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La
mia avventura a TV2000
(di
Marzia Romagna, illustratrice)
Ripensare a come ho avuto
modo di partecipare al programma “Mentre” su TV2000, dal 6 al 10
dicembre 2010, mi fa nascere un sorriso! È stato tutto così
veloce… ricevere l’invito attraverso le Suore Apostoline e
accettarlo poche ore dopo con un colloquio al telefono: ho
accolto la proposta di mettermi in gioco attraverso un programma
televisivo, ho accolto un invito senza sapere bene cosa andavo a
fare, ho accolto tutte le conseguenze di ciò che si prova
davanti alle telecamere… timore, vergogna, imbarazzo…
Fisso subito un appuntamento il giorno dopo per andare a
presentarmi alla redazione, al conduttore… volevo capire bene,
conoscere ogni par-ticolare di ciò che andavo a fare… e mi
chiedevo: sarà una cosa semplice?!
In redazione ho conosciuto persone che mi hanno ospitato con
semplicità e mi hanno introdotta a capire di cosa trattava la
trasmissione: una vera e propria Piazza Mediatica in cui si
andavano ad incontrare, attraverso delle webcam, persone da
diverse parti del mondo, con le loro problematiche, con le loro
situazioni di “missione” che avevano scelto; laici, religiosi,
volontari e formatori con la gioia di raccontarsi, condividere,
sostenersi a distanza*... E io, in tutto questo cosa c’entro??
Io… e il “giovane italiano non omologato” (acronimo: GINO),
personaggio venuto fuori dalla mia matita 5 anni fa, siamo stati
chiamati ad una missione, forse più grande di noi: uscire allo
“scoperto” per cercare di unire le varie storie presentate in
trasmissione durante un’intera settimana... sintetizzare e
commentare attraverso la vignetta e il fumetto qualche aspetto
di ciò che veniva condiviso dai testimoni che si sono alternati.
E questo era il momento di “Gino”! Scherzando, mi viene da
“storpiare” una frase di san Paolo: “non sono più io che
scrivo e disegno, ma Gino che scrive e disegna in me!”.
Tante emozioni si susseguivano, tanta agitazione e tanta
voglia di prepararmi bene, anche tanta paura di qualche “brutta
figura”… Così ogni mattina mi andavo a guardare e riguardare
tutte le vignette di Gino che avevo disegnato dalla sua
“nascita” ad oggi; andavo al lavoro facendomi interrogare dai
miei colleghi su ciò che dovevo o non dovevo dire, impostando la
voce, tentando di parlare in italiano corretto! In quei giorni,
i miei colleghi a causa della mia “cadenza romana” hanno avuto
tanta pazienza ad ascoltarmi e tentare di rifinire il mio stile
poco elegante!!! Nel pomeriggio, arrivata nello studio
televisivo, ero sottoposta ad una mezz’ora di trucco (come se mi
servisse! ahahah!!) e poi - tutto in diretta – partiva la
trasmissione in cui ero “protagonista” insieme al conduttore…
con riflettori puntati addosso, microfoni ovunque, e grandi
telecamere messe apposta lì ad intimorirmi…! Vi lascio
immaginare come fossero le emozioni e le sensazioni che
provavo!! Il conduttore, Maurizio Di Schino, mi ha aiutata a far
parlare il mio personaggio, non solo con il fumetto che ogni
giorno disegnavo, ma anche chiedendo al mio Gino di raccontarsi
perché il pubblico televisivo potesse conoscerlo meglio. Sì,
perché Gino è ormai da diversi anni il compagno di ragazzi e
giovani in ricerca vocazionale, attraverso i sussidi delle
Apostoline (campi-scuola, segnalibri, gadget, t-shirt).

L’ultimo giorno della mia presenza in trasmissione, ho
sintetizzato con un disegno (quello che vedete) gli interventi
della settimana: li ho racchiusi idealmente all’interno del
mondo che è il luogo dove Gino “vive semplicement(r)e”,
e dove ha sempre modo di imparare il bene da chi, in ogni angolo
della terra, lo compie per amore dei fratelli!!
contatto:
Marzia Romagna
Essere,
non apparire (di Ernesto
Scionti, avvocato)
Il conformismo non ci rende
liberi, ma schiavi e non fa che schiavizzare le nostre speranze…
Spesso il desiderio dell’apparire ci confonde e ci allontana
dall’essere, tanto che poi arriviamo ad uno stato di isolamento,
solitudine, incomunicabilità, se non addirittura alla malattia e
alla depressione…
Per interagire con gli altri abbiamo la parola, con la quale si
comunica, ma si può anche mentire fino a confondere le idee. Si
possono dire tante cose… e si può dire niente. Anche dietro la
parola ci si nasconde! Essa è il nostro scudo quando temiamo che
chi ci osserva possa decifrare la nostra fragilità e, quindi, le
nostre paure e le nostre speranze…
Cosa si deve comunicare? Si deve mentire o essere se stessi?...
il bugiardo è l’uomo più pericoloso della terra… Se
comprendessimo che la verità è il solo volto della perfezione,
il solo volto possibile, tutto sarebbe diverso, tutto andrebbe
diversamente!...
