«Nella
mia parrocchia c’è un diacono… Ma chi è il diacono? Che senso ha
una vocazione così?»
(Valeria)
Carissimi giovani…
La Chiesa prosegue l’azione di Gesù Cristo, attraverso la
propria missione e il proprio servizio...Là dove ogni uomo e
ogni donna battezzati sono divenuti potenziali seguaci del suo
amore e servitori dei fratelli in Gesù Cristo.
Dunque, il suggello più vero della vocazione cristiana è il
servizio. Un servizio della fede, nella speranza, con
carità. Si tratta, quindi, di un servizio che è completamente
disgiunto da qualsiasi contesa per il posto da occupare o per il
potere; è piuttosto un servizio che aiuta senza secondi fini,
come un “buon samaritano”, senza domandare mai «chi sia
il mio prossimo».
Nella
Chiesa del Signore i primi posti e la vera grandezza sono
riservati al servitore, a chi è disposto a dare la sua vita per
l’ “altro” senza cercare ricompense.
Se il servizio è l’identità qualificante di tutti i cristiani,
allora i diaconi sono, in forma molto privilegiata, segni del
Signore Gesù «che non è venuto per essere servito, ma per
servire e dare la sua vita in riscatto per molti». Il loro
servizio sarà la testimonianza evangelica di fronte ad una
storia in cui si fa sempre più presente l’iniquità e si è
raffreddata la carità. Il diacono, con il suo carisma di
servizio della carità, ascolta il grido che sempre giunge alla
Chiesa dalle esigenze del povero, di colui che soffre,
dell’umile. Perché i poveri li avremo “sempre”.
Servitori di
Cristo e della comunità
I
diaconi sono così servitori di Cristo e della comunità,
missionari della Parola, portatori e strumenti di grazia, di
giustizia e pace, al fine di costruire la nuova società basata
sull’amore. ...
E allora, per
tornare a noi, che senso ha la scelta del diaconato oggi?
Ha prima di tutto il senso di mostrare all’intera famiglia umana
la bellezza della sposa di Cristo che è la Chiesa. E’ bella
perché è fatta di pietre vive che siamo tutti noi, è bella
perché è ministeriale, cioè in vario modo e con diversi ruoli,
ma non di importanza, perché uno solo è il nostro Maestro: la
Chiesa ci educa a comprendere che non c’è un più o un meno, ma
c’è la diversità dei carismi e dei ministeri. Il diacono non è
più del laico o meno del presbitero, come a volte, in modo
troppo riduttivo, siamo portati a credere. Il diacono ha il
compito di mostrare a tutti il volto della Chiesa sposa e serva.
Sappiamo bene che la via di cui san Paolo parla è quella
dell’Agape, dell’amore senza riserve, del dono totale di sé, del
servizio fatto e trasformato in amore. Ecco che senso ha oggi il
volto del diaconato nelle nostre chiese: essere l’Amore che
dona, che si consegna. Nessun servizio, seppure grande, ha
valore se non è fatto con amore. Tutti nella Chiesa abbiamo
questo compito, ma i diaconi ce lo ricordano per una vocazione
specifica affidata loro dallo Spirito Santo che suscita i
carismi per il bene e il giusto operare della Chiesa stessa.
Un
giovane oggi, nel nostro terzo millennio, ha uno splendore di
bellezza da scoprire, ha un tesoro nascosto e prezioso da
portare alla luce se decide di scrutare la missione del
diaconato, e se comprende che il Signore lo chiama a tale
servizio.
I ruoli dei diaconi sono molteplici, perché tali sono le
necessità della Chiesa stessa, ma non dobbiamo dimenticare che,
prima di ogni cosa, il diacono è servo della Parola e
dell’Eucaristia. Solo da lì attinge e solo da lì prende
forza per svolgere il servizio più ampio ai poveri, agli
ammalati, ai sofferenti. Il ministero diaconale deve essere
centrato sull’Eucaristia. L’unità della comunità si realizza
concretamente nell’unità della confessione di fede e in quella
della celebrazione eucaristica, cui fanno riferimento tutti gli
altri sacramenti, come nell’unità attraverso il servizio
nell’amore reciproco e comunitario...
I
diaconi, come ministri di Cristo, sono destinati al «servizio
della comunione. Il servizio del diacono può dare un prezioso
contributo nel contesto di una pastorale improntata alla
concretezza dei rapporti interpersonali immediati, in modo tale
da consentire la “condivisione” di ogni gioia e di ogni dolore.
Da tutto ciò emerge che il diacono, come sua caratteristica di
servizio, è chiamato ad animare capillarmente le comunità
ecclesiali, consentendo così rapporti immediati, comunione di
vita, testimonianza di carità. Quindi, come il popolo di
Dio, i diaconi vivono e realizzano la loro missione secondo il
contesto storico concreto in cui si svolge il loro ministero».
Il diaconato deve porsi oggi come “lievito” nella pasta della
tradizionale parrocchia per lievitarla dal di dentro.
Questo ministero
dovrebbe nascere dalla base, nei quartieri, nei rioni, nei
condomini, nelle zone di periferia, favorendo la
dimensione cellulare della Chiesa, dimensione che è tale da
consentire un rapporto immediato e fraterno tra persone e
famiglie, giovani e adulti: un rapporto fondato sulla Parola di
Dio che convoca e unisce nella comunione.
«Senza di questi (vescovo, presbiteri, diaconi) non si dà chiesa».(sant'Ignazio
di Antiochia)
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n. 3/2011
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