È la
2ª tappa degli incontri di orientamento vocazionale per giovani, proposti nella nostra
comunità di Castel Gandolfo, sul tema: “TU
cerchi un senso alla vita? Chi... Cosa... Come... Perché...
Quando?”.
Riportiamo alcuni spunti dalla meditazione biblico-esistenziale - alla scuola di Paolo - e delle linee di
discernimento; e il link al file delle preghiere.
"D'improvviso
una luce..."
Cosa cerco?
L'incontro che stravolge la vita
Obiettivo dell’incontro:
aiutare i giovani a riconoscere che non sono le cose che
riempiono la vita e le danno un senso, ma l’incontro con un TU.
Dal “cosa” cerco, al “chi” cerco, per arrivare a scoprirsi
“cercati” già prima da questo TU. La risposta vocazionale è
sempre risposta ad un TU e non ad un “che cosa (fare)”.
Matrimonio, vita consacrata nelle sue diverse forme, la vita
sacerdotale… tutte risposte relazionali ad un TU che stravolge
la vita.
Riflessione biblica
Considerando la storia vocazionale di Paolo, viene da
chiedersi quale possa essere stato il momento decisivo, quello
cioè in cui il futuro apostolo delle genti ha compreso che stava
vivendo qualcosa di nuovo che gli avrebbe modificato
profondamente l’esistenza. Al verso 4 del capitolo 9 ci viene
riferito che all’improvviso una luce lo avvolse,
vale a dire che per Paolo si verifica un evento che egli non
aveva previsto, che non si aspettava, ma soprattutto si tratta
di un evento che non sa gestire. Egli non sa ancora che la luce
che lo avvolge è quella di Cristo: Paolo incontra Cristo, ma non
lo riconosce. O meglio, egli incontra quel Gesù che
perseguita e non lo riconosce perché gli si manifesta in
un modo inaspettato: egli conosceva un Gesù da perseguitare, un
nemico da combattere nei suoi seguaci, una dottrina deviante da
reprimere. Ma la luce che lo avvolge e abbaglia sulla via di
Damasco non gli mostra Gesù, semmai gli impedisce di vedere,
tanto che egli chiede: chi sei, Signore? È
costretto a chiedere le generalità di colui che gli parlava,
perché non lo conosceva: Paolo presumeva di conoscere Cristo e
la sua dottrina, ma quando ne fa esperienza, non lo riconosce.
L’esito di questo incontro è poco esaltante, infatti non vede
nulla, è rimasto accecato dalla luce: buio totale. Sembra un
paradosso, eppure è così: proprio quando Paolo fa esperienza
della luce di Cristo, è incapace di vedere; tutto ciò che
sembrava essere scontato e pacifico, le sue certezze e le sue
conoscenze, vengono scalzate e messe in forte discussione.
Nello stesso capitolo 9 di Atti, qualche verso più avanti
(10-14) il Signore coinvolge nella vicenda di Paolo anche un
altro personaggio: Anania, che era al corrente del fatto che
Saulo si stava dirigendo proprio a Damasco per arrestare i
seguaci di Gesù. Ma la risposta di Anania all’appello del
Signore è ben diversa da quella data da Saulo: Eccomi,
Signore!, risponde Anania. Questo discepolo appare
sollecito e pronto: egli riconosce la voce del
Signore. Tuttavia, Anania mostra dei dubbi nei confronti della
missione che Gesù gli vuole affidare, cioè incontrare Saulo e
imporgli le mani affinché recuperi la vista (cf At 9,12). Anania,
a ragion veduta, vede in lui un pericolo per sé e per tutta la
comunità dei credenti.
Invece, il Signore non si limita a vedere in Saulo ciò che era
stato (un persecutore), ma ciò che sarebbe diventato dopo
l’incontro con Anania (uno strumento eletto).
Gesù vede Paolo alla
luce della sua vocazione, Anania vede Paolo alla luce della sua
storia: solo la fede nel Signore farà sì che Anania
possa andargli incontro e chiamarlo fratello mio (cf
At 9,17).
Tornando a Paolo, ci chiediamo cosa avrà capito durante il
periodo trascorso a Damasco dopo l’incontro improvviso con la
luce di Cristo?
Nella Lettera ai Filippesi 3,7ss, l’Apostolo delle genti scrive
che tutto ciò che egli era e aveva, tutto quanto il suo universo
di relazioni e conoscenze, che agli occhi umani poteva essere
considerato un guadagno, l’ha considerato una
perdita di fronte alla sublimità della
conoscenza di Cristo, alla possibilità di guadagnare Cristo
(cf Fil 3,8).
Probabilmente, durante i giorni trascorsi a Damasco, Paolo ha
avuto la possibilità di riconsiderare la sua vita alla luce di
quella esperienza particolare fatta prima di entrare in città;
ha avuto la possibilità di conoscere Cristo, attraverso la
testimonianza dei discepoli del Signore presenti a Damasco; ha
avuto la possibilità di scoprire il motivo della rivelazione
avuta (la sua vocazione); ha avuto la certezza della presenza
dell’amore di Cristo, di fronte alla cui sublimità egli reputa
tutto una perdita. |
|
Passi di discernimento:
“D’improvviso una luce”
1. Sulla via di Damasco
a. “Chi sei, Signore?”: Atti 9,3-9
b. Saulo visto da Anania: Atti 9,10-14
c. Saulo agli occhi del Signore: Atti 9,15-17
2. Gli effetti dell’incontro
a. La perdita a motivo di Cristo: Fil 3,7-9
b. L’imitazione di Cristo: Fil 3,8-16
>>Rileggendo Filippesi 3, quale pensi sia il “guadagno”
che Paolo considera una perdita?
>>Prova a metterti nei panni di Paolo: quale “prova” pensi
sia più difficile da sopportare. E a quale “certezza” tu
rinunceresti con maggior difficoltà?
>>Cosa vede Gesù in te che gli altri non vedono? |