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 Speciale 50° di fondazione delle Suore Apostoline

 

Un Dono da ridonare

     di suor Nazarena De Luca

 

 

  Nel mistero della Sua gratuità

     di suor Maddalena Verani

 

 

  Essere una piccola luce per il mondo

    di suor Lucivânia Conceição Oliveira

 

 

  Flash di Amicizia

brevi testimonianze vocazionali

 

Un dono da ridonare

Ho avuto occasione di chiedere ad un migliaio di persone, che vivono realtà diverse, di raccontare qualcosa della propria vocazione. È bello vedere come ognuno accoglie e ricambia l’amore alla sua maniera! E riesce ad esprimere questa esperienza (che andrebbe narrata a due voci!) solo fino ad un certo punto; perché ciò che si vive in profondità penso rimanga un segreto …anche per chi lo vive! Quindi anche per me  non sarà diverso.

La parola che meglio esprime ciò che sento e vivo è sicuramente: GRAZIE! Con essa riempirei tutto lo spazio disponibile per questa “testimonianza”... Grazie a Dio: per la vita, la vocazione, tutto! Grazie alla mia famiglia: che è stata il terreno buono, dove ho respirato onestà, serietà, serenità. Specialmente la mia mamma (rimasta vedova con otto figli poco dopo la mia nascita) ha saputo essere un riferimento di bontà e di preghiera, si fidava di Dio e perciò si fidava di noi (cosa tanto importante che ho capito strada facendo). Non ricordo neppure una volta che mi abbia chiesto se avevo fatto i compiti, o con chi sarei uscita, o a che ora sarei tornata… Grazie all’Azione Cattolica: per l’esperienza preziosa del crescere insieme che mi ha permesso di fare. Grazie alle tante persone e realtà che mi hanno aiutato a comprendere qualcosa d’importante e a viverlo: dai monaci Trappisti delle Tre Fontane a Roma, dove una mia sorella andava a confessarsi e qualche volta mi conduceva con sé… lì ho scoperto che si può “sprecare” la vita per Dio, come l’incenso che loro usavano abbondantemente nelle celebrazioni… ai Paolini e Paoline, miei “vicini di casa”, infatti il terreno della casa in cui abitavo è confinante con il loro… da loro ho scoperto la bellezza di unire preghiera e apostolato, perché la Parola di Dio sia conosciuta e amata, e questo con lo stile di s. Paolo. E Grazie a Don Alberione…

 

...un incontro decisivo

Avevo incontrato più volte Don  Alberione, anche nella mia famiglia; avevo ricevuto da lui la prima Comunione, il giorno in cui una delle 2 mie sorelle, Suore Pastorelle, aveva fatto la professione religiosa.

Ma l’incontro determinante con lui è stato verso i 20 anni. Credevo che il mio orientamento di vita (per il matrimonio) fosse già deciso e sicuro. Ma non era così. In quel tempo, mentre il nostro Istituto stava nascendo, io incominciavo a considerare la vita consacrata come possibile per me. Non ci fu un “colpo di fulmine”, ma direi piuttosto come delle ondate di comprensione, di fascino. Come quando un faro si accende e fa vedere in modo nuovo anche le cose che già c’erano (!). Andavo scoprendo in modo diverso e molto semplice le parole di Gesù: “Uno solo è il vostro Padre… voi siete tutti fratelli”. Ecco, mi pare che con queste parole la chiamata del Signore s’è rivolta a me. Vivere come sorella di tutti. Dopo 50 anni, sento sempre vivissima dentro di me, come orientamento profondo, questa confortante realtà donata da Dio… sempre da vivere meglio! Allora fui invitata ad incontrare nuovamente Don Alberione, e parlai più volte con lui.

Mi colpiva nella sua persona il senso di Dio, la fiducia e la pace che trasmetteva; la sua audacia e insieme la modestia; mi appariva l’uomo della sintesi; l’uomo dei tempi nuovi, anzi dei “tempi che verranno” (come lo ha definito il vescovo Bernini). Mi colpiva soprattutto – nella spiritualità paolina – il senso della totalità: «tutto l’uomo, mente, volontà e cuore al Cristo totale,Via, Verità e Vita». Anche in seguito (nell’immaginetta per la mia professione) mi scrisse: «Tutta, solo, sempre del Signore: in vita, in morte, nell’eternità».

