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Inneres Auge
Come
un branco di lupi
che scende
dagli altipiani ululando
o uno sciame di api
accanite divoratrici di
petali odoranti
precipitano
roteando come massi
da altissimi monti
in rovina.
Uno dice
che male c'è
a organizzare
feste private
con delle belle ragazze
per allietare Primari
e Servitori dello Stato?
Non ci siamo capiti
e perché mai
dovremmo pagare
anche gli extra…
Che cosa possono
le Leggi
dove regna
soltanto il denaro?
La Giustizia
non è altro
che una pubblica merce…
di cosa vivrebbero
ciarlatani e truffatori
se non avessero
moneta sonante
da gettare
come ami fra la gente?
La linea orizzontale
ci spinge
verso la materia,
quella verticale
verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse
s'intravede un chiarore
che con il tempo,
e ci vuole pazienza,
si apre
allo sguardo interiore:
Inneres Auge,
Das Innere Auge
La linea orizzontale
ci spinge
verso la materia,
quella verticale
verso lo spirito.
Ma quando ritorno in me,
sulla mia via,
a leggere e studiare,
ascoltando
i grandi del
passato…
mi basta
una sonata di Corelli,
perché mi meravigli
del Creato! |
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“Uno dice che
male c’è a organizzare feste private con delle belle
ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?”:
è un affondo alle vicende della politica italiana, che
spesso va oltre i limiti della moralità. Franco Battiato
non ha mai avuto paura di esprimersi nelle sue canzoni e
questo brano è un nuovo capitolo di quel filone della
sua vicenda artistica che potremmo definire
“dell’indignazione”: come non ricordare, ad esempio,
“Povera Patria”, un altro suo capolavoro del 1991, di
poco precedente alle stragi in cui hanno perso la vita i
magistrati Falcone e Borsellino, e alla vicenda di Mani
Pulite. La decadenza dei costumi, in particolare nei più
alti rappresentanti dello Stato, qualunque sia la loro
appartenenza politica, ci deve interrogare seriamente.
Di certo chi ha un ruolo di responsabilità nella guida
del Paese è chiamato ad essere anche esempio di
moralità, testimoniando in prima persona i valori del
rispetto e dell’impegno, a servizio del bene di tutti.
La politica è gestione responsabile del bene comune, ce
lo ricorda anche Benedetto XVI nella sua ultima
enciclica: «Volere il bene comune e adoperarsi per
esso, è esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi
per il bene comune è prendersi cura di quel complesso di
istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente,
politicamente, culturalmente il vivere sociale… Si ama
tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si
adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi
reali bisogni… Del bene comune deve farsi carico anche e
soprattutto la comunità politica…» (Caritas in
veritate nn. 7 e 36).
“Che cosa
possono le Leggi dove regna soltanto il denaro? La
Giustizia non è altro che una pubblica merce…”:
La giustizia è uguale per tutti e non c’è spazio,
quindi, per “leggi su misura” che fanno perdere di
credibilità. Il potere del denaro non può violare i
diritti fondamentali della giustizia e dell’uguaglianza.
La giustizia è un valore che non può essere comperato!
“Di cosa
vivrebbero ciarlatani e truffatori se non avessero
moneta sonante da gettare come ami fra la gente?”:
la corruzione è una “tentazione”
sempre rischiosa per chi gestisce il bene pubblico.
Nella Bibbia i profeti hanno spesso denunciato
apertamente la corruzione e l’immoralità della classe
politica e religiosa del loro tempo (ad esempio il
profeta Amos).
“La linea
orizzontale ci spinge verso la materia, quella verticale
verso lo spirito”:
L’uomo di oggi è “schiavo” dei beni materiali, vive
l’ipnosi del sensibile e non è più capace di scorgere la
dimensione più profonda e spirituale della realtà. Anche
la cultura si va sempre più emancipando da una visione
spirituale, teologica del mondo. Ma "senza Dio l’uomo
non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere
chi egli sia... l’umanesimo che esclude Dio è un
umanesimo disumano” (Caritas in veritate n. 78). Si
tratta di invertire la rotta e camminare – come dice s.
Paolo – secondo lo Spirito, perché «il frutto dello
Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza,
bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (cf. Gal 5,
16-25).
“Inneres Auge,
Das Innere Auge”: in
tedesco significa “occhio interiore”: lo sguardo
spirituale che va oltre ciò che si vede con l’occhio
fisico. Dice Battiato: «i tibetani hanno scritto cose
magnifiche sull’occhio interiore, che ti consente di
vedere l’aura degli uomini: qualcuno ce l’ha nera, come
certi politici senza scrupoli, mossi da bassa cupidigia,
altri ce l’hanno rossa, come la loro rabbia». E di
questo “occhio interiore”, di uno sguardo profondo sulle
cose, oggi abbiamo più che mai bisogno!
“s’intravede un
chiarore che con il tempo, e ci vuole pazienza, si apre
allo sguardo interiore”:
un’apertura alla speranza, nella
misura in cui ognuno saprà aprirsi alla dimensione
verticale, spirituale, vivendo responsabilmente il
proprio ruolo nella società: nella famiglia, nella
cultura, nella politica, nell’economia... |