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      di PINO FANELLI cantautore


 

Franco Battiato  in “Inneres Auge IL TUTTO è PIù DELLE SUE PARTI”, 2009

Il nuovo album di Franco Battiato contiene 10 brani: alcuni del suo repertorio, e 4 inediti tra cui “Inneres Auge” il singolo che ha anticipato l’album. L’espressione è tedesca e significa “occhio interiore”. Il brano è una durissima invettiva contro il degrado della politica in Italia.

 

 Inneres Auge

 

Come un branco di lupi

che scende

dagli altipiani ululando

o uno sciame di api

accanite divoratrici di petali odoranti

precipitano

roteando come massi

da altissimi monti

in rovina.
Uno dice

che male c'è

a organizzare

feste private
con delle belle ragazze

per allietare Primari

e Servitori dello Stato?

Non ci siamo capiti

e perché mai

dovremmo pagare

anche gli extra…

 

Che cosa possono

le Leggi
dove regna

soltanto il denaro?

La Giustizia

non è altro
che una pubblica merce…

di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori

se non avessero

moneta sonante

da gettare

come ami fra la gente?

 

La linea orizzontale
ci spinge

verso la materia,

quella verticale

verso lo spirito.

Con le palpebre chiuse

s'intravede un chiarore

che con il tempo,

e ci vuole pazienza,

si apre

allo sguardo interiore:

Inneres Auge,

Das Innere Auge

 

La linea orizzontale

ci spinge

verso la materia,

quella verticale

verso lo spirito.

 

Ma quando ritorno in me,

sulla mia via,

a leggere e studiare,

ascoltando

 i grandi del passato…

mi basta

una sonata di Corelli,

perché mi meravigli

del Creato!

 

“Uno dice che male c’è a organizzare feste private con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?”: è un affondo alle vicende della politica italiana, che spesso va oltre i limiti della moralità. Franco Battiato non ha mai avuto paura di esprimersi nelle sue canzoni e questo brano è un nuovo capitolo di quel filone della sua vicenda artistica che potremmo definire “dell’indignazione”: come non ricordare, ad esempio, “Povera Patria”, un altro suo capolavoro del 1991, di poco precedente alle stragi in cui hanno perso la vita i magistrati Falcone e Borsellino, e alla vicenda di Mani Pulite. La decadenza dei costumi, in particolare nei più alti rappresentanti dello Stato, qualunque sia la loro appartenenza politica, ci deve interrogare seriamente. Di certo chi ha un ruolo di responsabilità nella guida del Paese è chiamato ad essere anche esempio di moralità, testimoniando in prima persona i valori del rispetto e dell’impegno, a servizio del bene di tutti. La politica è gestione responsabile del bene comune, ce lo ricorda anche Benedetto XVI nella sua ultima enciclica: «Volere il bene comune e adoperarsi per esso, è esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale… Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni… Del bene comune deve farsi carico anche e soprattutto la comunità politica…» (Caritas in veritate nn. 7 e 36).

“Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro? La Giustizia non è altro che una pubblica merce…”: La giustizia è uguale per tutti e non c’è spazio, quindi, per “leggi su misura” che fanno perdere di credibilità. Il potere del denaro non può violare i diritti fondamentali della giustizia e dell’uguaglianza. La giustizia è un valore che non può essere comperato!

“Di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente?”: la corruzione è una “tentazione” sempre rischiosa per chi gestisce il bene pubblico. Nella Bibbia i profeti hanno spesso denunciato apertamente la corruzione e l’immoralità della classe politica e religiosa del loro tempo (ad esempio il profeta Amos).

“La linea orizzontale ci spinge verso la materia, quella verticale verso lo spirito”: L’uomo di oggi è “schiavo” dei beni materiali, vive l’ipnosi del sensibile e non è più capace di scorgere la dimensione più profonda e spirituale della realtà. Anche la cultura si va sempre più emancipando da una visione spirituale, teologica del mondo. Ma "senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia... l’umanesimo che esclude Dio è un umanesimo disumano” (Caritas in veritate n. 78). Si tratta di invertire la rotta e camminare – come dice s. Paolo – secondo lo Spirito, perché «il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (cf. Gal 5, 16-25).

“Inneres Auge, Das Innere Auge”: in tedesco significa “occhio interiore”: lo sguardo spirituale che va oltre ciò che si vede con l’occhio fisico. Dice Battiato: «i tibetani hanno scritto cose magnifiche sull’occhio interiore, che ti consente di vedere l’aura degli uomini: qualcuno ce l’ha nera, come certi politici senza scrupoli, mossi da bassa cupidigia, altri ce l’hanno rossa, come la loro rabbia». E di questo “occhio interiore”, di uno sguardo profondo sulle cose, oggi abbiamo più che mai bisogno!

“s’intravede un chiarore che con il tempo, e ci vuole pazienza, si apre allo sguardo interiore”: un’apertura alla speranza, nella misura in cui ognuno saprà aprirsi alla dimensione verticale, spirituale, vivendo responsabilmente il proprio ruolo nella società: nella famiglia, nella cultura, nella politica, nell’economia...

 

 

 

Per riflettere

*Come vedi e valuti l’attuale politica italiana?
*Per te c’è bisogno di una rifondazione etica della politica e dell’economia? Come realizzarla?
*Quali sono i valori che devono guidare la politica?
*In che senso oggi c’è bisogno di spiritualità, di ritrovare quella “linea verticale” di cui si parla nella canzone?


                                                                              da SE VUOI, n. 1/2010

   

 

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