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Un dono da ridonare
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Ho avuto occasione di chiedere ad
un migliaio di persone, che vivono realtà diverse, di raccontare
qualcosa della propria vocazione. È bello vedere come ognuno
accoglie e ricambia l’amore alla sua maniera! E riesce ad
esprimere questa esperienza (che andrebbe narrata a due voci!)
solo fino ad un certo punto; perché ciò che si vive in
profondità penso rimanga un segreto …anche per chi lo vive!
Quindi anche per me non sarà diverso.
La parola che meglio esprime ciò
che sento e vivo è sicuramente: GRAZIE! Con essa
riempirei tutto lo spazio disponibile per questa
“testimonianza”... Grazie a Dio: per la vita, la
vocazione, tutto! Grazie alla mia famiglia: che è stata
il terreno buono, dove ho respirato onestà, serietà, serenità.
Specialmente la mia mamma (rimasta vedova con otto figli poco
dopo la mia nascita) ha saputo essere un riferimento di bontà e
di preghiera, si fidava di Dio e perciò si fidava di noi (cosa
tanto importante che ho capito strada facendo). Non ricordo
neppure una volta che mi abbia chiesto se avevo fatto i compiti,
o con chi sarei uscita, o a che ora sarei tornata… Grazie
all’Azione Cattolica: per l’esperienza preziosa del crescere
insieme che mi ha permesso di fare. Grazie alle tante persone
e realtà che mi hanno aiutato a comprendere qualcosa
d’importante e a viverlo: dai monaci Trappisti delle Tre
Fontane a Roma, dove una mia sorella andava a confessarsi e
qualche volta mi conduceva con sé… lì ho scoperto che si può
“sprecare” la vita per Dio, come l’incenso che loro usavano
abbondantemente nelle celebrazioni… ai Paolini e Paoline,
miei “vicini di casa”, infatti il terreno della casa in cui
abitavo è confinante con il loro… da loro ho scoperto la
bellezza di unire preghiera e apostolato, perché la Parola di
Dio sia conosciuta e amata, e questo con lo stile di s. Paolo.
E Grazie a Don Alberione…
...un incontro decisivo
Avevo incontrato più volte Don
Alberione, anche nella mia famiglia; avevo ricevuto da lui la
prima Comunione, il giorno in cui una delle 2 mie sorelle, Suore
Pastorelle, aveva fatto la professione religiosa.
Ma l’incontro determinante con
lui è stato verso i 20 anni. Credevo che il mio orientamento di
vita (per il matrimonio) fosse già deciso e sicuro. Ma non era
così. In quel tempo, mentre il nostro Istituto stava nascendo,
io incominciavo a considerare la vita consacrata come possibile
per me. Non ci fu un “colpo di fulmine”, ma direi piuttosto come
delle ondate di comprensione, di fascino. Come quando un faro si
accende e fa vedere in modo nuovo anche le cose che già c’erano
(!). Andavo scoprendo in modo diverso e molto semplice le parole
di Gesù: “Uno solo è il vostro Padre… voi siete tutti
fratelli”. Ecco, mi pare che con queste parole la
chiamata del Signore s’è rivolta a me.
Vivere come sorella di
tutti. Dopo
50 anni, sento sempre vivissima dentro di me, come orientamento
profondo, questa confortante realtà donata da Dio… sempre da
vivere meglio! Allora fui invitata ad incontrare nuovamente Don
Alberione, e parlai più volte con lui.
Mi colpiva nella sua persona
il senso di Dio, la fiducia e la pace che trasmetteva; la sua
audacia e insieme la modestia; mi appariva l’uomo della sintesi;
l’uomo dei tempi nuovi, anzi dei “tempi che verranno”
(come lo ha definito il vescovo Bernini). Mi colpiva soprattutto
– nella spiritualità paolina – il senso della totalità:
«tutto l’uomo, mente, volontà e cuore al Cristo totale,Via,
Verità e Vita». Anche in seguito (nell’immaginetta per la
mia professione) mi scrisse: «Tutta, solo, sempre del
Signore: in vita, in morte, nell’eternità».
Nell’Istituto che stava per
nascere mi ha affascinato, soprattutto, l’apostolato
vocazionale, cioè spendere la vita per le vocazioni:
mi è sembrato particolarmente bello! Aiutare i giovani a trovare
il senso della vita; aiutare i chiamati a rispondere con
fedeltà; e tutto il popolo di Dio a prendere coscienza che la
vita è
vocazione, è tutta chiamata e risposta, è dono da
ridonare. Ho visto una strada aperta per me!... Pregare
e lavorare, con semplicità, per far incontrare il
Dio-che-chiama a più persone possibile! «È proprio
una creazione nuova, una vocazione nuova la vostra. Ci vuole una
coscienza e una sapienza vocazionale, che può venire solamente
dallo Spirito di Dio», ci ripeteva in vari modi Don
Alberione.
