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preghiera
agnostica
Là nella bruma
d’autunno,
gialla una quercia si fa.
Vede per terra le foglie,
vede quello che accadrà.
Un uomo una foglia raccoglie
e un brivido di assurdità
lo pervade dal cuore
un frammento di aldilà.
Stridente dal sottosuolo,
caos di Mortepolitana.
Chi corre, chi dorme,
chi fissa il vuoto: pendolanime.
Un uomo in grigio
gessato,
col dito scrive frasi sul vetro:
non mi interessa che tu esista o meno
se tanto non guardi giù.
Guarda giù.
Se è vero che è grande
la tua immensità
guarda quaggiù come va.
Non han colpa gli uomini
che vogliono sapere.
Non avranno mai risposta
ma è lecito domandare.
È una brutta malattia
e non c’è medicina,
ma ci tortura tutti
fin dal giorno della nascita.
Dimmi perché sono qui
e cosa vuoi da me.
Dimmi se stai ascoltandomi.
Dimmi perché.
Dimmi se è vero
che esisti e ci osservi,
dimmi se è vero che ci ascolti.
E se è vero che sei
così buono con
tutti,
guarda giù. Guarda
giù.
Se è vero che è grande
la tua immensità,
guarda
quaggiù come va.
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“non mi interessa che tu
esista o meno se tanto non guardi giù… Non hanno colpa
gli uomini che vogliono sapere. Non avranno mai risposta
ma è lecito domandare… Dimmi se è vero che esisti e ci
osservi, dimmi se è vero che ci ascolti”:
queste parole dicono un atteggiamento agnostico verso
Dio. L’agnosticismo sostiene che non si può sapere la
verità sull’esistenza di Dio o di altre forze
soprannaturali, per cui non nega Dio ma neanche lo
afferma. Per la dottrina cristiana invece la ragione
umana può giungere ad affermare l’esistenza di Dio come
Creatore, principio e fine di tutte le cose, proprio a
partire dalle opere da lui create... Il Concilio
Vaticano II si è soffermato sulle conseguenze
dell’agnosticismo (presupposto culturale del vasto
fenomeno dell’indifferenza religiosa) per la vita
pratica, etica e religiosa dell’uomo di oggi, e
attribuisce al pensiero scientifico non poche
responsabilità: “L’odierno progresso delle scienze e
della tecnica, che in forza del loro metodo non possono
penetrare nelle intime regioni delle cose, può favorire
un certo agnosticismo, quando il metodo di
investigazione, di cui fanno uso queste scienze, viene a
torto innalzato a norma suprema di ricerca della verità
totale. Anzi, vi è il pericolo che l’uomo, fidandosi
troppo delle odierne scoperte, pensi di bastare a se
stesso e non cerchi più cose alte” (Gaudium et spes n.
57).
“L’agnosticismo assume parecchie forme. In certi
casi si rifiuta di negare Dio; ammette invece
l’esistenza di un essere trascendente che non potrebbe
rivelarsi e di cui nessuno sarebbe in grado di dire
niente. In altri casi l’agnostico non si pronuncia
sull’esistenza di Dio, dichiarando che è impossibile
provarla, così come è impossibile ammetterla o negarla…”
(Catechismo della Chiesa Cattolica 2117).
“Non avranno mai risposta
ma è lecito domandare. È una brutta malattia e non c’è
medicina, ma ci tortura tutti fin dal giorno della
nascita. Dimmi perché sono qui e cosa vuoi da me”:
da una ricerca del 2010 dell’Istituto di indagine
Iard è emerso che una gran parte dei giovani italiani
non sente come essenziale o importante la dimensione
religiosa, solo il 30% la considera necessaria. Inoltre
tra molti giovani italiani che dicono di credere c’è la
tendenza ad avere solo una vaga idea di Dio... Questo
non esclude l’atteggiamento di ricerca e la domanda di
senso che “ci tortura tutti dal giorno della
nascita”. È urgente, allora, trasformare
questa situazione di disagio e smarrimento esistenziale
in un’opportunità per una riscoperta di Dio e del senso
della vita. Non bisogna aver paura di incrociare i
giovani e le loro domande sulla vita (“perché sono
qui e cosa vuoi da me”), perché sono domande che
aprono la porta alla riscoperta di Dio.
“dimmi se è vero che ci
ascolti. E se è vero che sei così buono con tutti,
guarda giù… Se è vero che è grande la tua immensità
guarda quaggiù come va”:
queste parole invocano un Dio
più vicino, meno distante dal mondo degli uomini. È qui
che si inserisce la nuova sfida educativa che consiste
nell’avvicinare i giovani alla conoscenza di Gesù, nel
quale Dio si è reso “prossimo” all’uomo, e nell’aiutarli
a inserirsi nella comunità ecclesiale dove la fede viene
alimentata, confrontata, condivisa e giunge alla sua
maturità. Ad una fede piena e consapevole, che è una
dimensione costitutiva di ogni essere umano.
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