Nell’Istituto che stava per nascere mi ha affascinato, soprattutto, l’apostolato vocazionale, cioè spendere la vita per le vocazioni: mi è sembrato particolarmente bello! Aiutare i giovani a trovare il senso della vita; aiutare i chiamati a rispondere con fedeltà; e tutto il popolo di Dio a prendere coscienza che la vita è vocazione, è tutta chiamata e risposta, è dono da ridonare. Ho visto una strada aperta per me!... Pregare e lavorare, con semplicità, per far incontrare il Dio-che-chiama a più persone possibile! «È proprio una creazione nuova, una vocazione nuova la vostra. Ci vuole una coscienza e una sapienza vocazionale, che può venire solamente dallo Spirito di Dio», ci ripeteva in vari modi Don Alberione.

E mi affascinava che questa “creazione nuova” sorgesse all’interno della Famiglia Paolina. Venivo da una famiglia numerosa ed entravo in una famiglia ancora più grande. Ed anche la prospettiva di un modo un po’ diverso, più semplice direi, di poter essere suora, mi confermò nella decisione.

 

In questi 50 anni sono sempre stata impegnata nell’apostolato. Don Alberione ci indicava varie iniziative vocazionali da avviare, e ci dava molta fiducia, benché fossimo giovani e inesperte. Da un “Corso di Orientamento per la Vita” per corrispondenza alla rivista SE VUOI; dagli incontri con i giovani alle Mostre

vocazionali (diocesane e parrocchiali); dalla collaborazione ininterrotta con il Centro Nazionale Vocazioni alla preparazione di tanti sussidi (serie di posters, calendari ecc.). Tutto per annunciare o ricordare che la vita è vocazione, è un’avventura stupenda  da non sprecare, qualunque sia la vocazione a cui si è chiamati!

Se dovessi tornare indietro nel tempo, rifarei sicuramente questa scelta. «Porto dentro di me il passato non come una spina, ma come un tesoro prezioso», queste parole di Bonhoeffer le trovo tanto vere anche per me, insieme a quelle di Don Alberione, che vorrei comunicare a tanti specialmente con la vita: «Tutto è di Dio, tutto ci porta al Magnificat!».

 suor Nazarena De Luca, apostolina

 

 

 

Nel mistero della Sua gratuità

Cinquant’anni di vita religiosa! In quest’anno, in cui più volte ho provato – senza riuscirci – a fare come un bilancio, ho avuto l'impressione, per quanto riguarda il fluire del tempo, che da un lato sono passati tanti, tanti anni da quando, dopo essermi confrontata ripetutamente con Don Alberione, ho deciso di entrare a far parte del primo gruppo delle nascenti Suore Apostoline; dall’altro, sento in me ancora la bambina di ieri, con tutti i ricordi di un’infanzia felice nella mia amata famiglia, e poi dell’adolescenza, della giovinezza… Da un lato, anni che pesano sulle spalle e nel cuore, dall’altro, anni rapidi come un volo di uccelli…

In mezzo a tanti ricordi, gioia e dolore, prove e consolazioni, dubbi e certezze, esperienze belle e fallimenti, malattie e salute ridonata, lutti come profonde ferite non ancora rimarginate e speranze sempre nuove, si alternano assumendo contorni a volte vivissimi, a volte tenui con sfumature diverse, nell’abbandono in Dio, che ogni realtà accoglie e purifica..

Su tutto emerge però quanto – con le debite differenze – Don Alberione dice di sé: «…una duplice storia: la storia delle Divine Misericordie per cantare un bel “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama”. Inoltre la storia umiliante della incorrispondenza all’eccesso della divina carità e comporre un nuovo e doloroso Miserere “per le innumerevoli omissioni, peccati e offese”» (beato Giacomo Alberione).

Insieme a questo, che è come il denominatore comune, che oggi percepisco con particolare forza nella mia vita, sento molto profondamente il senso del mistero dell’amore gratuito di Dio, che avvolge ogni esistenza, e quindi anche la mia. Lui mi ha creata e mi ha chiamata per appartenere esclusivamente al Figlio suo Gesù, al di là di ogni mia povertà e fragilità; e mi ha chiamata a servirlo nell’apostolato vocazionale, che è la missione delle Apostoline, vissuta attraverso vari impegni, specialmente attraverso l’incarico, ricevuto da Don Alberione stesso, di maestra delle novizie, durato per più di quarant’anni.

Questo genera in me un grandissimo senso di gratitudine e di riconoscenza verso Dio, verso la mia famiglia, verso la mia congregazione, nel desiderio sempre rinnovato di una vita riconciliata con tutti e con tutto, perché consapevole del perdono ricevuto e donato.

