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Riportiamo uno stralcio del
quarto articolo di don Luigi Vari sull'esperienza di fede di
SAN PAOLO...
di Luigi Vari, biblista
Sfogliando
le Lettere di san Paolo è possibile scoprire quali erano i
pensieri più importanti e, soprattutto, ci si rende conto che
scopriva le cose vivendo e riflettendo sulla vita dei cristiani
che si chiedevano come dovesse cambiare la loro vita, e che
qualche volta vivevano come se non fosse cambiato nulla.
La prima novità che egli scopre insieme ai cristiani della
Chiesa di Tessalonica (Salonicco), è quella che riguarda il
futuro.
Di fronte ai primi fratelli cristiani che morivano, molti si
agitavano e chiedevano: che cosa ne sarà di loro? Se questo
Vangelo non illumina la strada oltre la morte, a che serve?
Nel mondo in cui viviamo siamo abituati a contare esattamente i
morti, e i numeri hanno un effetto un po’ narcotizzante; quando
si sente parlare di migliaia o addirittura di milioni di morti
queste cifre non producono tutto l’orrore che dovrebbero, fanno
nascere una specie di abitudine.
Che
ne sarà di loro?
Si chiedevano i cristiani di Tessalonica, soprattutto pensando
ai fratelli di fede. Che ne sarà di loro, ci chiediamo anche
noi, seppure distrattamente, quando ci raggiungono solo le cifre
e non nomi e volti, storie e affetti, sogni e progetti...
Soprattutto, questa domanda torna prepotente quando a
preoccuparci è il destino di persone che ci sono state vicine ed
amiche .
La risposta per molti è abbastanza scontata: nulla. Di loro
non sarà nulla.
Anche molti cristiani quando parlano della morte restano un
po’ senza parole, dànno l’impressione di voler dire qualcosa, ma
di non trovare le parole; soprattutto l’unica parola che
costituisce una buona notizia:
VITA.
Paolo risponde che il destino sarà la vita.
La grande novità del
cristiano è quella di poter guardare in faccia la morte e
sconfiggerla con la sua speranza nella vita...
Quello che Paolo vuole soprattutto sottolineare è che il
cristiano si distingue perché è un uomo pieno di speranza...
Che significa essere un
uomo di speranza?
Certamente è credere nella vita dopo la morte, ma questa fede
non è un’opinione soltanto, così che non c’è differenza
sostanziale fra chi questa fede ce l’ha e chi invece no.
Credere nella resurrezione,
infatti, dice Paolo nel capitolo 5 della stessa lettera,
proietta il credente in un giorno infinito.
Lo fa essere un figlio della luce, un figlio del giorno, lucido
di mente, con una corazza fatta di fede e di amore e con un elmo
fatto di speranza. Credo che chi legge facilmente potrà
confrontare il modo di Paolo di vedere la vita con quello che
spesso ci troviamo a sperimentare. Qualcuno sottolinea che
questo tempo che viviamo ha fra le altre caratteristiche quella
di aver scambiato la notte con il giorno, nel senso che quello
che porta con sé la notte affascina ed incanta come sempre, ma
con l’illusione tutta contemporanea di avere mezzi abbastanza
per dominarla come se bastasse accendere la luce.
Le tenebre, intese come notte interiore, tolgono la speranza, e
come i figli della luce sono svegli nel giorno così i figli
della notte dormono - sono parole dell’apostolo - e vivono come
ubriachi.
L’ubriachezza o, con un
linguaggio più attuale, lo sballo, diventa il segno di un cielo
vuoto, che Paolo esorta a riempire scrutando e scorgendo Cristo
presente in ogni tempo e in ogni vita.
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tutto l'articolo su SE VUOI n. 4/2009
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