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il matrimonioDOSSIERchi è il DIACONO?

di ENZO PETROLINO,

presidente della Comunità del diaconato

«Nella mia parrocchia c’è un diacono… Ma chi è il diacono? Che senso ha una vocazione così?» (Valeria)

Carissimi giovani…
La Chiesa prosegue l’azione di Gesù Cristo, attraverso la propria missione e il proprio servizio...Là dove ogni uomo e ogni donna battezzati sono divenuti potenziali seguaci del suo amore e servitori dei fratelli in Gesù Cristo.
Dunque, il suggello più vero della vocazione cristiana è il servizio. Un servizio della fede, nella speranza, con carità. Si tratta, quindi, di un servizio che è completamente disgiunto da qualsiasi contesa per il posto da occupare o per il potere; è piuttosto un servizio che aiuta senza secondi fini, come un “buon samaritano”, senza domandare mai «chi sia il mio prossimo». Nella Chiesa del Signore i primi posti e la vera grandezza sono riservati al servitore, a chi è disposto a dare la sua vita per l’ “altro” senza cercare ricompense.
Se il servizio è l’identità qualificante di tutti i cristiani, allora i diaconi sono, in forma molto privilegiata, segni del Signore Gesù «che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti». Il loro servizio sarà la testimonianza evangelica di fronte ad una storia in cui si fa sempre più presente l’iniquità e si è raffreddata la carità. Il diacono, con il suo carisma di servizio della carità, ascolta il grido che sempre giunge alla Chiesa dalle esigenze del povero, di colui che soffre, dell’umile. Perché i poveri li avremo “sempre”.
 

Servitori di Cristo e della comunità

I diaconi sono così servitori di Cristo e della comunità, missionari della Parola, portatori e strumenti di grazia, di giustizia e pace, al fine di costruire la nuova società basata sull’amore. ...

E allora, per tornare a noi, che senso ha la scelta del diaconato oggi? Ha prima di tutto il senso di mostrare all’intera famiglia umana la bellezza della sposa di Cristo che è la Chiesa. E’ bella perché è fatta di pietre vive che siamo tutti noi, è bella perché è ministeriale, cioè in vario modo e con diversi ruoli, ma non di importanza, perché uno solo è il nostro Maestro: la Chiesa ci educa a comprendere che non c’è un più o un meno, ma c’è la diversità dei carismi e dei ministeri. Il diacono non è più del laico o meno del presbitero, come a volte, in modo troppo riduttivo, siamo portati a credere. Il diacono ha il compito di mostrare a tutti il volto della Chiesa sposa e serva.
Sappiamo bene che la via di cui san Paolo parla è quella dell’Agape, dell’amore senza riserve, del dono totale di sé, del servizio fatto e trasformato in amore. Ecco che senso ha oggi il volto del diaconato nelle nostre chiese: essere l’Amore che dona, che si consegna. Nessun servizio, seppure grande, ha valore se non è fatto con amore. Tutti nella Chiesa abbiamo questo compito, ma i diaconi ce lo ricordano per una vocazione specifica affidata loro dallo Spirito Santo che suscita i carismi per il bene e il giusto operare della Chiesa stessa.
Un giovane oggi, nel nostro terzo millennio, ha uno splendore di bellezza da scoprire, ha un tesoro nascosto e prezioso da portare alla luce se decide di scrutare la missione del diaconato, e se comprende che il Signore lo chiama a tale servizio.
I ruoli dei diaconi sono molteplici, perché tali sono le necessità della Chiesa stessa, ma non dobbiamo dimenticare che, prima di ogni cosa, il diacono è servo della Parola e dell’Eucaristia. Solo da lì attinge e solo da lì prende forza per svolgere il servizio più ampio ai poveri, agli ammalati, ai sofferenti. Il ministero diaconale deve essere centrato sull’Eucaristia. L’unità della comunità si realizza concretamente nell’unità della confessione di fede e in quella della celebrazione eucaristica, cui fanno riferimento tutti gli altri sacramenti, come nell’unità attraverso il servizio nell’amore reciproco e comunitario...

I diaconi, come ministri di Cristo, sono destinati al «servizio della comunione. Il servizio del diacono può dare un prezioso contributo nel contesto di una pastorale improntata alla concretezza dei rapporti interpersonali immediati, in modo tale da consentire la “condivisione” di ogni gioia e di ogni dolore. Da tutto ciò emerge che il diacono, come sua caratteristica di servizio, è chiamato ad animare capillarmente le comunità ecclesiali, consentendo così rapporti immediati, comunione di vita, testimonianza di carità. Quindi, come il popolo di Dio, i diaconi vivono e realizzano la loro missione secondo il contesto storico concreto in cui si svolge il loro ministero».
Il diaconato deve porsi oggi come “lievito” nella pasta della tradizionale parrocchia per lievitarla dal di dentro. Questo ministero dovrebbe nascere dalla base, nei quartieri, nei rioni, nei condomini, nelle zone di periferia, favorendo la dimensione cellulare della Chiesa, dimensione che è tale da consentire un rapporto immediato e fraterno tra persone e famiglie, giovani e adulti: un rapporto fondato sulla Parola di Dio che convoca e unisce nella comunione.
 «Senza di questi (vescovo, presbiteri, diaconi) non si dà chiesa».(sant'Ignazio di Antiochia)

 

questo articolo si trova per intero nella rivista SE VUOI n. 3/2011

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