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IN CAMMINO                           Chi ci libererà?              

con PAOLO 6

Riportiamo uno stralcio del sesto articolo di don Luigi Vari sull'esperienza di fede di SAN PAOLO...

di Luigi Vari, biblista

Una piccola antologia dei testi di san Paolo è un bagaglio importante nel viaggio di un cristiano e, del resto, anche se molti pensano che i testi di questo apostolo siano molto difficili, essi fanno parte del nostro bagaglio culturale molto più di quanto si pensi.

Il testo che si può leggere ora è tratto dalla lettera ai Romani (7, 14-25):

la vita interiore come una lotta.

"Sappiamo infatti che la legge è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne invece la legge del peccato".

San Paolo scrive queste parole nell’ultima fase della sua vita, è ormai un grande esperto di umanità e ha conosciuto un mare di gente. Egli conosce le persone che collaborano con lui, quelle che viaggiano con lui: lunghi tragitti di giorni e giorni nei quali la condivisione di cose e idee è obbligatoria. Conosce le persone che aderiscono alla sua predicazione, anzi le ama, come scrive ai Tessalonicesi, con l’amore di una chioccia. Comprende, attraverso tutte queste esperienze, che tutti potrebbero ritrovarsi nel definire la loro esperienza in una parola sola: disorientamento. Spiega bene di che cosa si tratti, cioè della divisione che si sperimenta per la quale vediamo quello che è bene e vorremmo farlo, ma poi non ne siamo capaci. C’è come una battaglia nel cuore dell’uomo che sembra avere sempre lo stesso vincitore: il male che non voglio e che faccio che sovrasta il bene che vorrei e che non sono capace di fare. La forza del male e la debolezza del bene sono il peccato che, a questo punto, non è un’azione puntuale, ma una condizione di fragilità.

 

Paolo scopre questo vivendo con le persone, ma anche noi scopriamo questo vivendo le nostre esperienze. Egli si accorge, prima ancora che scatti ogni riferimento religioso, che tutti sanno ragionare e che con i ragionamenti arrivano a condividere conclusioni positive; ma sa anche che la stessa persona che dice delle cose molto sagge contro pensieri e comportamenti negativi, se costretta da qualche necessità o dal suo immediato interesse, è pronta a compiere le cose che condanna. La vita vera sembra smentire ad ogni occasione i ragionamenti giusti. ... La legge del peccato non è solo un riferimento morale, ma è l’esperienza stessa della forza del male. Se è così, allora si capisce il grido di Paolo che si domanda: chi mi libererà da questa situazione?
Vengono in mente tanti eroi dei nostri giorni che hanno voluto contrastare questa legge anche a costo della vita: tante persone cristiane o non cristiane che non si rassegnano a questa condizione. Il desiderio di essere liberati dal male è il desiderio che fa vicine le persone, oltre le distinzioni di ogni tipo. La domanda del Padre Nostro: “liberaci dal male” la possiamo sinceramente pronunciare con ogni uomo al mondo.

 

Paolo conclude questa considerazione in un modo inatteso. Uno si aspetterebbe una risposta chiara, un’affermazione di superiorità delle proprie idee e delle proprie convinzioni; si aspetterebbe un’affermazione del tipo: la soluzione è questa. Egli, invece, conclude le sue parole quasi con un sospiro di sollievo: grazie a Dio per mezzo di Gesù! È ancora la sua esperienza a farsi strada e a manifestarsi nelle sue parole. Meno male che ho incontrato Dio in Gesù Cristo; meno male per questo o, altrimenti, non saprei veramente come contrastare questa legge che muove guerra a tutti i miei pensieri più positivi e che mi rende schiavo. Meno male che ho incontrato Dio che mi ha liberato. È un po’ come se Paolo dicesse: è possibile farcela, ha senso impegnarsi per le cose buone, darsi da fare per la pace, cercare un po’ di giustizia: è possibile farlo, grazie a Dio!

leggi tutto l'articolo su SE VUOI  n. 6/2009

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 IO SO DI CHI MI SONO FIDATO 

IL "PRIMA" DI PAOLO  

NELLA PROSPETTIVA DEL DONO 

UOMINI PIENI DI SPERANZA  

FINO AGLI ESTREMI CONFINI  

   

 

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