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ELIA

  lasciarsi purificare e trasformare

 

Tra i volti della Parola che esprimono il cammino di purificazione dalle proprie idee e l’accoglienza della volontà di Dio, un posto privilegiato è dato ad Elia, profeta profondamente umano che può sicuramente diventare un ottimo compagno di viaggio per il cammino di ciascuno di noi.
 

Elia sinceramente credente nell’unico Dio cerca di distruggere il culto di Baal (cioè le divinità della natura che garantivano fecondità e pioggia alla terra), ma la narrazione della sua lotta esprime il suo stesso fallimento: lotta contro i sacerdoti di Baal, è costretto a scappare dalla regina Gezabele per non essere ucciso, ma in queste difficoltà egli trova accoglienza proprio nella case di due pagani: Naaman il Siro e la vedova di Sarepta di Sidone (la logica di Dio è misteriosa!).
Ad un certo punto della sua vicenda Elia, di fronte all’ostilità della regina e nonostante avesse ammazzato tutti i profeti di Baal, si ritira nel deserto e chiede a Dio di morire (depressione del profeta): «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Dio gli manda un angelo che lo guida nel cammino verso l’Oreb, dove arriva dopo 40 giorni e 40 notti. Ma, nonostante l’umiliazione di questo cammino, Elia non è cambiato. Infatti, alla domanda di Dio: “Che cosa fai qui, Elia?”, egli continua ostinatamente a ricordare il passato ritenendosi il solo custode della rivelazione di Dio: “Sono pieno di zelo per il Signore […]. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”. A questo punto Dio gli si rivela non nel fuoco, non nell’uragano, ma nel soffio di un vento leggero, nel soffio del silenzio. Di qui Dio gli rivolge nuovamente la domanda: “Che fai qui, Elia?”, e noi ci aspetteremmo che lui, a seguito della rivelazione, abbia cambiato la sua attitudine nei confronti di Dio... invece egli ripete le stesse parole di prima: “Sono pieno di zelo per il Signore […]. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”. Nonostante la rivelazione sull’Oreb egli è ancora chiuso in se stesso. A questo punto Dio dice ad Elia di farsi da parte e gli indica quali persone Lui ha scelto; gli fa presente che altri, come lui, non hanno piegato le ginocchia agli idoli. E proprio in questa umiliazione e spoliazione si rivela la grandezza di Elia che finalmente all’Oreb è il primo a convertirsi: egli eseguirà gli ordini di Dio ed ungerà Eliseo al suo posto… Questo ha reso Elia il grande profeta di fuoco, definito il grande profeta di transizione tra l’antico e il nuovo, testimone della vera fede...

 

Molti nostri problemi di comunicazione interpersonale dipendono dalle rigidità con le quali affrontiamo il quotidiano, ossia dall’incapacità di mutare atteggiamento in funzione di condizioni obiettive: Elia incontra il Signore non come se lo aspetta e… perciò stenta a riconoscerlo e, così, va avanti per la “sua” strada!

Di qui una sorta di fondamentalismo, radicalismo delle convinzioni, che determina una comunicazione non aperta, unita ad una sorta di egocentrismo che talvolta non ci permette di guardare al di là dei nostri schemi mentali.

L’atteggiamento che si oppone alla rigidità è la flessibilità, cioè la capacità di rimanere aperti allo stupore della vita, la capacità di guardare a noi stessi e agli altri con gli occhi della novità, della possibilità di cambiamento, di quell’oltre che racchiude la novità del mistero di Dio presente in ciascuno di noi.
Elia è stato chiamato a frantumare la sua visione di Dio per conoscere la sua tenerezza e delicatezza: come “brezza leggera”. Anche noi come lui siamo chiamati a riscoprire il volto paterno e materno di Dio, per incontrare sempre più nella verità noi stessi e Colui che ci vuole felici!

La sfida è proprio questa: frantumare la visione che abbiamo di noi stessi e di Dio, per scoprire la perla preziosa che portiamo nel cuore e rispondere in pienezza alla nostra vocazione.

 

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me ed io ero fuori e là ti cercavo. Ed io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace. (s. Agostino)

suor Tosca Ferrante, Suore Apostoline

 
 
   

 

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