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Vocazione:

una relazione d'Amore

di Nico Dal Molin, psicologo

Nel nostro cammino che ricerca alcune chiavi per avere un cuore sereno e felice, credo sia un punto di passaggio obbligato attingere alla bellezza intensa e delicata del “Cantico dei Cantici”. Senza enfasi o retorica potremmo chiamare questo testo biblico particolare, la descrizione del “tempo dell’amore” o, come lo ha definito il pittore Marc Chagall: “una scala di luce verso l’Amore”.
Tutta la Bibbia è pensata come una straordinaria “storia di amore”, ma è proprio il Cantico che esalta al massimo questa relazione amorosa: un Lui e una Lei che sono senza nome, ma ripetono il miracolo dell’amore presente nel cuore di ogni uomo e di ogni donna...
 

ECCO UNA VOCE (Cantico dei Cantici 2,8-3,5)
Questo passaggio del Cantico esprime intensamente il desiderio della presenza dell’altro, la ricerca affannosa, il sogno di cercare e la delusione del non trovare...
Un elemento importante in questa ricerca è la Voce. Essa non è solo segnale di identificazione pura e semplice di una persona; la sua modulazione, il suo timbro, la sua intonazione dicono molto di una persona; esprime il pensiero e svela il sentimento; evoca una emozione e stabilisce una sintonia; esprime o nasconde una verità.
Questa voce dell’amato è come intarsiata in forme dai contrasti vivissimi, nel profumo accattivante della primavera e nel suono di un passo atteso, tra inverno e primavera, ed essa esplode nella sua forza di vita, in un gioco di assenza e presenza. La voce amata è riconoscibile tra mille!
 

Concretamente, questo testo bellissimo porta la nostra attenzione sulla capacità di “stare con gli altri” e di vivere, gustandola, la relazione. Tutto questo deve unirsi alla capacità complementare di assaporare i momenti della solitudine benefica del cuore, che aiuta la crescita di una solida interiorità.

 

IL SENTIERO CONVERGENTE
Troppo spesso si è parlato della Vocazione in termini asettici, come se essa nulla avesse a che fare con una vera e propria scelta di amore nella vita; come se in essa non fosse coinvolta tutta la enorme carica di affettività di cui è capace il cuore umano...

Eppure, l’amore non può essere ridotto a puro sentimento spontaneistico, non può essere solo un’emozione con la quale talvolta giocare e trastullarsi nella vita, come spesso oggi ci viene presentato da un gossip insistente e fastidioso.
L’amore è chiamata, è impegno, è libertà di scelta ed è responsabilità di coerenza nella fedeltà. Qualcuno t’invita, perché ti vuole bene: tu puoi dire sì o no, ma non puoi eludere questa Voce che ti chiama, come la voce dello Sposo chiama la Sposa nei versi stupendi del Cantico dei Cantici: ecco emergere, come dalla nebbia del mattino, la “dimensione nuziale” della Vocazione.
 

Amore e Vocazione camminano insieme; debbono farlo, ne va della loro autenticità, oserei dire: ne va della loro esistenza.
Per questo l’Amore è sempre un “mistero”. Chi mai può definirlo, chi può restringerlo entro gli angusti spazi della parola; chi può esprimerne con pienezza tutta la forza e l’immensità? Esso ci supera sempre, come supera sempre se stesso.
Ma anche ogni Vocazione è un “mistero”. Chi può decifrare con certezza i tempi e i modi di una chiamata; chi può capire fino in fondo perché qualcuno sente questa chiamata, e altri non la avvertono; chi può addentrarsi negli spazi infiniti della imprevedibilità di Dio?
 

 leggi tutto l'articolo sulla rivista SE VUOI n. 5/2009

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