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●●La mia avventura a TV2000  (Marzia Romagna)

●●Essere, non apparire  (Ernesto Scionti)

●●ad Haiti  (Alfredo Farina)

●●Dare e ricevere "forma"  (Antonella e Tito Rossini)

 

 

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La mia avventura a TV2000  (di Marzia Romagna, illustratrice)

 

Ripensare a come ho avuto modo di partecipare al programma “Mentre” su TV2000, dal 6 al 10 dicembre 2010, mi fa nascere un sorriso! È stato tutto così veloce… ricevere l’invito attraverso le Suore Apostoline e accettarlo poche ore dopo con un colloquio al telefono: ho accolto la proposta di mettermi in gioco attraverso un programma televisivo, ho accolto un invito senza sapere bene cosa andavo a fare, ho accolto tutte le conseguenze di ciò che si prova davanti alle telecamere… timore, vergogna, imbarazzo…
Fisso subito un appuntamento il giorno dopo per andare a presentarmi alla redazione, al conduttore… volevo capire bene, conoscere ogni par-ticolare di ciò che andavo a fare… e mi chiedevo: sarà una cosa semplice?!
In redazione ho conosciuto persone che mi hanno ospitato con semplicità e mi hanno introdotta a capire di cosa trattava la trasmissione: una vera e propria Piazza Mediatica in cui si andavano ad incontrare, attraverso delle webcam, persone da diverse parti del mondo, con le loro problematiche, con le loro situazioni di “missione” che avevano scelto; laici, religiosi, volontari e formatori con la gioia di raccontarsi, condividere, sostenersi a distanza*... E io, in tutto questo cosa c’entro??
Io… e il “giovane italiano non omologato” (acronimo: GINO), personaggio venuto fuori dalla mia matita 5 anni fa, siamo stati chiamati ad una missione, forse più grande di noi: uscire allo “scoperto” per cercare di unire le varie storie presentate in trasmissione durante un’intera settimana... sintetizzare e commentare attraverso la vignetta e il fumetto qualche aspetto di ciò che veniva condiviso dai testimoni che si sono alternati. E questo era il momento di “Gino”! Scherzando, mi viene da “storpiare” una frase di san Paolo: “non sono più io che scrivo e disegno, ma Gino che scrive e disegna in me!”.
Tante emozioni si susseguivano, tanta agitazione e tanta voglia di prepararmi bene, anche tanta paura di qualche “brutta figura”… Così ogni mattina mi andavo a guardare e riguardare tutte le vignette di Gino che avevo disegnato dalla sua “nascita” ad oggi; andavo al lavoro facendomi interrogare dai miei colleghi su ciò che dovevo o non dovevo dire, impostando la voce, tentando di parlare in italiano corretto! In quei giorni, i miei colleghi a causa della mia “cadenza romana” hanno avuto tanta pazienza ad ascoltarmi e tentare di rifinire il mio stile poco elegante!!! Nel pomeriggio, arrivata nello studio televisivo, ero sottoposta ad una mezz’ora di trucco (come se mi servisse! ahahah!!) e poi - tutto in diretta – partiva la trasmissione in cui ero “protagonista” insieme al conduttore… con riflettori puntati addosso, microfoni ovunque, e grandi telecamere messe apposta lì ad intimorirmi…! Vi lascio immaginare come fossero le emozioni e le sensazioni che provavo!! Il conduttore, Maurizio Di Schino, mi ha aiutata a far parlare il mio personaggio, non solo con il fumetto che ogni giorno disegnavo, ma anche chiedendo al mio Gino di raccontarsi perché il pubblico televisivo potesse conoscerlo meglio. Sì, perché Gino è ormai da diversi anni il compagno di ragazzi e giovani in ricerca vocazionale, attraverso i sussidi delle Apostoline (campi-scuola, segnalibri, gadget, t-shirt).

L’ultimo giorno della mia presenza in trasmissione, ho sintetizzato con un disegno (quello che vedete) gli interventi della settimana: li ho racchiusi idealmente all’interno del mondo che è il luogo dove Gino “vive semplicement(r)e”, e dove ha sempre modo di imparare il bene da chi, in ogni angolo della terra, lo compie per amore dei fratelli!!

contatto: Marzia Romagna
 

 

 

 

 

 

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Essere, non apparire  (di Ernesto Scionti, avvocato)