Nella prospettiva dell’eternità, che si avvicina giorno per giorno, sento specialmente forte la presenza materna di Maria Regina degli Apostoli, dei miei cari genitori e familiari, unita a quella di tante persone care e delle sorelle Apostoline che mi hanno preceduto nell’incontro con Dio.

 

In occasione del mio cinquantesimo di professione religiosa, che coincide con il cinquantesimo di Fondazione del nostro Istituto, mi piace ricordare un passo della Lettera di san Paolo agli Efesini, che mi ha accompagnata in quest’anno a lui dedicato: «Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo» (Ef 1,3).

 

suor Maddalena Verani, apostolina

 

 

Lucivania: essere una piccola luce per il mondo

Sono nata nel 1981, in una piccola località, Maritá, a Paripiranga - Bahia, in Brasile. Sono figlia di Paulo Barbosa Oliveira e Josefa da Conceição Oliveira. Quinta di sette fratelli, Genaldo, Luciene, Luciana, Lucimar, Gerinaldo e Eliane. La mia è una famiglia molto religiosa e con molti valori che sono stati e continuano ad essere fondamentali nella storia di un cristiano, di un chiamato, di una bella vocazione come quella dell’Apostolina (una vocazione per tutte le vocazioni).

Fin da piccola ho coltivato il desiderio di consacrarmi a Dio, perché ho sempre sperimentato le benedizioni e le grazie del Signore nella mia vita. Mi sono sentita sempre vicina al Signore e l’ho sentito sempre vicino a me, così tutte le volte che nella preghiera parlavo con lui gli chiedevo: come posso restituire tanto amore? Con questo sentimento e un po’ d’inquietudine una volta ho scritto un biglietto indirizzato al Signore, facendo con Lui un patto (dove abitavo non c’erano modi per conoscere di più la Chiesa e la religione se non attraverso la radio); in questo biglietto avevo scritto: «Signore, se un giorno mi concederai l’opportunità, io metterò la mia vita a tua disposizione, offrirò la mia vita a te».

Passato un po’ di tempo le opportunità cominciarono a sorgere. La prima è stata la possibilità della catechesi in preparazione alla cresima: è stata la mia prima catechesi. È stato un momento molto importante nella mia vita, in cui ho percepito che con il sacramento della cresima sarei stata un’altra persona. Così, mentre partecipavo agli incontri di catechesi, mi ha toccato profondamente una frase detta dalla mia catechista: «Dopo che avrete ricevuto il sacramento della cresima, diventerete soldati di Cristo». Queste parole mi hanno messo in discussione per molti giorni e mi chiedevo: Come essere soldato di Cristo? E la storia delle opportunità e reciprocità tra me e il Dio della mia vita continuava. Sulla linea del nostro fondatore Don Alberione, anch’io ho fatto un sogno e, un po’ come è avvenuto a s.Paolo, una luce forte mi ha illuminato. Nel mese di luglio 2003 ho ricevuto una telefonata (Dio che rispondeva al mio biglietto?) dalla mia sorella Luciana, che era entrata nella Congregazione delle Suore Apostoline a São Paulo che mi chiedeva: “Non ti piacerebbe essere un’Apostolina?”, sono rimasta ancora più confusa, perché ora avevo paura di decidere, non conoscevo nessuna Apostolina, né quella città così grande... Intanto, partendo da questa telefonata, il mio dialogo con il Signore era  diventato più serio. Una notte, sempre in sogno, ho chiesto al Signore: «Cosa vuoi che faccia? Cosa vuoi da me?». E ho avvertito la risposta: «Che tu sia luce per il mondo». Ancora

 una volta non capivo cosa volesse dire essere luce per il mondo... A tutti questi interrogativi ho cercato di dare una risposta a partire dal 21 gennaio 2004, quando sono entrata tra le suore Apostoline a São Paulo, dove ho ricevuto la formazione iniziale insieme al sostegno e all’affetto delle sorelle non solo della mia comunità ma di tutta la Congregazione.

Tutto questo cammino, pieno di esperienza di Dio, mi ha condotto fino ad oggi, dandomi la possibilità di rispondere alla mia vocazione e di fare l’esperienza della vita come DONO. Come Maria, posso cantare il mio Magnificat: l’anima mia glorifica il Signore perché mi ha amata per primo, perché mi ha scelta e chiamata.

