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Riportiamo uno stralcio del
quinto articolo di don Luigi Vari sull'esperienza di fede di
SAN PAOLO...
di Luigi Vari, biblista
Paolo
sceglie di portare concretamente il Vangelo fino agli estremi
confini della terra e quindi diventa un viaggiatore. Il viaggio
per tutti era un’esperienza dura, molto lontana dall’idea che
noi ci facciamo pensando ai viaggi come vacanze. Continuamente
chi percorreva le strade del mondo allora conosciuto, le strade
dell’impero, rischiava la vita. I pericoli erano di natura
diversa, quelli oggettivi delle condizioni climatiche ed
ambientali in genere. Guardando su un atlante le strade percorse
ci si chiede come avrà fatto a superare certi ostacoli. Paolo
stesso parla delle
condizioni difficili del viaggio accennando a naufragi, a
pericoli nei deserti, a fame, sete, digiuni forzati, freddo. A
questi se ne aggiungevano altri che nascevano dall’ostilità
che trovava in molte città annunciando un Vangelo che
metteva in discussione troppe certezze: di tipo religioso, come
avviene nell’incontro con le comunità giudaiche sparse per
l’impero; di tipo economico, come avviene ad Efeso quando
l’adesione a Cristo metteva in pericolo il culto ad Artemide con
tutto l’indotto di commerci ad esso legato; di tipo culturale,
come avviene ad Atene. Si tratta di pericoli concreti:
"Spesso sono stato in pericolo di morte. Dai Giudei cinque volte
ho ricevuto quaranta colpi meno uno; tre volte sono stato
battuto con le verghe; una volta sono stato lapidato (…) in
pericolo da parte dei miei connazionali, in pericolo da parte
degli stranieri, in pericolo nelle città".
Il viaggio poi per tutti riservava sorprese che non sempre erano
gradevoli, pensiamo alle notti passate nelle locande, tutti in
una stanza con persone sconosciute ed ogni notte c’era il
rischio che fra esse si trovasse qualche brigante, capace di
togliere il denaro ed anche la vita.
Paolo sente molto questa condizione che deve essere diventata in
alcuni momenti intollerabile se ad un certo punto afferma che in
ogni momento è in pericolo.
Perché si espone a
tutti questi pericoli?
La risposta di Paolo è molto chiara; al “chi me lo fa fare”
di molti lui risponde che il motore del suo cammino è la
speranza della vita. Ed è molto chiaro scrivendo ai Corinzi
quando afferma che senza questa speranza c’è poco da fare: se
non avete fiducia nella resurrezione dei morti, allora: mangiamo
e beviamo perché domani moriremo.
Il pensiero di Cristo vivo diventa forza,
la forza della comunione. Paolo vede veramente Cristo come
compagno della sua vita, questo lo rende capace anche di
affrontare le situazioni più difficili... Egli è convinto che
non sarà abbandonato, è convinto che ne vale la pena perché:
"se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?".
Il legame di Paolo con Gesù Cristo è la fonte della sua forza:
per amore di Cristo lui è forte.
A Timoteo racconta che è Gesù Cristo che lo ha reso forte e lo
ha fatto cambiare, e gli racconta di come ha sentito la sua
presenza nel momento in cui anche gli altri cristiani non se
l’erano sentita di aiutarlo: "Il Signore però mi ha assistito
e mi ha reso forte, affinché per mezzo mio il messaggio fosse
proclamato e lo ascoltassero tutti i pagani; e sono stato
liberato dalle fauci del leone" (2Tm 4,17).
Le belve come simbolo di forza senza intelligenza, di brutalità,
di intimidazione, sono presenti nella vita di ogni persona che
crede in qualcosa e si scoraggia per queste difficoltà.
L’unicità di Paolo non consiste allora nel fatto che deve
affrontare delle difficoltà. Nemmeno è particolare perché mette
a repentaglio la sua vita, le pagine di storia sono piene di
eroi.
L’unicità di Paolo,
l’aria che fa respirare è quella per la quale tutti possono
smettere di essere persone senza forza, realizzare quello che
credono, trovare il coraggio per affrontare le belve, vere o
presunte, fidandosi di Gesù Cristo e sentendolo compagno di
viaggio.
A chi pensa che bisogna arrendersi perché alla fine ti lasciano
solo, o ti strumentalizzano o, peggio, come è capitato a lui, ti
tradiscono, Paolo ripete: mi hanno lasciato da solo in
tribunale; ma ringrazio Cristo Gesù che mi ha reso forte.
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tutto l'articolo su SE VUOI n. 5/2009
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