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      di PINO FANELLI cantautore


Vinicio Capossela in “Marinai, profeti e balene”, 2011 

“MARINAI, PROFETI E BALENE” è il NUOVO DOPPIO ALBUM di VINICIO CAPOSSELA PER FESTEGGIARE I 20 ANNI DI CARRIERA. MOLTI I RICHIAMI ALLA LETTERATURA DI VIAGGIO: LA BALENA COME POTENZA DELLA CREAZIONE, LIMITE POSTO ALL'UOMO DALLE CREATURE PIÙ FORTI DI LUI; I PROFETI COME ENIGMI, DOMANDE DELLA VITA; I MARINAI COME L'ANELITO DI SCOPERTA CHE È IN OGNUNO DI NOI.

UN VIAGGIO NEL TEMPO E NELLO SPAZIO, UN PERCORSO INIZIATICO CHE CONSENTE, ATTRAVERSO UN CAMMINO non facile, DI ARRIVARE ALLA CONOSCENZA DEL MONDO E DI Sé. NELLA PRIMA PARTE I RIFERIMENTI LETTERARI SONO SOPRATTUTTO A MELVILLE E CONRAD, E ALLA BIBBIA. NELLA SECONDA INVECE L'ATMOSFERA È PIÙ OMERICA.

VI PROPONIAMO “JOB”, CON TESTO LIBERAMENTE TRATTO DAL LIBRO DI GIOBBE NELLA TRADUZIONE DI GUIDO CERONETTI, PUBBLICATO DA ADELPHI NEL 1972.

 

     Job    

Un uomo era in terra di Uz / un uomo di perfetta purità / temeva Dio e il male aborriva / tra tutti i figli dell'oriente, uomo più grande non c'era / e un giorno venne che i figli della terra / stettero davanti al Signore / e Satana tra loro. / Hai messo il tuo cuore sul mio servo Job? / È un uomo di perfetta purità /di un bastione lo hai circondato / ma stendi la tua mano e colpiscilo nel suo / sulla tua faccia ti maledirà. / E un giorno un messaggero venne a Job e disse: / “Fuoco di Dio dal cielo è sceso / greggi e mandriani ha divorato / sono venuto a dirlo io, il solo scampato”. / Parlava ancora e un altro arriva e dice: / “I figli tuoi sedevano e mangiavano / quando ecco dal deserto leva un vento / nella rovina sono morti”. / “Dal ventre di mia madre nudo sono uscito, / nudo tornerò / il Signore dà, il Signore toglie / sia benedetto il nome del Signore”./ E Satana disse: “La pelle per la pelle. / L'uomo dà tutto per la vita / ma stendi la tua mano nel suo osso, / sulla tua faccia ti maledirà”. / E piagò Job con l'ulcera del male dai piedi fino al cranio. / “Maledici il Signore e muori!”. / “Se accettiamo il bene, dobbiamo prendere anche il male / il Signore dà, il Signore toglie, / sia benedetto il nome del Signore”. / E infine Job apre la bocca e grida: / “Che tu sia maledetto giorno che mi hai partorito, / che sia un giorno di tenebra, il cielo lo ripudi / gli neghi il lume della luce. / Perché ginocchia venirmi incontro? / Perché mammelle vi ho succhiato? / Perché la luce è data a chi pena? / Perché la vita a una gola amara? / Ecco, i terrori che più ho temuto / ecco incarnarsi le mie paure non ho pace né tregua, / sono un cumulo di dolore. / Strepita pure, chi ti risponde? / Se cerchi Dio, se implori Shaddai / se rispondesse quando io grido / solo m'ingozza di pena amara / Dio stermina chi ha colpa / e chi non ha colpa / la terra è data in mano a chi fa il male / la faccia dei suoi giudici è coperta. / Tu che hai messo in me la grazia della vita, / Tu che fai dei miei giorni un'ombra / ecco che nascondi nel tuo cuore: / terra buia come la tenebra / dove non brilla che oscurità / e adesso che il mio occhio ti ha veduto / mi ripudio / e mi consolo / sulla polvere e sulla cenere”.