Il conformismo non ci rende liberi, ma schiavi e non fa che schiavizzare le nostre speranze… Spesso il desiderio dell’apparire ci confonde e ci allontana dall’essere, tanto che poi arriviamo ad uno stato di isolamento, solitudine, incomunicabilità, se non addirittura alla malattia e alla depressione…
Per interagire con gli altri abbiamo la parola, con la quale si comunica, ma si può anche mentire fino a confondere le idee. Si possono dire tante cose… e si può dire niente. Anche dietro la parola ci si nasconde! Essa è il nostro scudo quando temiamo che chi ci osserva possa decifrare la nostra fragilità e, quindi, le nostre paure e le nostre speranze…
Cosa si deve comunicare? Si deve mentire o essere se stessi?... il bugiardo è l’uomo più pericoloso della terra… Se comprendessimo che la verità è il solo volto della perfezione, il solo volto possibile, tutto sarebbe diverso, tutto andrebbe diversamente!...
La lettura di un libro valido può arricchire la nostra formazione umana, culturale e spirituale. A volte offre un termine di paragone con il presente, alle nostre esperienze e stati d’animo; e può regalare approfondimenti che aiutano a ricomporre il puzzle dell’esistenza.
…Al di là della parvenza delle diversità e delle barriere che non esistono, siamo tutti infinitamente uguali!
 

 

 

 

 

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ad Haiti  (di Alfredo Farina, photographer )
Sono stato ad Haiti per un reportage sulla situazione attuale del Paese, che definirei drammatica, purtroppo! Oltre al terremoto ci si è messo pure il colera che sta facendo una strage… ho conosciuto lì sr. Marcella, (suora francescana di Busto Arsizio), una donna meravigliosa che grazie al suo lavoro sta salvando la vita di molti poveri innocenti.
Alla mia partenza non pensavo di trovare un paese così tanto in ginocchio, anche perché confidavo nell’infinità di aiuti arrivati dopo il terremoto, ma purtroppo non ne ho visto la più pallida ombra; ahimè, alle spalle di questi poveracci si è fatto un movimento mediatico pazzesco. E delle 10.000 ONG arrivate in aiuto resta ben poco.
Il risultato: bimbi senza scuole, epidemia di colera, migliaia e migliaia di persone ancora sotto le tende e in mezzo alle macerie e tanta rabbia negli occhi degli haitiani…
 

Per visitare il sito e guardare le foto: Afredo Farina, photographer

 

 

 

 

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Dare e ricevere "forma"  (Antonella e Tito Rossini)

La nostra storia, nel suo progetto iniziale, forse i lettori più assidui di SE VUOI la potranno conoscere andando a sfogliare le pagine del n. 2/1998, dove, ai primi passi del nostro cammino di coppia, comunicammo le nostre attese, progetti e speranze insieme a tutto ciò che allora, come oggi, riempie e dà significato alla nostra vita.


Uno dei regali più belli che ricevemmo il giorno delle nostre nozze fu l’omelia che don Giosy Cento fece durante la celebrazione, associando la Bellezza come dono di Dio al sacramento del matrimonio. Lui, che ci conosceva da tempo e ci sapeva entrambi impegnati nel mondo dell’Arte, uno come pittore e l’altra come scultrice, aveva intuito che il nostro progetto di vita avrebbe potuto tradurre nella quotidianità quella prerogativa di Dio che è, appunto, la Bellezza.
Per questo, da allora, il nostro impegno si è andato sempre più radicando nella convinzione che è la nostra stessa vita a doversi trasformare in OPERA D’ARTE, che Dio stesso realizza in noi con la sua Grazia, chiedendoci di collaborare con Lui.
 

