di SARETTA MAROTTA
Segretaria nazionale MSAC (Movimento Studenti Azione Cattolica)
Il
mondo della scuola attraversa tante difficoltà…
In che modo
cogliere il positivo che offre come occasione
per
crescere? Da dove cominciare?
C’è un tempo e c’è un luogo in
cui va ambientata questa storia. Il tempo è quello della tua
età. L’età di chi ha 15, 16, 17 anni o poco più, e tempo sembra
proprio non averne: nel tran tran dei pomeriggi divisi tra
studio sempre più duro, le proprie passioni che costano fatica e
tanti amici e relazioni che hanno bisogno di tempo per essere
curate, i giorni corrono, mentre collezioniamo sogni nel
cassetto. Tempo del primo motorino, delle cotte serie, di un
milione di altre cose, e intanto quel costante appuntamento
quotidiano del sedersi alla scrivania ritma le nostre giornate.
E non sappiamo più se sono i libri o la nostra agenda fitta
d’impegni a tenerci più vicini alla realizzazione dei nostri
sogni.
Questo tempo, già
abbastanza incasinato, lo condividiamo con altri coetanei in un
luogo. Sono quei corridoi che allo squillare della ricreazione
diventano quasi una piazza, il centro della mattina, più delle
aule piene di banchi che si affacciano da dietro le porte. Sono
quei banchi, appunto, su cui spesso si consumano asfissianti
apnee, in attesa che arrivi l’ora successiva, e poi quella dopo,
e poi… e poi casa! Questo tempo e questo luogo, la scuola
durante la nostra adolescenza, sono il tempo e il luogo in cui
“ci tocca” abitare. Per la verità sappiamo bene che non ci
troviamo lì per caso, che è Lui che ci vuole lì e che ci chiama
a riempire di noi, dei nostri talenti, questo luogo e questo
tempo. È una questione di consapevolezza del compito assegnatoci
per questo nostro frammento di vita. Bella fregatura! Tra
l’altro l’istituzione scolastica ultimamente non se la passa
troppo bene, tra prof. scoraggiati, riforme una di seguito
all’altra e ragazzi che… beh... non migliorano troppo la
situazione, tra bulli e indifferenti, quelli del “faccio quanto
basta alla sufficienza, tanto la scuola mica è la mia vita”!
Insomma, altro che sogni nel cassetto! La scuola di oggi non
sembra affatto il posto giusto per realizzarli! E forse nessuno,
neanche gli studenti, ci scommette o ci ha mai scommesso su più
di tanto. Forse…
Chissà perché, a me viene
in mente quel banco che sta sotto la finestra, in classe da te.
Hai presente? Quello pieno di scarabocchi! Non si sa se
considerarlo un tipico esempio di vandalismo scolastico o una
vera opera d’arte. Il legno ormai non si vede quasi più, coperto
com’è da una miriade di nomi, disegni. Li vedi? Quei colori
depositati negli anni comunicano storie, quelle di tutti i
ragazzi che ti hanno preceduto in quei corridoi. Raccontano i
loro desideri, i loro sogni, la loro voglia di fare della scuola
una bella avventura, il loro desiderio di lasciare un nome, una
data, un segno… Quanta voglia di partecipazione
graffiata su quei banchi. Quindi c’è, solo che spesso finisce
lì, scarabocchiata su un banco, su un diario. E nient’altro.
Perché è finita male, magari in una delusione. Ma resta, questa
stramaledetta voglia di lasciare una “traccia”, quest’ansia che
anche la scuola lasci un’impronta su di noi, un segno che non
sia solo il marchio bruciante dei voti o quei crampi alla
schiena per le ore di studio prima dell’interrogazione. Abbiamo
tutti voglia di partecipazione. La scuola è il dono giusto
messoci tra le mani per la nostra crescita, per la nostra
formazione. Tocca rimboccarsi le maniche perché ciò sia vero...
...E poi c’è lo
studio, che altroché se serve ad aprire quel benedetto
cassetto dei sogni! Lo studio ci cambia, ci trasforma! Le
giornate sui libri, le ore in aula non scivolano via su di noi
senza lasciare traccia. In fondo la nostra vita è lì dove
trascorre il nostro tempo: non è un futuro con un diploma in
mano, è un presente da studente. Si tratta della nostra
vocazione, la chiamata a cui ogni mattina, fra uno sbadiglio e
un sorriso, una sconfitta e una vittoria, diciamo di sì! Sì a
creare un progetto di vita attraverso il sapere, allenare la
mente, la costanza e la pazienza, proprio come si fa in
palestra. Allargare gli orizzonti, in quell’I care,
cioè quel “tutto mi interessa e di niente non me ne importa” che
fu il motto dei ragazzi della Scuola di Barbiana (non sai cos’è?
Ecco, vai a cercare… allena la tua curiosità!).
E poi la scuola è anche
una palestra di cittadinanza, da non rimandare ad
un domani non definito, magari quando avremo diritto di voto. È
un posto in cui possiamo prendere le misure con le prime
esperienze di democrazia studentesca, attraverso quegli organi
collegiali in cui nessuno crede più (ma quanta di que-sta
sfiducia dipende proprio dagli studenti?): le elezioni, le
assemblee, i consigli, ma anche tutta quella babele di leggi e
riforme che ci consentirebbero pure di far nostre le mura
dell’istituto, magari proponendo una iniziativa al pomeriggio,
ma di cui non ci arriva notizia né informazione. E allora
importante è partecipare,
perché è un
esercizio di responsabilità, abitudine a lasciare “un segno”
nei luoghi e nelle persone che incontriamo, e a riceverlo a
nostra volta, possibilmente non tatuato sulle braccia o sugli
schienali delle seggiole. È solo così che la scuola deve essere
vissuta. In quest’avventura riceveremo delle sorprese.
Scopriremo ad esempio di non essere neanche troppo soli a fare i
don Chisciotte, e che il tempo può allargarsi incredibilmente a
dismisura quando si apre a spazi di servizio e gratuità.
Mettiamo da parte gli uniposca e rimbocchiamoci le maniche,
perché ci sono dei compagni da contagiare (forse anche un po’ il
nostro stesso cuore) e soprattutto… c’è una scuola da
abitare!
info: Movimento studenti di Azione Cattolica,
www.azionecattolica.it/settori/MSAC
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SE VUOI n. 5/2010
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