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con PAOLO 7                                       di chi annuncia il bene

Riportiamo uno stralcio del settimo articolo di don Luigi Vari sull'esperienza di fede di SAN PAOLO...

di Luigi Vari, biblista

È vero che la fede è un fatto personale, ma lo è nel senso dell’accoglienza e della responsabilità, non in quello di un’avventura solitaria; il rispetto della personalità e delle scelte di ognuno non si traduce nell’abbandono espresso con frasi tipo: “sono affari tuoi”.

San Paolo ci risponde descrivendo l’essenziale del credere: Fratello, se con la tua bocca proclamerai: “Gesù è il Signore!”, e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.

Queste sono parole che fanno parte di una formulazione della fede molto antica e dicono appunto l’essenziale del credere: si tratta di proclamare con la bocca che Gesù è il Signore, cioè Dio, e credere con il cuore che è morto ed è risorto, cioè che è vivo. Bocca e cuore riassumono l’uomo nel suo essere profondo (il cuore) e nella sua relazione (la bocca). Credere con il cuore e proclamare con la bocca significa che una persona è cristiana quando nel suo essere e nel suo entrare in relazione con gli altri manifesta che Cristo è vivo ed è Signore, cioè è capace di cambiare la storia e questo lo crede con tanti altri che si impegnano a manifestare tutto questo.

Proclamare con la bocca che Cristo è vivo, infatti, non è solo dirlo, perché le parole della fede non sono solo un suono, ma significa mostrarlo nel proprio modo di pensare, di giudicare e di agire che cercherà di avvicinarsi sempre di più a quello di Gesù. Si proclama che Cristo è Signore ed è vivo con la ricerca della libertà da mille pregiudizi, paure, egoismi e altro, che fanno morire le cose più belle della vita. Si proclama che Cristo è risorto e vivo cercando di contrastare tutto quello che ha il sapore dell’ingiustizia e della prevaricazione e, in ultima analisi, della morte. In tutto questo non si è mai da soli, ma si è un anello di una catena che attraversa i secoli e che arriva fino al credente di oggi. La difficoltà di tutto questo sta nel fatto che cuore e bocca devono essere connessi, soprattutto oggi quando tutti sono dotati di un fiuto strepitoso che fa individuare immediatamente le parole senza cuore.

leggi tutto l'articolo su SE VUOI  n. 1/2010

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