In quanto a creatività non manca, a cominciare da ciò che insieme abbiamo potuto offrire alla Vita: tre meravigliose bimbe che, con i loro nomi, Myriam, Angelica Marie Lourdes ed Emmanuelle Marie, ci ricordano il nostro intimo affidamento a Maria nella sua casa a Nazareth durante il nostro viaggio di nozze.
E così, anno dopo anno, oltre a far crescere la nostra famiglia, sono cresciuti anche i nostri impegni dentro e fuori casa. L’essere genitori ci ha coinvolti in un’avventura che, anche se con le sue inevitabili fatiche, ci fa sperimentare giorno per giorno la straordinaria ricchezza creativa del dare e ricevere “forma”, soprattutto attraverso i piccoli gesti d’amore quotidiano.
Ci si accorge così, piano piano, che a crescere non è solo la dimensione fisica delle nostre bimbe, ma innanzitutto l’affetto tra noi, la reciproca capacità di donarsi all’altro, di rinunciare ai propri bisogni per un bene comune, di condividere sempre le gioie e i dolori che ci accompagnano, di rispettarci nei bisogni come nel sostenerci nelle molteplici necessità: insomma una progressiva ma inesauribile costruzione di quell’ “opera d’arte”, di cui conosciamo il giorno d’inizio e che speriamo di vedere conclusa in Paradiso.
Per un lungo periodo, Antonella non ha potuto dedicarsi alla scultura fino a quando, una mattina, con la gioia di tutti, le sue mani sono tornate a modellare l’argilla ridando vita ad un bisogno insopprimibile, ora più che mai necessario, di colmare di vita vissuta e di Dio un’“assenza” dal lavoro artistico comprensibile e indispensabile.
Negli ultimi anni, alcune importanti commissioni in ambito ecclesiale - come la progettazione e realizzazione di vetrate artistiche, acquasantiere-sculture, pre-sepi in terracotta e opere pittoriche e plastiche per l’arredo liturgico - hanno dilatato l’impegno e l’interesse anche verso altre forme espressive.
Anche la vita familiare, con i suoi appuntamenti ed impegni scolastici delle bimbe, ci ha fornito quegli stimoli per inventarci nuove possibilità, anche in ambito artigianale e didattico. Da ciò, infatti, è nata l’idea di creare un laboratorio attraverso il quale promuovere ed offrire le nostre potenzialità creative, per arricchire i momenti della vita di chiunque lo desideri. Il nome del laboratorio atelier des A.R.T.S. ARTEMYA (A.R.T.S. sono le iniziali dei nostri nomi e cognomi)... con la speranza che indichi, in un futuro non troppo lontano ma seguendo ciò che Dio vorrà, non solo lo sforzo creativo di noi due soli ma l’espressione artistica di tutta una famiglia.
È stato in occasione del Natale di qualche anno fa che Myriam, studiando a scuola le abitazioni al tempo di Gesù, ci ha proposto di realizzarle in miniatura. Armata di cartoni, nastro adesivo,
carta di giornali e colla, Antonella ha così dato vita al primo villaggio in stile arabo-palestinese con il quale abbiamo realizzato poi il nostro presepe a casa. È iniziata poi una produzione in cartapesta anche di oggetti per l’arredo e la decorazione di interni. Ma i presepi, con le loro suggestive atmosfere orientali, ci hanno particolarmente coinvolti, diventando sempre più
articolati nell’elaborazione di quartieri e villaggi. E sono giunte le prime soddisfazioni. Per il Natale scorso, tra le altre manifestazioni, siamo stati invitati a presentare una nostra realizzazione alla XXVII ed. della Mostra Internazionale dei Presepi all’Arena di Verona.
 

Ma ciò che conta di più per noi è che, attraverso questo lavoro, facciamo l’esperienza di pace e serenità: proprio quei doni che Gesù ci ha dato con la sua venuta in mezzo a noi. Avere il privilegio di “ricreare” l’ambiente in cui il Figlio di Dio è nato non è solo un’occasione in più per meditare quanto grande sia l’amore di Dio per noi, ma è anche esercitarci costantemente ad avere gli occhi e il cuore limpidi per saper scorgere, con lo sguardo pieno di stupore come quello incantato dei bambini, le meraviglie di Dio. È sempre una grande emozione, alla fine, vedere realizzato un ambiente in cui immedesimarsi per vivere l’evento sempre nuovo della nascita di Gesù.
Siamo convinti che, con il presepe, si perpetua nel tempo quell’esperienza di famiglia che rinnova l’ “attesa” della venuta di una vita nuova in Gesù. Una dimensione questa propria del cristiano e della famiglia in particolare. E a noi basta “esserci”, anche con le nostre debolezze e fragilità, che deponiamo ai piedi di Gesù perché possa trasformarle in gesti ed azioni che parlino di Lui. Ogni volta che rimaniamo a contemplare un presepe, ci immaginiamo, mano nella mano, insieme alle nostre bimbe, di essere proprio lì, con gli altri pastori, a portare la nostra vita a Gesù, ad affidare a Lui, a Maria, sua e nostra Mamma dolcissima e a san Giuseppe, suo sposo fedele, tutto il nostro amore di sposi cristiani e i frutti che da esso sono nati.

 

Le tappe di un cammino
Tito, terminato il corso di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma, ha sempre cercato di dipingere, attraverso le forme del quotidiano, quella verità delle cose che ci rivela la dimensione più intima e sacra dell’esistenza, anche solo mediante l’essenzialità di uno spazio vuoto o con appena la presenza di alcuni oggetti in penombra. Ha partecipato a rassegne pubbliche e private, ha realizzato, insieme ad altri 32 artisti italiani e stranieri, una delle medaglie commemorative del Giubileo del 2000; e ha potuto vivere la grande gioia di un incontro particolare con Benedetto XVI in Vaticano, per avergli donato una sua opera in occasione del nuovo arredo della cucina nella casa del Papa.
Antonella ha concluso il corso di studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli con il Maestro Augusto Perez nel corso di Scultura, ha partecipato a diverse esposizioni in gallerie d’arte private e Premi Nazionali, esplorando un linguaggio in cui le forme andavano, dopo una loro particolare e complessa articolazione, sempre più semplificandosi. Fino a raggiungere, negli ultimi anni, una progressiva essenzialità di linee e di accordi tra pieni e vuoti.

Tito e Antonella
Formia/LT; 388.9281378
http://www.titorossini.it

 as.artemya@libero.it

 

questo articolo si trova nella rivista SE VUOI n. 2/2011

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