E mi affascinava che questa
“creazione nuova” sorgesse all’interno della Famiglia
Paolina. Venivo da una famiglia numerosa ed entravo in una
famiglia ancora più grande. Ed anche la prospettiva di un modo
un po’ diverso, più semplice direi, di poter essere suora, mi
confermò nella decisione.
In questi 50 anni sono sempre
stata impegnata nell’apostolato. Don Alberione ci indicava varie
iniziative vocazionali da avviare, e ci dava molta fiducia,
benché fossimo giovani e inesperte. Da un “Corso di Orientamento
per la Vita” per corrispondenza alla rivista SE VUOI; dagli
incontri con i giovani alle Mostre
vocazionali (diocesane e
parrocchiali); dalla collaborazione ininterrotta con il Centro
Nazionale Vocazioni alla preparazione di tanti sussidi (serie di
posters, calendari ecc.). Tutto per annunciare o ricordare che
la vita è vocazione, è un’avventura stupenda da non sprecare,
qualunque sia la vocazione a cui si è chiamati!
Se dovessi tornare indietro nel
tempo, rifarei sicuramente questa scelta. «Porto dentro di me il
passato non come una spina, ma come un tesoro prezioso», queste
parole di Bonhoeffer le trovo tanto vere anche per me, insieme a
quelle di Don Alberione, che vorrei comunicare a tanti
specialmente con la vita: «Tutto è di Dio, tutto ci porta al
Magnificat!».
suor
Nazarena De Luca, apostolina
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Nel mistero della Sua gratuità
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Cinquant’anni di vita
religiosa! In quest’anno, in cui più volte ho provato –
senza riuscirci – a fare come un bilancio, ho avuto
l'impressione, per quanto riguarda il fluire del tempo, che da
un lato sono passati tanti, tanti anni da quando, dopo essermi
confrontata ripetutamente con Don Alberione, ho deciso di
entrare a far parte del primo gruppo delle nascenti Suore
Apostoline; dall’altro, sento in me ancora la bambina di ieri,
con tutti i ricordi di un’infanzia felice nella mia amata
famiglia, e poi dell’adolescenza, della giovinezza… Da un
lato, anni che pesano sulle spalle e nel cuore, dall’altro, anni
rapidi come un volo di uccelli…
In mezzo a tanti ricordi, gioia e
dolore, prove e consolazioni, dubbi e certezze, esperienze belle
e fallimenti, malattie e salute ridonata, lutti come profonde
ferite non ancora rimarginate e speranze sempre nuove, si
alternano assumendo contorni a volte vivissimi, a volte tenui
con sfumature diverse, nell’abbandono in Dio, che ogni realtà
accoglie e purifica..
Su tutto emerge però quanto – con
le debite differenze – Don Alberione dice di sé: «…una
duplice storia: la storia delle Divine Misericordie per cantare
un bel “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace
agli uomini che egli ama”. Inoltre la storia umiliante della
incorrispondenza all’eccesso della divina carità e comporre un
nuovo e doloroso Miserere “per le innumerevoli omissioni,
peccati e offese”» (beato Giacomo Alberione).
Insieme a questo, che è come il
denominatore comune, che oggi percepisco con particolare forza
nella mia vita, sento
molto profondamente il senso del mistero dell’amore gratuito di
Dio, che avvolge ogni esistenza, e quindi anche la
mia. Lui mi ha creata e mi ha chiamata per appartenere
esclusivamente al Figlio suo Gesù, al di là di ogni mia povertà
e fragilità; e mi ha chiamata a servirlo nell’apostolato
vocazionale, che è la missione delle Apostoline, vissuta
attraverso vari impegni, specialmente attraverso l’incarico,
ricevuto da Don Alberione stesso, di maestra delle novizie,
durato per più di quarant’anni.
Questo genera in me un
grandissimo senso di gratitudine e di riconoscenza verso Dio,
verso la mia famiglia, verso la mia congregazione, nel desiderio
sempre rinnovato di una vita riconciliata con tutti e con tutto,
perché consapevole del perdono ricevuto e donato.
Nella prospettiva dell’eternità,
che si avvicina giorno per giorno, sento specialmente forte la
presenza materna di Maria Regina degli Apostoli, dei miei cari
genitori e familiari, unita a quella di tante persone care e
delle sorelle Apostoline che mi hanno preceduto nell’incontro
con Dio.
