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IL VALORE DEL
TEMPO
«Tempo…
Comunque vadano le cose lui passa… E fino adesso niente lo ha
mai fermato.
E
tutt’al più forse lo hai misurato, con i tuoi orologi di ogni
marca e modello.
Ma
tanto il tempo resta sempre lui, quello».
Mi
piace questa canzone di Jovanotti, ma a me il tempo non basta
mai, a volte mi fa paura… Qual è il vero valore del tempo?
(Carmen 1990) |
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risponde
Domenico Sigalini,
vescovo di Palestrina
Tempo
è misura del movimento. È scansione della distanza dalla mèta.
Il tempo è successione di battiti del cuore. Tempo è attesa, è
avanzamento del limite, è lo scorrere della vita. È il contrario
di “sempre” e di “mai”, dove il tempo si ferma, non c’è più
bisogno di misurare nessun movimento, perché tutto ha raggiunto
la mèta. Ecco perché mette paura, perché si porta dentro il
senso del nostro limite e dell’inesorabile cammino verso
qualcosa di definitivo, scandisce i nostri desideri e per
realizzarli vorremmo che corresse, ma conta anche i nostri
giorni e vorremmo che stesse fermo.
Esiste un modo con il quale oggi
molti giovani vivono il tempo che è di anestetizzarlo,
rendendolo uguale, o quasi, allo spazio. Questo fa sì che solo
ciò che è immediato e simultaneo venga vissuto come reale.
Il passato non c’è,
e non posso avvalermi di quanto mi precede, anche solo
per capire chi sono. Sembro assolutamente senza radici, perché
ho voluto tagliarle tutte; ho rinnegato i miei anni precedenti,
perché non sopporto di elaborare il dolore che spesso mi ha
avvelenato la vita.
Il futuro non c’è perché non ha ancora
ricordi, non ha volto e nemmeno ho voglia di immaginarlo, di
mettere le basi per costruirlo e allora mi assalgono tutte le
incertezze dell’imprevedibile. Tutte le cose che ci definiscono,
che ci permettono di comunicare, di capirci, la nostra cultura
è, allora, una realtà che non è fatta per durare, ma destinata
ad un consumo immediato. La nostra vita perde la coscienza della
propria appartenenza alla storia e, quindi, anche la propria
capacità di produrre storia.
Quando
un ragazzo deve scegliere che fare, chi essere, è più orientato
alla ricerca di una utilità immediata e a rispondere senza
progettualità alle cose che capitano ogni giorno. Si naviga a
vista senza ricordi e senza progetti.
Si può uscire da questo buco? O meglio da questo bunker in cui
mi sono chiuso, che tante volte assomiglia a un loculo, in cui
mi rifugio con tutti i confort della solitudine: cellulare, ipod,
ipad… Certo che sì! Occorre trovare la forza e l’aiuto che ti
permetta di gestire la tua vita nello scorrere del tempo,
imparando a scegliere, a sapersi consegnare a sogni veri che
diventano progetti. ...
Se ti
poni in una prospettiva di scelta ti serve il passato,
l’esperienza che ti ha preceduto e di chi ti ha preceduto,
e ti
proietti nel futuro e non ne hai più paura. I tuoi
sentimenti allora potranno essere duraturi. Questa parola ti
mette ancora in relazione col tempo: vivi qualcosa che non è
limitato solo dallo spazio, fatto di cose palpabili e
tremendamente solo “presente”, e ti proietti nel futuro.
Non bisogna illudersi che tutto sia così chiaro e facile, perché
nella vita umana resta sempre una sorta di mistero che la rende
affascinante e tragica, bella e impossibile, ma sempre degna di
essere vissuta.
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sulla rivista
SE VUOI
n. 2/2011
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