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Ciao, mi chiamo
Mario, ho 20 anni ed abito a Ciampino in provincia di Roma.
Mi è stato chiesto di parlare delle “mie” paure. Quando penso
alla paura mi viene in mente il buio, quello intenso, la
mancanza di luce, di punti di riferimento, di certezze, di
razionalità, un ostacolo che limita e talvolta blocca l’essere
umano… ci priva della nostra serenità. Sin da piccolo ho
avuto tante paure e ancora oggi ne ho parecchie, ma è come se si
fossero trasformate, cioè non sono solo limiti ma anche
opportunità!
Contro di esse, o meglio, con esse, combatto ogni giorno e
fortunatamente non sono solo in questa lotta… infatti senza
l’aiuto delle persone a me più care e delle esperienze delle mia
vita sarebbe impossibile vincere le paure che mi attanagliano.
La paura più grande che accompagna ogni mia giornata è
quella del senso di responsabilità, la paura cioè di non
riuscire ad essere abbastanza maturo per affrontare ciò che mi
aspetta quotidianamente… Frequento l’Università, sono al
secondo anno di medicina, il mio obiettivo principale è quello
di diventare un bravo medico. Per essere davvero un buon dottore
però non basta solo lo studio, bisogna possedere anche
un’inclinazione ad aiutare gli altri e soprattutto un senso di
responsabilità fortissimo, perché si ha a che fare con la vita
delle persone…
E
proprio questa è la mia paura: quella di non essere
all’altezza di questo compito; nonostante il fatto che tante
persone che conosco, a partire dai miei familiari, mi stimino
come un ragazzo serio, maturo e responsabile. Ciò che mi ha
spinto a scegliere la facoltà di medicina è stato il mio grande
desiderio di poter aiutare gli altri, di rendermi utile… Tale
desiderio ha alla base valori appresi durante l’esperienza dello
scoutismo. È da 12 anni che condivido con altri compagni di
viaggio l’essere scout, e questo mi appassiona e mi fa crescere
continuamente. Oltre a questo, gli scout mi hanno aiutato e
mi aiutano tutt’oggi ad affrontare la mia insicurezza, la paura
di non farcela, la paura di assumere responsabilità, anche
attraverso delle attività e dei servizi che, in un certo senso,
ti costringono a metterti in gioco. Uno tra questi è il
servizio svolto con i disabili presso la Comunità “Il Chicco”
fondata da Jean Vanier; all’inizio dell’esperienza ero molto
spaventato, non riuscivo a muovere un dito, ad entrare in
dialogo e confidenza con loro, non mi sentivo all’altezza; poi
pian piano sono riuscito ad aprirmi spinto anche dal grande
desiderio che avevo di rendermi utile, e mentre vivevo ciò ho
imparato tanto dai loro sorrisi, la loro ingenuità, il loro
essere così indifesi, semplici, liberi. Anche loro mi hanno
aiutato ad affrontare la mia paura.
Un’altra paura che accompagna le mie giornate è quella relativa
alle grandi aspettative che le persone hanno nei miei
confronti, a partire da coloro che mi vogliono più bene. Ciò
se da una parte mi porta a sentirmi smarrito di fronte alla
possibilità di deluderli, dall’altra è proprio questa stessa
paura di deluderli, unita al desiderio di renderli felici, che
mi spinge a dare il meglio di me.
Rendere
felice qualcuno: anche questo è un modo per superare le mie
paure!
Aver raggiunto questa consapevolezza è stato un grande traguardo
per me, mi ha dato una forza nuova, una felicità che mi riempie
totalmente. Più ci rifletto e più mi rendo conto che il motivo
per cui l’uomo è stato creato è quello di amare, un amare nel
senso più puro, un amare senza ricevere nulla in cambio se non
la gioia di aver amato. Il Papa nella sua enciclica “Deus
caritas est” dice che Dio stesso è amore e che ha creato noi
uomini per un gesto d’amore. Anche quando siamo in preda alle
nostre peggiori paure, quando commettiamo qualche errore, quando
ci sentiamo smarriti, in verità non siamo mai abbandonati a noi
stessi, non siamo mai soli perché abbiamo qualcuno che ci
protegge, ci sta accanto, è pronto a perdonarci e ci fa sentire
amati e quel qualcuno è il nostro Dio. Facendo questo per noi
Egli ci insegna che per essere davvero felici e superare gli
ostacoli della vita bisogna amare. È per l’amore che cerco di
donare agli altri, e soprattutto che dagli altri ricevo ogni
giorno, che riesco a superare le mie paure.
Mario
Ferrante,Ciampino
(II anno di Medicina)
puoi trovare questo articolo
sulla rivista
SE VUOI
n. 5/2011
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