In occasione del mio
cinquantesimo di professione religiosa, che coincide con il
cinquantesimo di Fondazione del nostro Istituto, mi piace
ricordare un passo della Lettera di san Paolo agli Efesini, che
mi ha accompagnata in quest’anno a lui dedicato: «Benedetto
Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti
con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo» (Ef
1,3).
suor Maddalena Verani,
apostolina
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Lucivania: essere una piccola luce per il mondo
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Sono nata nel 1981, in una
piccola località, Maritá, a Paripiranga - Bahia, in Brasile.
Sono figlia di Paulo Barbosa Oliveira e Josefa da Conceição
Oliveira. Quinta di sette fratelli, Genaldo, Luciene, Luciana,
Lucimar, Gerinaldo e Eliane. La mia è una famiglia molto
religiosa e con molti valori che sono stati e continuano ad
essere fondamentali nella storia di un cristiano, di un
chiamato, di una bella vocazione come quella dell’Apostolina
(una vocazione per tutte le vocazioni).
Fin da piccola ho coltivato il
desiderio di consacrarmi a Dio, perché ho sempre sperimentato le
benedizioni e le grazie del Signore nella mia vita. Mi sono
sentita sempre vicina al Signore e l’ho sentito sempre vicino a
me, così tutte le volte che nella preghiera parlavo con lui gli
chiedevo:
come posso restituire tanto amore? Con questo
sentimento e un po’ d’inquietudine una volta ho scritto un
biglietto indirizzato al Signore, facendo con Lui un patto (dove
abitavo non c’erano modi per conoscere di più la Chiesa e la
religione se non attraverso la radio); in questo biglietto avevo
scritto: «Signore, se un giorno mi concederai l’opportunità, io
metterò la mia vita a tua disposizione, offrirò la mia vita a
te».
Passato un po’ di tempo le
opportunità cominciarono a sorgere. La prima è stata la
possibilità della catechesi in preparazione alla cresima: è
stata la mia prima catechesi. È stato un momento molto
importante nella mia vita, in cui ho percepito che con il
sacramento della cresima sarei stata un’altra persona. Così,
mentre partecipavo agli incontri di catechesi, mi ha toccato
profondamente una frase detta dalla mia catechista: «Dopo che
avrete ricevuto il sacramento della cresima, diventerete soldati
di Cristo». Queste parole mi hanno messo in discussione per
molti giorni e mi chiedevo: Come essere soldato di Cristo? E la
storia delle opportunità e reciprocità tra me e il Dio della mia
vita continuava. Sulla linea del nostro fondatore Don Alberione,
anch’io ho fatto un sogno e, un po’ come è avvenuto a s.Paolo,
una luce forte mi ha illuminato. Nel mese di luglio 2003 ho
ricevuto una telefonata (Dio che rispondeva al mio biglietto?)
dalla mia sorella Luciana, che era entrata nella Congregazione
delle Suore Apostoline a São Paulo che mi chiedeva: “Non ti
piacerebbe essere un’Apostolina?”, sono rimasta ancora più
confusa, perché ora avevo paura di decidere, non conoscevo
nessuna Apostolina, né quella città così grande... Intanto,
partendo da questa telefonata, il mio dialogo con il Signore
era diventato più serio. Una notte, sempre in sogno, ho
chiesto al Signore: «Cosa vuoi che faccia? Cosa vuoi da me?».
E ho avvertito la risposta:
«Che
tu sia luce per il mondo». Ancora
una volta non capivo cosa
volesse dire essere luce per il mondo... A tutti questi
interrogativi ho cercato di dare una risposta a partire dal 21
gennaio 2004, quando sono entrata tra le suore Apostoline a São
Paulo, dove ho ricevuto la formazione iniziale insieme al
sostegno e all’affetto delle sorelle non solo della mia comunità
ma di tutta la Congregazione.
Tutto questo cammino, pieno di
esperienza di Dio, mi ha condotto fino ad oggi, dandomi la
possibilità di rispondere alla mia vocazione e di fare
l’esperienza della vita come DONO. Come Maria, posso
cantare il mio Magnificat: l’anima mia glorifica il
Signore perché mi ha amata per primo, perché mi ha scelta e
chiamata.
Oggi, in modo speciale, ringrazio
il Dio della mia vita perché sono veramente innumerevoli le
grazie che mi ha concesso mettendomi in questo cammino
vocazionale. Per un’Apostolina è normale fare esperienza che
essere chiamata ad una vocazione non è un “privilegio” di pochi
perché tutti sono chiamati, ma io come Apostolina,
con tanto amore e riconoscenza a Dio che chiama, posso affermare
che per me è motivo di particolare orgoglio e di molta gioia.
