È la
3ª tappa degli incontri di orientamento vocazionale per giovani, proposti nella nostra
comunità di Castel Gandolfo, sul tema: “TU
cerchi un senso alla vita? Chi... Cosa... Come... Perché...
Quando?”.
Riportiamo alcuni spunti dalla meditazione biblico-esistenziale - alla scuola di Paolo - e delle linee di
discernimento; e il link al file delle preghiere.
"Guidandolo
per mano..."
Come?
Accompagnàti
nella verità
Obiettivo dell’incontro:
Far emergere come l’incontro con le proprie debolezze,
fragilità, momenti di buio, è un passo fondamentale nel cammino
di risposta alla vocazione personale.
Confrontarsi sul ruolo e il valore della guida spirituale e
della comunità ecclesiale, e su due passi fondamentali del
camminare: la verità rispetto a se stessi e agli altri e
la fiducia in se stessi, in Dio e nell’altro.
Riflessione biblica
Non è detto che incontrare il Signore chiarisca le
idee. Il più delle volte ci si trova a fare i conti con una
sensazione di totale smarrimento dovuto, da una parte, al dover
riconsiderare la propria storia e le priorità che guidano il
nostro scegliere e agire quotidiano e, dall’altra, dal
riformulare la scala di valori su cui fondiamo buona parte dei
progetti e delle attese che orientano il nostro sguardo sul
futuro.
Ancora una volta l’esperienza di Paolo è paradigmatica. Subito
dopo l’incontro con la luce improvvisa, Paolo cade a terra, si
rialza e… non vedeva nulla (cf At 9,8). Buio!
Egli era ben cosciente, fino a pochi istanti
prima, di dove stava andando; era persuaso riguardo al motivo
per cui si era messo in viaggio; subito dopo tutto quello che
costituiva il suo bagaglio di certezze viene meno. La sua cecità
non è solo fisica, è un riflesso anche del suo stato d’animo. Di
fronte a tale situazione le scelte possibili si riducono
solamente a due : o ci si dispera, o ci si affida. Egli si è
affidato. Luca, in Atti 9,8, riferisce che Paolo viene guidato
letteralmente per mano fino a Damasco; proprio lui che era
partito come capo di quella spedizione, come colui che avrebbe
dovuto guidare i suoi compagni fino a Damasco! Già da questo
possiamo intuire che il Signore voleva Paolo a Damasco per un
motivo diverso da quello per il quale egli era partito.
Dunque, pur capendo poco di ciò che gli sta
accadendo, Paolo sceglie di affidarsi a chi aveva la possibilità
di guidarlo. Entra a Damasco e lì resta con la sua cecità per un
certo periodo di tempo, tre giorni, durante i quali non mangia e
non beve.
Soltanto dopo questi tre giorni, durante i quali
possiamo immaginare che egli abbia avuto modo di pensare, porsi
delle domande e darsi delle probabili risposte, viene avvicinato
da Anania, un discepolo damasceno, il quale si presenta come
fratello, come inviato dal Signore e con una missione
particolare proprio a suo favore (cf At 9,17). Anania viene
inviato dal Signore affinché Paolo riabbia la vista, ma Luca non
parla espressamente di un evento miracoloso; egli non è chiamato
a risolvere il problema di Paolo, semmai il suo compito è quello
di accompagnarlo nel nuovo percorso appena intrapreso.
Come Anania è stato guidato dal Signore a non vedere più in
Paolo il nemico della comunità dei credenti, così Anania guida
Paolo a vedere in se stesso quello strumento eletto dal Signore
per portare il suo nome davanti ai popoli (cf At 9,15).
E Paolo, attraverso l’esperienza non solo di
Cristo, ma anche e soprattutto della personale debolezza e
inadeguatezza di fronte al Signore che gli si manifesta in
maniera inattesa, scopre che la fede è ascolto e relazione. Una
relazione spesso mediata da altri uomini, di cui il Signore si
serve per accompagnare ciascuno nel suo cammino di scoperta. Se
consideriamo la vita del credente in chiave vocazionale, cioè
come una risposta costante al progetto di Dio alla luce del
Vangelo, non possiamo non considerare che nessuno può
ritenersi autosufficiente. Nel cammino del credente il
fai-da-te è insidioso e dannoso.
Paolo stesso è stato chiamato a sua volta ad
essere guida e accompagnatore di altri fratelli nella fede. Un
esempio per tutti: il suo discepolo Timoteo, nei confronti del
quale Paolo assume un atteggiamento paterno; lo chiama il
“diletto figlio Timoteo”, (2Tm 1,2), e si rivolge a lui con
parole volte ad incoraggiare, rincuorare, ravvivare il dono
della fede (cf 2Tm 1,6).
Come cristiani, in genere, sottolineiamo
l’importanza del dare. È certamente giusto perché tutto il
Vangelo ci spinge a fare della nostra vita un atto d’amore verso
gli altri, non c’è modo più azzeccato di spenderla che quello di
donarla. Tuttavia è amore, è dono anche il saper ricevere.
Non basta voler bene, consolare, ascoltare,
prestarsi, servire, occorre anche lasciare che gli altri
facciano tutto questo a noi. È l’amore reciproco, non quello a
senso unico, la proposta di vita del Vangelo. Saper ricevere:
guardare non tanto a quanto riceviamo, ma al cuore di chi ce lo
offre… Significa scoprirsi bisognosi anche in quello di cui ci
si sentiva sicuri: le famose “certezze”! |
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Passi di discernimento:
UN CAMMINO DI VITA...
1. Smarrimento e fiducia
a. “si alzò da terra… non vedeva nulla”: lettura di Atti 9,8-9
b. “Saulo, fratello mio”: lettura di Atti 9,11-14.17
2. Debolezza e forza
a. “quando sono debole è allora che sono forte”:
lettura di 2Cor 12,1-10
3. Da guidato a guida
a. Timoteo, figlio mio: lettura di 2Tim 1,1-10; 2,1-7
>>C’è qualcuno con cui condividi e a cui affidi i tuoi
desideri, le tue ansie, le tue aspettative?
>>Ripensando all’esperienza vissuta da Saulo, quali pensi siano
stati i suoi sentimenti di fronte alla necessità di essere
guidato a causa della sua cecità?
>>Secondo te, è possibile che gli altri siano anche un mezzo di
cui Cristo si serve per renderti manifesta la sua volontà su di
te? Ti è capitato di farne esperienza?
>>Gli amici, gli affetti, le varie e numerose relazioni che
vivi, sono frutto del caso, oppure riconosci un disegno
provvidenziale di Dio che ci chiama ad essere via di salvezza
gli uni per gli altri? |