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È la 4ª tappa degli incontri di orientamento vocazionale per giovani, proposti nella nostra comunità di Castel Gandolfo, sul tema: “TU cerchi un senso alla vita? Chi... Cosa... Come... Perché... Quando?”. Riportiamo alcuni spunti dalla meditazione biblico-esistenziale - alla scuola di Paolo - e delle linee di discernimento; e il link al file delle preghiere.

 

"E recuperò la vista.."

Dalla legge all'amore

 

Obiettivo dell’incontro: Riconoscersi destinatari della misericordia di Dio, nella nostra povertà e fragilità. Mettersi in ascolto del progetto di Dio sulla propria vita e viverlo non è rispettare delle leggi, ma scoprire l’Amore che Dio ha per ogni persona e accoglierlo.

Riflessione biblica
Vi è un episodio interessante proprio agli inizi della storia vocazionale di Saulo, durante quei giorni trascorsi a Damasco nei quali egli ha sperimentato la preghiera, il digiuno e il buio per via della cecità causata dalla “luce” che improvvisamente lo aveva avvolto alle porte della città. In Atti 9,10-16 si racconta del discepolo Anania al quale viene affidato dal Signore il compito di recarsi da Saulo e di imporgli le mani affinché recuperi la vista. Ai versi 17 e 18 Luca narra proprio questo incontro tra Saulo e Anania, un incontro che consente a Paolo di recuperare la vista e di essere battezzato; è questo il momento in cui la comunità dei credenti accoglie Paolo tra i suoi membri.

Tuttavia, come la cecità di Saulo era non solo fisica ma anche spirituale, così possiamo pensare che il “vedere di nuovo” sia il segno esteriore della nuova vita in Cristo, dell’aver cominciato a comprendere chi fosse quel Gesù che “gli era apparso sulla via per la quale veniva” (cf Atti 9,17).

Rivolgendosi agli Efesini Paolo scrive che proprio l’amore del Dio misericordioso ha reso possibile il passaggio dalla condizione di morte, a causa dei peccati, alla vita in Cristo. Non solo, Paolo parla anche di una risurrezione insieme a Cristo e di condivisione della sua gloria (cf Ef 2,4-7). Ma tutto quanto il Padre opera a beneficio del credente grazie e per mezzo di Cristo è frutto del suo dono e della sua grazia, non viene dalle opere (cf Ef 2,8-9). Ciò non vuol dire che le opere non abbiano un valore; ma l’amore per essere veramente tale deve necessariamente possedere una caratteristica: la gratuità. Se dunque la salvezza fosse elargita al credente grazie alle sue opere, non verrebbe più dalla totale gratuità dell’amore di Dio, e va da sé che non sarebbe stata neanche necessaria la venuta di Cristo sulla terra e la sua morte sulla croce, poiché la Legge di Mosè sarebbe sufficientemente chiara riguardo ciò che va fatto ed evitato per essere graditi al Creatore. Ma che valore hanno, allora, le opere che il credente pratica e deve praticare?! A questo riguardo Paolo scrive che noi “siamo opera sua”, cioè siamo l’opera di Dio, noi che siamo passati da morte a vita siamo stati creati in Cristo, in vista delle opere buone. Dunque, proprio per il fatto che siamo stati amati e salvati per grazia, abbiamo la possibilità di agire secondo la volontà di Dio (cf Ef 2,10). In sintesi, Dio non ama l’uomo per ciò che fa, lo ama e basta; la risposta dell’uomo è, allora, ad una proposta di Amore e non ad una serie di precetti.

In effetti, dove c’è l’amore non c’è la paura di aver infranto delle regole, ma vi è il rammarico per non essere stati fedeli all’amore con cui siamo amati: ciò rende veramente liberi, poiché la condotta del credente non è guidata dalla costrizione della legge, ma dalla forza liberante dell’amore di Dio che guida l’uomo col suo Spirito, riscattandolo dalla condizione di schiavo e rendendolo “figlio”. In Rm 8,14-16 Paolo sostiene che è lo stesso Spirito di Dio che ci consente di rivolgerci a Dio come ad un “Padre” e ci conferma che siamo realmente suoi figli, chiamati a ricevere la medesima eredità di Cristo, cioè la comunione totale con Dio (la gloria), poiché associati a Cristo anche nelle sue sofferenze.

Paolo dunque scopre che il Dio della Legge, che egli serviva da pio osservante, è il Dio dell’amore che lo chiama ad entrare in relazione con lui, per mezzo di Cristo e grazie al dono del suo Spirito, per mezzo del quale grida: “Abbà, Padre!” (cf Rm 14,15).

Passi di discernimento: “E recuperò la vista”

1. “Anania entrò nella casa”
a. L’imposizione delle mani
Lettura di Atti 9,17
b. Saulo ora vede - Lettura di Atti 9,18
c. Il battesimo di Paolo - Lettura di Atti 9,18

2. La ricchezza della misericordia di Dio
a. Dalla morte alla vita - Lettura di Ef 2,4-7
b. Il dono di Dio - Lettura di Ef 2,8-10

3. I figli di Dio
a. Lo Spirito di Dio - Lettura di Rm 8,14-16
b. L’eredità - Lettura di Rm 8,17

>>Quali sono le squame che ti impediscono di vedere e di riconoscere, come Saulo, Colui che ti aspetta sulla strada che percorri?

>>Cosa potrebbe significare per te oggi “riprendere le forze”?

>>Considerando la tua situazione attuale, in che cosa avverti di più la necessità della manifestazione della misericordia di Dio?

>>C’è qualcosa che ritieni possa essere di ostacolo alla misericordia di Dio nella tua vita?

>>Ritieni veramente che si possa passare dalla morte per i peccati alla vita per la grazia? Ne hai fatto esperienza?

>>Nel Battesimo sei diventato figlio di Dio, non per merito, ma per amore. Fermati a contemplare questo mistero che abita la tua vita.

p. Gianluca Cafarotti, somasco - Suore Apostoline

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