|
Riportiamo uno stralcio del
nono articolo di don Luigi Vari sull'esperienza di fede
di
SAN PAOLO...
di Luigi Vari, biblista
Quando
uno dice: “Io sono di Paolo”, e un altro: “Io sono di Apollo”,
non vi dimostrate semplicemente uomini? Ma che cosa è mai
Apollo? Che cosa è Paolo? Servitori, attraverso i quali siete
venuti alla fede, e ciascuno come il Signore gli ha concesso. Io
ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere.
Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio,
che fa crescere. Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa:
ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo il proprio
lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di
Dio, edificio di Dio.
Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio
architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce
sopra. (1 Corinzi 3,4-10 )
Queste parole che Paolo scrive ai Corinzi, hanno la
caratteristica di mostrarsi sempre attuali; non c’è bisogno di
fare chissà quali incursioni nel passato per comprenderne il
senso. Si tratta di un richiamo all’unità che Paolo fa ai
cristiani di Corinto che amavano dividersi in tanti partiti
quanti erano i predicatori del Vangelo che avevano conosciuto.
...Confondere le
sorgenti e non saper distinguere fra quella che trasmette vita e
quella che non lo fa appare un affare abbastanza serio.
Questa confusione è una caratteristica di oggi, forse il tratto
che meglio descrive tanta fatica che si fa nel compito
educativo.
Confondere le sorgenti è un servizio molto cattivo che si
rende alle persone, soprattutto ai più giovani. Ciò che
rende drammatico questo di-scorso è che l’unico criterio che
Paolo dà è quello della vita stessa. La comunità se smette di
avere come unica sorgente Cristo, muore in mille
contrapposizioni; anche le persone, però, se confondono fra
sorgenti, rischiano di morire. Il danno è grande e altrettanto
grande deve essere l’attenzione. Paolo ci tiene tanto a questo
discorso che si mette a fare degli esempi, prende ad esempio il
campo per far capire che tutti quelli che lo lavorano
collaborano al raccolto, ma nessuno di loro è la ragione del
miracolo del raccolto.
Un articolo dell’estate del 2009 sul Corriere della Sera
commentava l’ennesimo caso di violenza urbana operata da un
gruppo di adolescenti e osservava che non era molto serio
meravigliarsi da parte di adulti, che sistematicamente hanno
avvelenato le sorgenti alle quali i più giovani devono
abbeverarsi: la scuola, la parrocchia, l’oratorio e tutto il
resto. Paolo, però, non si vuole abbandonare a queste analisi,
non vuole sottolineare le insufficienze della società, ma quelle
della comunità. I cristiani sono quelli che sanno bene chi è
l’autore della vita e chi è colui che pronuncia parole che hanno
il potere di rendere eterna la vita. Se essi si esauriscono in
mille discussioni per affermarsi o per far passare il loro punto
di vista rischiano di confondere la sapienza del Vangelo con
qualunque altra sapienza o filosofia o punto di vista.
Chi condivide la sapienza del Vangelo si deve preoccupare di
lasciarla trasparire riflettendo sulle sue scelte e
comportamenti e dimostrare, obbedendo a quella sapienza, che a
lui è chiaro che è Dio che fa crescere, è Dio che
rende efficace il lavoro nel campo, è Dio che rende solido il
disegno dell’architetto. Il Vangelo, poiché riguarda la vita, è
una cosa troppo seria per volerla ostacolare per il gusto di
ribadire un princìpio o di affermare che uno è meglio di un
altro. Tanto serio è il Vangelo che trova sempre, proprio perché
capace di restituire dignità alle persone, già tanti detrattori,
da non meritare che anche quelli che credono si mettano a fare
pasticci contribuendo con la testimonianza scarsa ad avvelenare
i pozzi.
leggi tutto l'articolo su SE VUOI n. 3/2010
Non
conosci SE VUOI? Chiedi una copia-saggio |