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Il prete chi è?

di Luciano Monari, vescovo di Piacenza/Bobbio

 

Per noi c’è un unico sacerdote: Gesù Cristo. Ed è sacerdote per due motivi: anzitutto, perché attraverso di lui Dio ha donato agli uomini ogni cosa, in particolare la sua amicizia e il perdono dei peccati; in secondo luogo perché lui, uomo, è entrato nella vita di Dio e ha aperto anche per noi la medesima strada. Detto con le parole della Lettera agli Ebrei: “dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della Maestà nell’alto dei cieli” (Eb 1,3).

Ma allora perché esistono tanti sacerdoti? E perché vengono ‘ordinati’ con un rito speciale? Gesù è personaggio storico, la sua vita è un evento legato a una terra particolare (la Palestina), a un tempo preciso (l’impero di Augusto e di Tiberio). Come quell’evento di salvezza può raggiungere e salvare un uomo oggi, qui? Come la parola di Gesù può risuonare nel nostro mondo? Come i suoi gesti di salvezza possono sanare la nostra malattia?

Il prete nasce per questo. Le parole di Gesù sono ancora parole vive, ma bisogna che qualcuno le pronunci perché possano consolare e illuminare l’uomo di oggi. Le azioni di Gesù sono ancora efficaci, ma bisogna che qualcuno le compia perché possano ancora guarire.

Per questo Gesù ha chiamato dei discepoli e li ha mandati a fare quello che lui stesso ha fatto: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate, dunque, e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole… insegnando loro… Ecco, io sono con voi”. Insegnano, dunque, i dodici ma la parola che trasmettono non appartiene a loro, viene da Gesù; battezzano, ma la forza del battesimo non è loro, viene da Gesù. Insomma, attraverso di loro Gesù continua a parlare e a operare. Da una generazione all’altra, con l’imposizione delle mani (l’ordinazione), viene trasmessa questa missione: trasmettere l’esperienza di Gesù perché ogni uomo ne venga raggiunto e possa gioirne.

 

Con la forza dello Spirito

 

Si potrebbe pensare (e temere) che, col passare del tempo e delle generazioni, la forza della prima esperienza di Gesù finisca per affievolirsi; come l’eco di un suono, come la forza di un’onda. E invece, paradossalmente, avviene il contrario. Il motivo è che il Signore risorto non sta solo all’origine della missione degli apostoli; sta anche dentro a questa missione con la forza del suo Spirito. E quando l’opera dello Spirito Santo è accolta con disponibilità, la forza dell’azione di Gesù si dispiega e diventa sempre più profonda. Il passaggio dei santi, ad esempio, rinnova e arricchisce l’effetto-Gesù: comprendiamo meglio la parola di Gesù dopo sant’Agostino, san Francesco, santa Teresa. La vita della Chiesa è energia spirituale crescente, nella misura, s’intende, in cui i cristiani sono coerenti con la loro fede.

In questo modo prende forma e cresce nel tempo la Chiesa, popolo di Dio, famiglia dei discepoli di Gesù, caratterizzata dalla comunione dell’amore: “Siano una cosa sola come Tu, Padre sei in me e io in te”. È infatti l’amicizia dello stesso Gesù che tutti vivono; è il medesimo Vangelo che ascoltano e al quale obbediscono. Il prete serve per questo: compie l’opera più grande che si possa immaginare perché fa ‘toccare’ Cristo e in questo modo dona l’amore di Dio. Ma sa bene che questa opera non è sua, è di Gesù. A lui viene chiesto di essere solo un amministratore della grazia di Dio, fedele e appassionato; innamorato di Gesù tanto da consacrare a lui tutta la sua vita; innamorato delle persone, tanto da mettere al loro servizio tempo ed energie. In ogni modo, umile, perché sa di essere solo un povero vaso d’argilla.


 dalla rivista "Se vuoi" n. 3/2007

   

 

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