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IN CAMMINO                                   Per il bene di tutti

con PAOLO 10                                     

Riportiamo uno stralcio del decimo articolo di don Luigi Vari sull'esperienza di fede di SAN PAOLO...

di Luigi Vari, biblista

Le riflessioni del capitolo 12 della Lettera ai Corinzi hanno un senso perché, come ormai sappiamo, la comunità di Corinto era molto divisa, a motivo dei partiti che si erano formati attorno ad alcuni protagonisti della vita comunitaria, ma anche a causa di una sorta di gerarchia di doni che alcuni pretendevano di imporre. Si tratta del fatto che questa comunità era molto ricca di carismi, cioè di doni straordinari che rendevano chiara l’azione dello Spirito Santo in mezzo ad essa... Molti, invece di rallegrarsi di questa abbondanza, cominciarono a chiedersi quale carisma fosse migliore dell’altro.

Come capita a Natale, che alcuni misurano la loro importanza dal numero e dal valore dei regali che ricevono, così per questi Corinzi i carismi più appariscenti, tipo il dono di parlare in lingue, erano il segno che chi lo aveva ricevuto era migliore di uno che aveva un dono meno eclatante. È quello che oggi si chiama autoreferenzialità, un difetto molto diffuso per cui si crede di rivestire un ruolo, o di avere delle responsabilità a nome proprio, perché si è migliori di tutti. Si capisce come quest’idea sia devastante per la vita di una comunità.
San Paolo, per dire come sia sciocco nella Chiesa valutare la propria importanza dalla funzione che si esercita, prende a modello il corpo, come si è detto: una similitudine che tutti allora conoscevano e che si usava per descrivere uno stato funzionante....
Paolo, dunque non sta semplicemente portando avanti un discorso in cui invita i Corinzi a comportarsi bene, ma li sta mettendo davanti ad un problema di sopravvivenza. Egli dice che una comunità è viva e ha futuro se ogni suo membro avverte se stesso ed è avvertito dagli altri come parte di un tutto.
...
Ciò che conta nella Chiesa è che ci si stia bene e che si sia utili, ma anche che ci si senta tali. Molte volte le nostre esperienze ecclesiali sono un po’ turbate dalla presenza di chi pensa di sapere più degli altri, mentre sono favorite da chi ci aiuta a cercare ogni giorno un modo per essere utili per il bene di tutti.
Che san Paolo sia preoccupato della bellezza della Chiesa si capisce pure dalle immagini che sceglie, infatti parla di una comunità in cui alcuni sono più degli altri o si credono tali in virtù di un ruolo che ricoprono come di qualcosa di mostruoso: se tutto il corpo fosse occhio… Una cosa mostruosa! Dunque, ci dice Paolo, non preoccupatevi di essere la parte più nobile della Chiesa, ma preoccupatevi di essere parte di una Chiesa bella; e se a qualcuno dovesse venire in mente di essere il migliore di tutti ripensi a questo mostro tutto occhio, o tutto udito.

leggi tutto l'articolo su SE VUOI  n. 4/2010

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IL "PRIMA" DI PAOLO  

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Quanto sono belli i piedi...  

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