La lettura di un libro valido può arricchire la nostra
formazione umana, culturale e spirituale. A volte offre un
termine di paragone con il presente, alle nostre esperienze e
stati d’animo; e può regalare approfondimenti che aiutano a
ricomporre il puzzle dell’esistenza.
…Al di là della parvenza delle diversità e delle barriere che
non esistono, siamo tutti infinitamente uguali!
ad
Haiti
(di
Alfredo Farina, photographer )
Sono stato ad Haiti per un
reportage sulla situazione attuale del Paese, che definirei
drammatica, purtroppo! Oltre al terremoto ci si è messo pure il
colera che sta facendo una strage… ho conosciuto lì sr.
Marcella, (suora francescana di Busto Arsizio), una donna
meravigliosa che grazie al suo lavoro sta salvando la vita di
molti poveri innocenti.
Alla mia partenza non pensavo di trovare un paese così tanto in
ginocchio, anche perché confidavo nell’infinità di aiuti
arrivati dopo il terremoto, ma purtroppo non ne ho visto la più
pallida ombra; ahimè, alle spalle di questi poveracci si è fatto
un movimento mediatico pazzesco. E delle 10.000 ONG arrivate in
aiuto resta ben poco.
Il risultato: bimbi senza scuole, epidemia di colera, migliaia e
migliaia di persone ancora sotto le tende e in mezzo alle
macerie e tanta rabbia negli occhi degli haitiani…
Per visitare il sito
e guardare le foto:
Afredo
Farina, photographer
Dare
e ricevere "forma"
(Antonella e Tito Rossini)
La
nostra storia, nel suo progetto iniziale, forse i lettori più
assidui di SE VUOI la potranno conoscere andando a sfogliare le
pagine del n. 2/1998, dove, ai primi passi del nostro cammino di
coppia, comunicammo le nostre attese, progetti e speranze
insieme a tutto ciò che allora, come oggi, riempie e dà
significato alla nostra vita.
Uno dei regali più belli che ricevemmo il giorno delle nostre
nozze fu l’omelia che don Giosy Cento fece durante la
celebrazione, associando la Bellezza come dono di Dio al
sacramento del matrimonio. Lui, che ci conosceva da tempo e ci
sapeva entrambi impegnati nel mondo dell’Arte, uno come pittore
e l’altra come scultrice, aveva intuito che il nostro progetto
di vita avrebbe potuto tradurre nella quotidianità quella
prerogativa di Dio che è, appunto, la Bellezza.
Per questo, da allora, il nostro impegno si è andato sempre più
radicando nella convinzione che è la nostra stessa vita a
doversi trasformare in OPERA D’ARTE, che Dio stesso realizza
in noi con la sua Grazia, chiedendoci di collaborare con Lui.
In quanto a creatività non manca,
a cominciare da ciò che insieme abbiamo potuto offrire alla
Vita: tre meravigliose bimbe che, con i loro nomi, Myriam,
Angelica Marie Lourdes ed Emmanuelle Marie, ci ricordano il
nostro intimo affidamento a Maria nella sua casa a Nazareth
durante il nostro viaggio di nozze.
E così, anno dopo anno, oltre a far crescere la nostra famiglia,
sono cresciuti anche i nostri impegni dentro e fuori casa.
L’essere genitori ci ha coinvolti in un’avventura che, anche se
con le sue inevitabili fatiche, ci fa sperimentare giorno per
giorno la straordinaria ricchezza creativa del dare e ricevere
“forma”, soprattutto attraverso i piccoli gesti d’amore
quotidiano.
Ci si accorge così, piano piano, che a crescere non è solo la
dimensione fisica delle nostre bimbe, ma innanzitutto l’affetto
tra noi, la reciproca capacità di donarsi all’altro, di
rinunciare ai propri bisogni per un bene comune, di condividere
sempre le gioie e i dolori che ci accompagnano, di rispettarci
nei bisogni come nel sostenerci nelle molteplici necessità:
insomma una progressiva ma inesauribile costruzione di quell’
“opera d’arte”, di cui conosciamo il giorno d’inizio e che
speriamo di vedere conclusa in Paradiso.
Per un lungo periodo, Antonella non ha potuto dedicarsi alla
scultura fino a quando, una mattina, con la gioia di tutti, le
sue mani sono tornate a modellare l’argilla ridando vita ad un
bisogno insopprimibile, ora più che mai necessario, di colmare
di vita vissuta e di Dio un’“assenza” dal lavoro artistico
comprensibile e indispensabile.
Negli ultimi anni, alcune importanti commissioni in ambito
ecclesiale - come la progettazione e realizzazione di vetrate
artistiche, acquasantiere-sculture, pre-sepi in terracotta e
opere pittoriche e plastiche per l’arredo liturgico - hanno
dilatato l’impegno e l’interesse anche verso altre forme
espressive.