 

“Un uomo di perfetta purità temeva Dio e il male aborriva”: il libro di Giobbe è tra i più belli della Bibbia. Non sappiamo se Giobbe sia realmente esistito. Egli comunque rappresenta l’immagine del giusto la cui fede è messa alla prova da Dio. Il libro si interroga sul problema del male: come può Dio permettere il male, il dolore, in particolare di chi è innocente?

“stendi la tua mano e colpiscilo nel suo”: è Satana, l’origine di ogni male, a provocare Dio a mettere alla prova Giobbe: è ricco, ha 10 figli: è facile essere fedele a Dio quando tutto va bene... E Dio, che sa trarre il bene anche dal male, accetta la sfida. Giobbe è colpito in ciò che gli è più caro.

“Fuoco di Dio dal cielo è sceso, greggi e mandriani ha divorato… I figli tuoi sedevano e mangiavano quando ecco dal deserto leva un vento nella rovina sono morti… E piagò Job con l’ulcera del male dai piedi fino al cranio”: perde i suoi beni e i suoi 10 figli, si ammala... è prostrato a terra.

“Dal ventre di mia madre nudo sono uscito, nudo tornerò il Signore dà, il Signore toglie, sia benedetto il nome del Signore… Se accettiamo il bene, dobbiamo prendere anche il male, il Signore dà, il Signore toglie, sia benedetto il nome del Signore”: come prima reazione Giobbe accetta quanto gli è capitato senza lamentarsi e da uomo di fede si abbandona alla volontà di Dio.

“E infine Job apre la bocca e grida: Che tu sia maledetto giorno che mi hai partorito, che sia un giorno di tenebra, il cielo lo ripudi gli neghi il lume della luce”: Giobbe cede alla disperazione e maledice il giorno in cui è nato, il suo dolore tocca il fondo.

“non ho pace né tregua, sono un cumulo di dolore… Dio stermina chi ha colpa e chi non ha colpa, la terra è data in mano a chi fa il male”: è una contraddizione: chi è giusto soffre senza colpa e il malvagio invece prospera... davanti al dolore, spesso inspiegabile, che segna l’esistenza di ogni uomo, non troviamo risposte plausibili.

“e adesso che il mio occhio ti ha veduto mi ripudio e mi consolo sulla polvere e sulla cenere”: Giobbe “vede” Dio e ne rimane consolato: la sofferenza sembra il momento dell’assenza di Dio e invece è un’occasione per incontrarLo. Quando tutto viene a mancare e la stessa vita è in pericolo comprendiamo che l’unica àncora alla quale possiamo aggrapparci è Dio, Lui è l’unico nostro bene. La fede che passa attraverso la prova della sofferenza può uscirne più forte, più profonda e autentica. Giobbe alla fine ha una fede diversa da quella di prima... ed è riabilitato, ritrova tutto quanto aveva perso... La figura di Giobbe ci è molto vicina perché in modi diversi tutti abbiamo a che fare col mistero del male e del dolore, che è legato alla fragilità umana e ci pone seri interrogativi sul senso della vita. Per chi non crede non c’è via di uscita se non la disperazione. Per chi crede, invece, la sofferenza ha un senso e può servire alla crescita, umana e di fede. Il modello è Gesù: il Figlio di Dio che è diventato uomo e ha sperimentato il dolore e la morte. Gesù ci ha insegnato che il dolore vissuto con e per amore è la via che ci salva e che può salvare il mondo. Per l’uomo di oggi, che cerca di esorcizzare in molti modi il dolore, la croce rimane un’icona da contemplare e un segno su cui riflettere seriamente.

 

    Per riflettere  
* Cosa ti colpisce della figura di Giobbe?

* Quanto la sofferenza ti ha segnato? Come ti poni di fronte ad essa?
* Secondo te la fede per essere matura ha bisogno di passare attraverso le prove?
* Cosa ti dice il fatto che Cristo Gesù è morto ed è risorto per te ?


                                                                              da SE VUOI, n. 5/2011

   

 

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