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Riportiamo uno stralcio del
dodicesimo e ultimo
articolo di don Luigi Vari sull'esperienza di fede
di
SAN PAOLO...
di Luigi Vari, biblista
Qualcuno,
ma io spero che si sbagli, descrive la generazione dei più
giovani come una generazione di rinunciatari. Frasi come: hanno
tutto, non cercano più niente, sono vittime dei cattivi maestri,
ecc., sono ormai nell’uso comune. Tutte queste considerazioni,
in fondo non fanno che ripetere l’eterna giustificazione del
sistema che non ci rende liberi di essere e di fare quello che
riteniamo giusto. L’apostolo Paolo si trova spesso a fare i
conti con l’organizzazione delle cose, con il sistema appunto.
Che cosa fa quando le cose sono particolarmente sfavorevoli alla
vita cristiana? Non invita alla ribellione, ma nemmeno alla
rassegnazione.
Paolo propone una
strada più efficace della ribellione, ma non meno coraggiosa: la
strada della libertà.
Mi vengono in mente almeno due episodi, uno molto famoso
testimoniato dalla lettera a Filemone, uno meno evidente
presente nella lettera agli Efesini (5,21-32).
La lettera,
o biglietto, a Filemone racconta di uno schiavo di nome
Onesimo che si converte al cristianesimo insieme al suo padrone
Filemone. Giustamente Onesimo pensa che la schiavitù è una cosa
insensata nella relazione fra cristiani, e pensa bene di
scappare e di rifugiarsi da Paolo: la ribellione. Paolo
sa bene che la schiavitù è la base dell’economia del suo tempo e
che Onesimo si è comportato in modo illegale, per cui decide di
rimandare lo schiavo a casa del padrone. Che delusione! Il
sistema non permette di vivere seriamente il Vangelo nemmeno a
Paolo, sembrerebbe. Paolo, però, affida a Filemone un biglietto
nel quale scrive che gli riconosce il diritto di cui gode, ma -
eccola la rivoluzione di Paolo -: ricordati che è un figlio
mio, accoglilo come amico mio, riprendilo a casa tua, ma molto
più che come schiavo, riprendilo come fratello carissimo. Ti
chiedo questo in nome della Carità.
Eccola qui la
rivoluzione di Paolo, muoversi liberamente cambiando i confini
delle relazioni, cambiando il linguaggio e non parlare più da
padroni e da schiavi, ma da fratelli.
...
La rivoluzione di
Paolo è una profezia di cui si sente tanto bisogno oggi perché
siamo disperatamente conformisti, anche nella
trasgressione siamo conformisti, con gli stessi vestiti, slogan,
parole d’ordine, comportamenti. Il suggerimento di Paolo
è quello di fare diversamente per essere diversi e poiché
il fare come tutti fanno produce il sentimento della rinuncia,
forse
trovare una strada
diversa che cambia i confini delle parole e delle relazioni
produce impegno e gioia di vivere. Essere cristiani significa
proprio questo: essere persone che forzano il significato delle
parole perché esse esprimano di più di quello che la
consuetudine e la pigrizia permettono loro di fare. Se si fa
esperienza di leggere il biglietto di Filemone, si sente proprio
come si allargano le parole: carità, figlio, amico, fratello.
La carità spinge a chiedere con umiltà quello che si potrebbe
pretendere. ...
La rivoluzione di
Paolo si propone a ognuno, ma soprattutto ai più giovani che,
delusi dai giocolieri delle parole, vorrebbero trovare alcune,
poche, parole vere per non essere dei rinunciatari che non
parlano e non ascoltano più.
leggi tutto l'articolo su SE VUOI n. 6/2010
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