|
Non c’è più vento per
noi / tempo non ci sarà
per noi che allora cantavamo con voci così chiare
Non c’è più vento per noi / tempo non ci sarà
per noi che abbiamo navigato quel mare così nero
ma se la vita è tempesta, tempesta allora sarà.
Non c’è più vento per
noi / tempo non ci sarà
per noi che stelle cercavamo sotto quel cielo scuro.
Si alzerà il vento per
noi / tempo per noi sarà
il nostro viaggio, la guida, la mano del destino
ma se la vita è tempesta, tempesta allora sarà.
Un vento poi soffierà dentro le nostre vele
qual è la rotta giusta solo il Signore lo sa.
Un vento poi si alzerà
dentro le nostre vele
è perché la rotta giusta solo il Signore la sa.
Non c’è più vento per noi / tempo non è per noi
che nella notte senza luce misuravamo il mare.
Ma se la vita è
tempesta, tempesta allora sarà.
Un vento poi soffierà dentro le nostre vele
qual è la rotta giusta solo il Signore lo sa.
Un vento poi si alzerà
dentro le nostre vele
perché la rotta giusta solo il Signore la sa.
Ma se la vita è tempesta, tempesta allora sarà. |
|
“Non c’è più
vento per noi tempo non ci sarà… per noi che abbiamo
navigato quel mare così nero”: l’immagine del
mare in tempesta è metafora del viaggio della vita che
ci porta ad affrontare sempre nuove “tempeste”: tutti
quegli avvenimenti che consideriamo negativi e che sono
momenti di prova. Branduardi dedica questo brano “a
tutti coloro che hanno affrontato la tempesta,
rischiando di perdere la rotta, ed hanno saputo
attendere che il vento buono gonfiasse le loro vele ed
hanno ripreso le vie del mare, verso nuove tempeste”.
“ma se la vita è tempesta,
tempesta allora sarà”: nella vita siamo tutti
come navigatori che in alto mare affrontano pericoli di
ogni genere. David Hume dice: “Io mi concepisco come
un uomo che ha cozzato in molti scogli, ha evitato il
naufragio passando in una secca, ma conserva ancora la
temerarietà di mettersi in mare con lo stesso battello
sconquassato, mantenendo intatta l’ambizione di tentare
il giro del mondo nonostante queste disastrose
circostanze”. Bisogna avere la capacità di osare,
sfidando quelle difficoltà che a prima vista sembrano
insormontabili.
“per noi che stelle cercavamo
sotto quel cielo scuro”: siamo come una barca
che anela al mare anche se lo teme. È il desiderio di
infinito che spinge l’uomo a cercare la verità, su se
stesso, sul mondo e su Dio, approdo ultimo di ogni
ricerca. Questo desiderio va mantenuto sempre vivo, è il
sale della vita. La minaccia più pericolosa per l’uomo
non è la tempesta che lo sconvolge, ma la bonaccia che
lo addormenta, spegnendone ogni speranza.
“Si alzerà il vento per noi,
tempo per noi sarà il nostro viaggio, la guida, la mano
del destino”: non bisogna abbandonarsi alla
rassegnazione, ma alzare con fiducia le vele e prendere
i venti del destino, dovunque spingano la barca. Occorre
prendere il largo.
“qual è la rotta giusta solo il
Signore lo sa”: a volte perdiamo la direzione
e ci troviamo smarriti, paurosi. Il brano evangelico
della tempesta sedata (cf. Mc 4,35-41) è indicativo.
Gesù invita i discepoli a passare all’altra riva, ad
attraversare il mare insieme a lui. Arriva la tempesta,
Gesù dorme e i discepoli hanno paura... È così anche per
noi, le difficoltà a volte ci sommergono e non sappiamo
come venirne fuori. Il “segreto” è prendere Gesù
con noi, nella nostra barca, aver fiducia in lui
che è nostro rifugio, ma anche nostra guida. Le
traversate non sono sempre facili e avere Gesù con noi
non significa essere immuni da rischi, difficoltà,
sofferenze. A volte non si può fare a meno di passare
attraverso la tempesta per riuscire finalmente a capire
quale riva ci indica il Signore. Siamo un po’ come gli
apostoli sulla barca e, mentre ci agitiamo per le
tempeste, gridiamo a squarciagola e preghiamo che Dio ci
aiuti, non ci accorgiamo che lui è già lì, sulla nostra
barca. Nel Fedone, Platone dice che l’uomo è “come su
una zattera a varcare a proprio rischio il grande mare
dell’esistenza, a meno che uno non abbia la possibilità
di fare la traversata con più sicurezza e con minor
rischio su una barca più solida, cioè con l’aiuto di una
rivelazione divina”. Se siamo con Gesù non abbiamo
niente da temere: siamo sicuri del suo aiuto e della
vittoria finale. La barca è anche la comunità del
Signore, la Chiesa. Nell’iconografia cristiana la Chiesa
è stata rappresentata anche come una nave che conduce i
fedeli alla mèta finale che è la vita eterna. Nel
monumentale mosaico della “Navicella” (di fronte
all’ingresso centrale della Basilica di San Pietro in
Vaticano), che è il rifacimento seicentesco
dell’originale di Giotto, andato perduto, il Cristo è
presentato frontalmente; è solido, in modo da essere un
punto d’appiglio per Pietro. Il mosaico rappresenta il
cammino tempestoso della Chiesa e la sua salvezza nel
suo continuo rivolgersi a Cristo, unico appoggio sicuro
nelle difficoltà. |