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«Ero
lontano dalla parrocchia, non pregavo, di Dio non ne volevo
sapere nulla, poi un giorno…»,
ho letto e ascoltato tante persone iniziare così una
testimonianza circa il loro incontro con Gesù, ma questo inizio
non mi appartiene, anzi, la mia storia inizia in modo del tutto
diverso.
Io non ho incontrato Gesù in un giorno particolare. Lui
nella
mia vita c’è sempre stato, è stato un membro della famiglia, un
fratello, un amico di scuola, un compagno del gruppo
parrocchiale, un povero incontrato per strada. Sono cresciuta in
una famiglia cristiana, ho iniziato a frequentare la parrocchia
quando andavo ancora all’asilo, mi piaceva l’ora di religione e
andare al catechismo. Sono stata membro attivo dell’Azione
Cattolica, ho frequentato diversi gruppi, istituti religiosi e
associazioni di volontariato. Una storia ordinaria la mia,
storia di chi ha sempre cercato di vivere da cristiana!
Questa vita “normale” però, verso i 16 anni, ha iniziato a
starmi stretta, era una vita vissuta sulla scia dell’onda, sulle
tracce di chi, prima di me, l’aveva percorsa, e io mi ero
limitata solo a seguirne le orme... una sequela forse non
errata, ma sicuramente non scelta con consapevolezza. Mi
piaceva una “vita da cristiana”, questo sì, ma volevo che si
trattasse di una vita tutta MIA, personale, scelta con
coscienza, una vita che mi calzasse a pennello, che mi facesse
sentire al “mio posto” all’interno della Chiesa, una vita in cui
Dio non fosse semplicemente una presenza scontata, ma una
persona importante a cui dare il giusto valore e con cui avere
un rapporto personale e consapevole!
Il 7 agosto 2008 durante uno dei tanti “viaggi di ricerca”
ho
incontrato le Figlie di San Paolo (le suore comunemente chiamate
Paoline) e con loro san Paolo, il beato Giacomo Alberione (loro
fondatore), maestra Tecla (loro prima-maestra)… e diversi
giovani, che come me, erano in ricerca. Sono rimasta subito
affascinata dal carisma paolino e da chi, sulle orme di Paolo,
l’apostolo delle genti, ha scelto di fare della propria vita una
vita di evangelizzazione e di annuncio, percorrendo le strade
reali e virtuali della comunicazione: la stampa, la radio, la
tv, internet…
Wow!
A un tratto mi sono resa conto di aver
finalmente trovato il mio posto o, meglio, di aver finalmente
trovato il senso di una vita cristiana, vissuta fino a quel
momento semplicemente “per routine”.
Il 25 gennaio 2009, insieme ad altri 4 giovani,
ho scelto di
diventare una G.E.P. , Giovane Evangelizzatrice Paolina. Un GEP
è un giovane che, come Paolo, sceglie di mettersi in cammino
verso Dio cercando di scoprirne la volontà, attraverso un
percorso di preghiera e formazione con le suore paoline e con
altri giovani, con cui poter condividere dubbi, interrogativi,
gioie, cammini… sostenendosi a vicenda, concretamente e con la
preghiera! Un GEP è un giovane che sceglie di essere
missionario, di annunciare il Vangelo nella propria
quotidianità, in famiglia, a scuola, tra gli amici, di vivere
un’evangelizzazione che avviene percorrendo le strade reali e
virtuali del nostro tempo. Quando sono diventata GEP ho scelto
consapevolmente una vita di fede che mettesse Dio al centro. È
questo che desidero annunciare a tanti: Dio ci ama e, come padre
buono, gioisce con noi e soffre con noi; è sempre presente e fa
il tifo per noi incoraggiandoci ad andare avanti, a non
arrenderci perché, seppure in alcuni momenti il cammino è
faticoso, c’è comunque un meraviglioso traguardo che ci aspetta!
Oggi come GEP cerco di annunciare concretamente il Vangelo.
Come? Ogni settimana, per esempio, pubblico sul blog cantalavita,
attivato dalle Figlie di San Paolo proprio per un più diretto
coinvolgimento di giovani ( http://cantalavita.wordpress.com
),
una traccia di adorazione eucaristica
scritta da loro! È uno dei
modi per dare il mio contributo perché la Parola circoli e si
diffonda sempre più. Inoltre, insieme ai miei compagni di
viaggio, ho anche vissuto esperienze di evangelizzazione di
strada. Commovente la risposta di tanti giovani che, usciti di
sabato sera, per andare a ballare o a mangiare una pizza, hanno
comunque accettato l’invito di fermarsi a pregare con noi.
Stupenda poi l’esperienza di evangelizzazione in spiaggia a
Marina di Camerota (Salerno) e la missione biblica vissuta
quest’estate a Cava dei Tirreni (Salerno): una settimana intensa
caratterizzata da incontri con le famiglie, momenti di
catechesi, visite agli ammalati, organizzazione di centri di
ascolto della Parola, preghiera, momenti di festa, musica e
cine-forum rivolti soprattutto ai giovani.
Sono ormai passati mesi eppure quando penso a quei giorni mi
manca ancora il fiato per la bellezza di un’esperienza iniziata
con la convinzione di portare Gesù agli altri, e conclusasi con
la meraviglia di aver ricevuto più di quanto io stessa avessi
pensato di donare. “A credere s’impara evangelizzando”, questo
il nostro motto e questo è ciò che sperimento ogni giorno come GEP!
Dalia Mariniello
Pomigliano d’Arco, Napoli
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n. 1/2010
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