Anche la vita familiare, con i suoi appuntamenti ed impegni
scolastici delle bimbe, ci ha fornito quegli stimoli per
inventarci nuove possibilità, anche in ambito artigianale e
didattico. Da ciò, infatti, è nata l’idea di creare un
laboratorio attraverso il quale promuovere ed offrire le nostre
potenzialità creative, per arricchire i momenti della vita di
chiunque lo desideri. Il nome del laboratorio atelier des
A.R.T.S. ARTEMYA (A.R.T.S. sono le iniziali dei nostri
nomi e cognomi)... con la speranza che indichi, in un futuro
non troppo lontano ma seguendo ciò che Dio vorrà, non solo lo
sforzo creativo di noi due soli ma l’espressione artistica di
tutta una famiglia.
È stato in occasione del Natale di qualche anno fa che Myriam,
studiando a scuola le abitazioni al tempo di Gesù, ci ha
proposto di realizzarle in miniatura. Armata di cartoni, nastro
adesivo,
carta di giornali e colla, Antonella ha così dato vita al primo
villaggio in stile arabo-palestinese con il quale abbiamo
realizzato poi il nostro presepe a casa. È iniziata poi una
produzione in cartapesta anche di oggetti per l’arredo e la
decorazione di interni. Ma i presepi, con le loro suggestive
atmosfere orientali, ci hanno particolarmente coinvolti,
diventando sempre più
articolati nell’elaborazione di quartieri e villaggi. E sono
giunte le prime soddisfazioni. Per il Natale scorso, tra le
altre manifestazioni, siamo stati invitati a presentare una
nostra realizzazione alla XXVII ed. della Mostra
Internazionale dei Presepi all’Arena di Verona.
Ma ciò che conta di più per noi è
che, attraverso questo lavoro, facciamo l’esperienza di pace e
serenità: proprio quei doni che Gesù ci ha dato con la sua
venuta in mezzo a noi. Avere il privilegio di “ricreare”
l’ambiente in cui il Figlio di Dio è nato non è solo
un’occasione in più per meditare quanto grande sia l’amore di
Dio per noi, ma è anche esercitarci costantemente ad avere gli
occhi e il cuore limpidi per saper scorgere, con lo sguardo
pieno di stupore come quello incantato dei bambini, le
meraviglie di Dio. È sempre una grande emozione, alla fine,
vedere realizzato un ambiente in cui immedesimarsi per vivere
l’evento sempre nuovo della nascita di Gesù.
Siamo convinti che, con il presepe, si perpetua nel tempo
quell’esperienza di famiglia che rinnova l’ “attesa” della
venuta di una vita nuova in Gesù. Una dimensione questa propria
del cristiano e della famiglia in particolare. E a noi basta
“esserci”, anche con le nostre debolezze e fragilità, che
deponiamo ai piedi di Gesù perché possa trasformarle in gesti ed
azioni che parlino di Lui. Ogni volta che rimaniamo a
contemplare un presepe, ci immaginiamo, mano nella mano, insieme
alle nostre bimbe, di essere proprio lì, con gli altri pastori,
a portare la nostra vita a Gesù, ad affidare a Lui, a Maria, sua
e nostra Mamma dolcissima e a san Giuseppe, suo sposo fedele,
tutto il nostro amore di sposi cristiani e i frutti che da esso
sono nati.
Le tappe di un cammino
Tito, terminato il corso di Pittura all’Accademia di
Belle Arti di Roma, ha sempre cercato di dipingere, attraverso
le forme del quotidiano, quella verità delle cose che ci rivela
la dimensione più intima e sacra dell’esistenza, anche solo
mediante l’essenzialità di uno spazio vuoto o con appena la
presenza di alcuni oggetti in penombra. Ha partecipato a
rassegne pubbliche e private, ha realizzato, insieme ad altri 32
artisti italiani e stranieri, una delle medaglie commemorative
del Giubileo del 2000; e ha potuto vivere la grande gioia di un
incontro particolare con Benedetto XVI in Vaticano, per avergli
donato una sua opera in occasione del nuovo arredo della cucina
nella casa del Papa.
Antonella ha concluso il corso di studi all’Accademia di
Belle Arti di Napoli con il Maestro Augusto Perez nel corso di
Scultura, ha partecipato a diverse esposizioni in gallerie
d’arte private e Premi Nazionali, esplorando un linguaggio in
cui le forme andavano, dopo una loro particolare e complessa
articolazione, sempre più semplificandosi. Fino a raggiungere,
negli ultimi anni, una progressiva essenzialità di linee e di
accordi tra pieni e vuoti.
Tito e Antonella
Formia/LT; 388.9281378
http://www.titorossini.it
as.artemya@libero.it
questo articolo si trova nella rivista
SE VUOI
n. 2/2011
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