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LAURA

bisogno di verità e pienezza

Mi chiamo Laura, ho 39 anni e dal 2003 faccio parte dell’Istituto Secolare delle Piccole Apostole della Carità.

Sono disabile dalla nascita, ho una tetra-paresi spastica e distonica che mi limita molto nei movimenti. Per me l’essere disabile non è sinonimo di un qualcosa di negativo; è, invece, una condizione possibile all’uomo, il quale è un essere limitato, impotente davanti alla propria aspirazione di auto-determinarsi da solo in tutto. Questa visione della vita l’ho maturata grazie al mio contesto familiare e a coloro che mi hanno aiutato perché non mi hanno fatto pesare il mio handicap. Umanamente ho raggiunto traguardi importanti che mi hanno fatto sentire normale fra i normali.

 

Conosco l’Istituto delle Piccole Apostole e “La Nostra Famiglia” da quando avevo pochi anni. Anche se ho frequentato questi centri e ho respirato la spiritualità del beato Luigi Monza, la mia risposta alla fede non è stata ovvia e scontata. Ero e sono un tipo piuttosto critico e il mio bisogno di verità e di pienezza ha conosciuto momenti di fatica.

Ricordo che fin dall’infanzia sentivo una voce che, senza imporsi, insisteva con la sua presenza. All’età di 7 o 8 anni, giocavo sul tappeto della mia cameretta di casa, ad un tratto ho lasciato i giochi e ho sentito che quella voce mi invitava a darmi a Lei, poi, finito di ascoltare, come se niente fosse, sono tornata ai miei giochi. Facevo orecchie da mercante.

Nel 1991 ho partecipato ad un pellegrinaggio della GMG in Polonia con “La Nostra Famiglia” e, al ritorno, una domenica mattina, dopo la S. Messa, il Signore si è “dichiarato”: un amore, un calore come dall’alto è penetrato dentro di me a tal punto che non potevo più restare indifferente e richiedeva con forza una risposta chiara. Ho risposto sì. Mi veniva da piangere perché sentivo una profonda inadeguatezza, non tanto per la mia disabilità ma perché ero e sono un essere umano, una creatura di fronte a Lui. Da quel momento è iniziato il cammino di risposta.

Non conoscevo cosa volesse dire seguire il Signore, non avevo un padre spirituale, ma grazie a Silvia, una mia amica di 13 anni più grande di me, ho trovato un padre dehoniano, padre Piero. Da lui mi accompagnava lei tutti i mesi e, con lui, ho fatto un lungo cammino di discernimento che, nel settembre 1995, mi ha portato a pronunciare i 3 voti in modo privato. Non nascondo tutta la trepidazione che avevo a quei tempi, ricordo che pochi giorni prima di fare la Promessa, il Signore mi ha fatto vedere tutta la mia povertà interiore, come se avesse svelato me a me stessa. Ma poi, quel giorno, con tanta emozione ho vissuto il mio Sì.

Ma il Signore mi spingeva molto oltre, non voleva da me solo un rapporto privato con Lui. In quegli anni ho conosciuto il gruppo degli ex allievi de “La Nostra Famiglia”, fra questi c’era M.Grazia, anche lei si sentiva chiamata dal Signore. Quando ci incontravamo, nelle vacanze estive o nel periodo di Natale, ci confrontavamo sulla vita spirituale e su come attuare la Chiamata nella nostra situazione concreta. Dopo poco tempo, ho saputo che anche Francesca e Nunzia sentivano di “avere la Vocazione”. Eravamo ormai in 4 e la nostra Vocazione faceva interrogare i sacerdoti e le Piccole Apostole che ci conoscevano.

 

Nel 1997, don Giuseppe, assistente spirituale del gruppo “Amici de La Nostra Famiglia”, si è preso a cuore il nostro desiderio di consacrazione e ci ha aiutate a discernere la volontà di Dio. Gli incontri con lui erano regolari, ci incontravamo un fine settimana ogni mese. Anche io mi sono affidata a lui. In uno di questi incontri, nel dicembre del 1998, si è aggiunta a noi una Piccola Apostola della Carità, incaricata dall’Istituto per aiutarci ad approfondire la spiritualità del beato Luigi Monza...

Nel frattempo, don Giuseppe si stava interessando per trovare una casa dove noi potessimo sperimentare la verità della nostra vocazione. Il luogo scelto fu un’ala dell’edificio dell’oratorio di Sant’Ilario Milanese che il parroco, con molto entusiasmo, ha dato per questo fine.

E il 10 febbraio del 2001, verso sera, abbiamo celebrato la prima S. Messa in questa casa. Se dovessi dire che cosa ho provato, non trovo ancora oggi le parole: il venire qui è stato come un grande salto nel buio. Abbiamo lasciato le nostre case, le nostre abitudini, la nostra gente...

L’adattamento in questa nuova realtà è stato lungo e faticoso, non sono mancate le difficoltà. Nei primi 2 anni di convivenza, io ho fatto molta fatica, in casa eravamo noi 4 più l’assistente di turno stipendiata che ci aiutava nei bisogni materiali.

Finalmente, nell’estate del 2002, le Piccole Apostole della Carità, in una loro assemblea, hanno deciso di ammettere a far parte dell’Istituto, a pieno titolo, anche delle persone con disabilità fisica.  In quella occasione è venuta ad abitare con noi una Piccola Apostola, Maria Rosa.

Così, dopo la nostra domanda per entrare nell’Istituto, abbiamo fatto il periodo di Orientamento e poi siamo entrate in Noviziato. Abbiamo seguito la formazione delle altre giovani, e con mia immensa gioia, il 3 settembre del 2005, abbiamo fatto la Prima Professione.

 

Ora la mia comunità è composta da 6 Piccole Apostole, 2 abili e noi 4 disabili. Le nostre giornate sono sempre molto ricche e impegnate. Oltre alla preghiera che è il perno della nostra giornata, ognuna di noi ha la sua occupazione: non importa se ha poche o tante capacità, quello che può fare lo fa, perché, come dice il nostro Beato: “non è l’opera in se stessa il nostro fine, ma è lo spirito che segue ogni opera”. Il nostro impegno fondamentale è quello di vivere fra di noi e con gli altri la carità pratica dei cristiani, cerchiamo di essere sempre gioiose, possedendo la stessa gioia di Dio, affinché tutti possano dire: “Se questi e queste... perché non io?”.

 

Laura Galasso

 

trovi questo articolo nella rivista SE VUOI n. 6/2009

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