L’essere arrivata fin qui, rispondendo alla vocazione religiosa,
è frutto dell’incessante grazia divina. E, celebrando il 50°
della nostra Congregazione, “prego il Signore della messe perché
invii buoni operai alla sua messe”, e conceda a coloro che, come
me, stanno rispondendo alla loro vocazione, tutte le grazie
necessarie per continuare ad essere fedeli al Suo amore, perché
«la vocazione è un atto d’ amore di Dio» (b. Giacomo
Alberione).
suor
Lucivânia Conceição Oliveira, apostolina
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Flash di Amicizia
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LAVORARE
PER LE VOCAZIONI
SIGNIFICA
SERVIRE LA
CHIESA
(Don Giacomo Alberione)
Ricominciare.
È quasi arrivato il
momento della mia partenza per la missione… Sono felice di dover
gran parte della mia ”seconda vocazione” (assai più difficile
della prima a 15 anni) proprio a voi Apostoline, a tutte voi.
Avete capito che il vostro apostolato non poteva limitarsi al
solo punto di partenza; ma assistere, animare, “compartecipare
gioie e dolori” delle vocazioni, qualche volta anche solo per
salvare il salvabile… E basta una sola vocazione “salvata” per
giustificare una vita, un’intera Congregazione.
(un “don”)
Accoglienza.
L’accoglienza! La porta sempre aperta e capace di allargarsi se
ce ne era bisogno. Un’accoglienza senza distinzioni, sempre
pronta anche quando, e capitava spesso, non si conosceva chi si
stava accogliendo. Hanno accolto me come una di loro facendomi
sentire a casa; sensazione che ancora oggi provo quando vado a
trovare le Apostoline. Nel tempo passato con loro, ho scoperto
il dono della vocazione missionaria.
(sr. Chiara MdI)
Fiducia.
Accoglienza,
fiducia e attesa. Accoglienza “calda e morbida”, autentica, in
cui ho sperimentato la bellezza di poter cercare, vivere e
integrare la mia autenticità anche nella risposta alla chiamata
di Dio sulla mia e “nostra” storia. Fiducia in un Dio che
accompagna con amore il cammino dei suoi figli, e in me nella
mia reale, incarnata, possibilità di vivere una vita in
pienezza. E, poi, la capacità di attesa dei tempi di Dio, del
suo modo di condurre la storia e dei miei tempi ...di risposta!
(Doretta P.)
Presenza.
Il mio primo incontro
diretto con le Apostoline risale al 1985 quando è iniziata per
me l’esperienza dei campi-scuola (avevo 8 anni). Da quel momento
sono diventate presenza fissa e amica nella mia vita, presenza
essenziale al tempo del mio discernimento. Quando al mio primo
corso di Esercizi Spirituali volevo tornare a casa, perché
impaurito dall’esperienza, una di loro mi convinse a restare: è
stato l’inizio della mia “scommessa” con Dio. Ora sono
felicemente prete da 7 anni.
(don Corrado F.)
Discernimento.
Incontrando le suore
Apostoline mi si è chiarito che il cardine dell’esistenza è quel
“sostenere lo sguardo di Dio” non legittimato dai nostri meriti
o precluso dalle nostre mancanze, ma eternamente garantito dal
suo Amore. Così, possiamo rispondere alla nostra vocazione
lasciandoci guidare verso il compimento della nostra storia
personale attraverso un buon discernimento, da attuare vivendo
pienamente la quotidianità, vera Damasco della vita.
(Agostino C.)
Grazie!
Ogni storia vocazionale
è una storia d’amore in cui s’intrecciano fili sottili
d’incontri decisivi.
È stato così per me, in quel lontano ritiro che feci nel 1957 a
Castelgandolfo, presente Don Alberione, con un gruppo di giovani
proveniente da luoghi diversi. Eravamo alloggiate in quella
indimenticabile casa rurale molto, molto accogliente. Il fervore
era grande, a 17 anni i sogni sono all’ordine del giorno.
Parlando con Don Alberione della mia vocazione, mi disse che
sarebbe stato contento sia che fossi entrata alla Trappa, sia
che avessi chiesto di entrare nella nuova Congregazione che
stava per iniziare.
Quel ritiro fu per me decisivo e chiarificatore per la scelta
che feci poi della Trappa. Ne ringrazio ancora il Signore e le
Apostoline che continuano a stare tra i giovani!
(sr. Franca, monaca Trappista)
leggi tutto lo SPECIALE 50° delle Apostoline
in SE VUOI n. 4/2009
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