglie anche dove non ci sono!
Paolo è un pessimista, un inguaribile ottimista o un maestro di
cui ci si può fidare?
Che cosa vede Paolo in Timoteo? Paolo vede la fede: la
fede è la credenziale di Timoteo e dunque anche il fondamento
della scelta di indicarlo come successore; una fede non timida,
ma forte, dove forte significa capace di amare e saggia.
I problemi che vive Timoteo sono molto simili a quelli dei
nostri giorni e derivano dalla presenza di tanti opinion leader
che alimentano dibattiti su Gesù e sul Vangelo, sulla Chiesa,
sulla vita in genere. Un fiume di parole che allora come oggi
sfociano in un’idea di Chiesa senza Cristo e senza resurrezione,
poco più di una associazione inutile che custodisce la memoria
di un grande personaggio, senza conseguenze concrete nella vita
di nessuno. Paolo sa che un cristianesimo senza resurrezione è
inutile...
La strada che trova per incoraggiarlo è quella di presentare la
propria vita, gli mostra quanto Lui abbia pagato per la fede ed
incoraggia il suo amico a non sottrarsi alle difficoltà della
predicazione; gli trasmette il pensiero che ne vale la pena.
La capacità di soffrire sarà per Timoteo il sigillo della sua
autorità all’interno della comunità che Paolo gli affida, la
misura del suo coraggio e della sua capacità di prendersi delle
responsabilità.
Dice a Timoteo: non vergognarti delle sofferenze, non
vergognarti del Vangelo...
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