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      di PINO FANELLI cantautore


 

 IO?DRAMA   in “Da consumarsi entro la fine”, 2010

Il quartetto milanese “Io?Drama” ha all’attivo un’intensa attività live, e nel maggio 2010 ha pubblicato il suo 2° album “Da consumarsi entro la fine”, che al solido suono rock affianca un’inedita anima acustica. nelle 11 canzoni proposte c’è molto impatto, ma anche straordinari momenti di riflessione introspettiva, come quello proposto nella disarmante “preghiera agnostica”, che qui proponiamo...

 

preghiera agnostica

 

Là nella bruma d’autunno,
gialla una quercia si fa.
Vede per terra le foglie,
vede quello che accadrà.
Un uomo una foglia raccoglie
e un brivido di assurdità
lo pervade dal cuore
un frammento di aldilà.
Stridente dal sottosuolo,
caos di Mortepolitana.
Chi corre, chi dorme,
chi fissa il vuoto: pendolanime.

Un uomo in grigio gessato,
col dito scrive frasi sul vetro:
non mi interessa che tu esista o meno
se tanto non guardi giù.
Guarda giù.
Se è vero che è grande
la tua immensità
guarda quaggiù come va.
Non han colpa gli uomini
che vogliono sapere.
Non avranno mai risposta
ma è lecito domandare.
È una brutta malattia
e non c’è medicina,
ma ci tortura tutti
fin dal giorno della nascita.
Dimmi perché sono qui
e cosa vuoi da me.
Dimmi se stai ascoltandomi.
Dimmi perché.

Dimmi se è vero
che esisti e ci osservi,
dimmi se è vero che ci ascolti.
E se è vero che sei

così buono con tutti,

guarda giù. Guarda giù.
Se è vero che è grande

la tua immensità,

 guarda quaggiù come va.

 

“non mi interessa che tu esista o meno se tanto non guardi giù… Non hanno colpa gli uomini che vogliono sapere. Non avranno mai risposta ma è lecito domandare… Dimmi se è vero che esisti e ci osservi, dimmi se è vero che ci ascolti”: queste parole dicono un atteggiamento agnostico verso Dio. L’agnosticismo sostiene che non si può sapere la verità sull’esistenza di Dio o di altre forze soprannaturali, per cui non nega Dio ma neanche lo afferma. Per la dottrina cristiana invece la ragione umana può giungere ad affermare l’esistenza di Dio come Creatore, principio e fine di tutte le cose, proprio a partire dalle opere da lui create... Il Concilio Vaticano II si è soffermato sulle conseguenze dell’agnosticismo (presupposto culturale del vasto fenomeno dell’indifferenza religiosa) per la vita pratica, etica e religiosa dell’uomo di oggi, e attribuisce al pensiero scientifico non poche responsabilità: “L’odierno progresso delle scienze e della tecnica, che in forza del loro metodo non possono penetrare nelle intime regioni delle cose, può favorire un certo agnosticismo, quando il metodo di investigazione, di cui fanno uso queste scienze, viene a torto innalzato a norma suprema di ricerca della verità totale. Anzi, vi è il pericolo che l’uomo, fidandosi troppo delle odierne scoperte, pensi di bastare a se stesso e non cerchi più cose alte” (Gaudium et spes n. 57).
“L’agnosticismo assume parecchie forme. In certi casi si rifiuta di negare Dio; ammette invece l’esistenza di un essere trascendente che non potrebbe rivelarsi e di cui nessuno sarebbe in grado di dire niente. In altri casi l’agnostico non si pronuncia sull’esistenza di Dio, dichiarando che è impossibile provarla, così come è impossibile ammetterla o negarla…” (Catechismo della Chiesa Cattolica 2117).

“Non avranno mai risposta ma è lecito domandare. È una brutta malattia e non c’è medicina, ma ci tortura tutti fin dal giorno della nascita. Dimmi perché sono qui e cosa vuoi da me”: da una ricerca del 2010 dell’Istituto di indagine Iard è emerso che una gran parte dei giovani italiani non sente come essenziale o importante la dimensione religiosa, solo il 30% la considera necessaria. Inoltre tra molti giovani italiani che dicono di credere c’è la tendenza ad avere solo una vaga idea di Dio... Questo non esclude l’atteggiamento di ricerca e la domanda di senso che “ci tortura tutti dal giorno della nascita”. È urgente, allora, trasformare questa situazione di disagio e smarrimento esistenziale in un’opportunità per una riscoperta di Dio e del senso della vita. Non bisogna aver paura di incrociare i giovani e le loro domande sulla vita (“perché sono qui e cosa vuoi da me”), perché sono domande che aprono la porta alla riscoperta di Dio.

“dimmi se è vero che ci ascolti. E se è vero che sei così buono con tutti, guarda giù… Se è vero che è grande la tua immensità guarda quaggiù come va”: queste parole invocano un Dio più vicino, meno distante dal mondo degli uomini. È qui che si inserisce la nuova sfida educativa che consiste nell’avvicinare i giovani alla conoscenza di Gesù, nel quale Dio si è reso “prossimo” all’uomo, e nell’aiutarli a inserirsi nella comunità ecclesiale dove la fede viene alimentata, confrontata, condivisa e giunge alla sua maturità. Ad una fede piena e consapevole, che è una dimensione costitutiva di ogni essere umano.
 

 

 

Per riflettere
*Come ti poni nei confronti di chi non è interessato

  alla conoscenza di Dio?

 

*Ti sei mai chiesto qual è il senso della tua vita?

  Come vivi la ricerca di Dio?

 

*Una fede matura si traduce in esperienza e si confronta

  con una comunità: fino a che punto la tua fede

  influenza le tue scelte, e come vivi la dimensione comunitaria?


                                                                              da SE VUOI, n. 2/2011

   

 

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