 

Oggi, in modo speciale, ringrazio il Dio della mia vita perché sono veramente innumerevoli le grazie che mi ha concesso mettendomi in questo cammino vocazionale. Per un’Apostolina è normale fare esperienza che essere chiamata ad una vocazione non è un “privilegio” di pochi perché tutti sono chiamati, ma io come Apostolina, con tanto amore e riconoscenza a Dio che chiama, posso affermare che per me è motivo di particolare orgoglio e di molta gioia. L’essere arrivata fin qui, rispondendo alla vocazione religiosa, è frutto dell’incessante grazia divina. E, celebrando il 50° della nostra Congregazione, “prego il Signore della messe perché invii buoni operai alla sua messe”, e conceda a coloro che, come me, stanno rispondendo alla loro vocazione, tutte le grazie necessarie per continuare ad essere fedeli al Suo amore, perché «la vocazione è un atto d’ amore di Dio» (b. Giacomo Alberione).

 

suor Lucivânia Conceição Oliveira, apostolina

 

 

 

Flash di Amicizia

LAVORARE

PER LE VOCAZIONI

SIGNIFICA

SERVIRE LA CHIESA

(Don Giacomo Alberione)

 

Ricominciare. È quasi arrivato il momento della mia partenza per la missione… Sono felice di dover gran parte della mia ”seconda vocazione” (assai più difficile della prima a 15 anni) proprio a voi Apostoline, a tutte voi. Avete capito che il vostro apostolato non poteva limitarsi al solo punto di partenza; ma assistere, animare, “compartecipare gioie e dolori” delle vocazioni, qualche volta anche solo per salvare il salvabile… E basta una sola vocazione “salvata” per giustificare una vita, un’intera Congregazione. (un “don”)

 

Accoglienza. L’accoglienza! La porta sempre aperta e capace di allargarsi se ce ne era bisogno. Un’accoglienza senza distinzioni, sempre pronta anche quando, e capitava spesso, non si conosceva chi si stava accogliendo. Hanno accolto me come una di loro facendomi sentire a casa; sensazione che ancora oggi provo quando vado a trovare le Apostoline. Nel tempo passato con loro, ho scoperto il dono della vocazione missionaria. (sr. Chiara MdI)

 

Fiducia. Accoglienza, fiducia e attesa. Accoglienza “calda e morbida”, autentica, in cui ho sperimentato la bellezza di poter cercare, vivere e integrare la mia autenticità anche nella risposta alla chiamata di Dio sulla mia e “nostra” storia. Fiducia in un Dio che accompagna con amore il cammino dei suoi figli, e in me nella mia reale, incarnata, possibilità di vivere una vita in pienezza. E, poi, la capacità di attesa dei tempi di Dio, del suo modo di condurre la storia e dei miei tempi ...di risposta! (Doretta P.)

 

Presenza. Il mio primo incontro diretto con le Apostoline risale al 1985 quando è iniziata per me l’esperienza dei campi-scuola (avevo 8 anni). Da quel momento sono diventate presenza fissa e amica nella mia vita, presenza essenziale al tempo del mio discernimento. Quando al mio primo corso di Esercizi Spirituali volevo tornare a casa, perché impaurito dall’esperienza, una di loro mi convinse a restare: è stato l’inizio della mia “scommessa” con Dio. Ora sono felicemente prete da 7 anni. (don Corrado F.)

 

Discernimento. Incontrando le suore Apostoline mi si è chiarito che il cardine dell’esistenza è quel “sostenere lo sguardo di Dio” non legittimato dai nostri meriti o precluso dalle nostre mancanze, ma eternamente garantito dal suo Amore. Così, possiamo rispondere alla nostra vocazione lasciandoci guidare verso il compimento della nostra storia personale attraverso un buon discernimento, da attuare vivendo pienamente la quotidianità, vera Damasco della vita. (Agostino C.)

 

Grazie!  Ogni storia vocazionale è una storia d’amore in cui s’intrecciano fili sottili d’incontri decisivi.
È stato così per me, in quel lontano ritiro che feci nel 1957 a Castelgandolfo, presente Don Alberione, con un gruppo di giovani proveniente da luoghi diversi. Eravamo alloggiate in quella indimenticabile casa rurale molto, molto accogliente. Il fervore era grande, a 17 anni i sogni sono all’ordine del giorno. Parlando con Don Alberione della mia vocazione, mi disse che sarebbe stato contento sia che fossi entrata alla Trappa, sia che avessi chiesto di entrare nella nuova Congregazione che stava per iniziare.
Quel ritiro fu per me decisivo e chiarificatore per la scelta che feci poi della Trappa. Ne ringrazio ancora il Signore e le Apostoline che continuano a stare tra i giovani!
(sr. Franca, monaca Trappista)

 

 

leggi tutto lo SPECIALE 50° delle Apostoline in SE VUOI n. 4/2009

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