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      di PINO FANELLI cantautore


Lost  

in “Allora sia buon viaggio”, 2010

La band vicentina dei “Lost”, nata nell’estate del 2004, si ripropone al suo pubblico con “Allora sia buon viaggio” (il 3° album della sua storia musicale).  L’album include 11 tracce e dimostra già una certa maturità artistica, soprattutto nei testi. “L’applauso del cielo” è il singolo che ha anticipato l’uscita del disco e fa parte anche della colonna sonora del lungometraggio giovanile di Herbert Simone Paragnani “Una canzone per te”, nelle sale dal 28 maggio 2010. Qui vi proponiamo “Un mondo da inventare”

 

 Un mondo da inventare

 

 

Se c’è un posto dove andare
l’anima lo troverà
se c’è un mondo da inventare
prima o poi si inventerà
 

Credi che si può cambiare
se l’amore trova amore…
 

Adesso alzati su andiamo via
e non bruciare la tua fantasia
qui solo gente

che non pensa a te
e facilmente ti sa illudere


“dimmi che non vuoi restare”
ora qui, abbracciami
“lungo il tempo

oltre il giorno”
io ti porterò…
 

L’abito non fa la tua identità
il cuore lo sa, non ti tradirà
prima o poi vedrai

la tua libertà
come in un miracolo esploderà


“dimmi che non vuoi restare”
sola qui, dài stringimi…
 

L’essenziale è invisibile
e non c’è mai fine

all’impossibile


il vento spoglia

la nostra fantasia
e ci ritroviamo qui, soli
in questa stanza

 

soli io e te
oltre l’impossibile…

 

“Se c’è un posto dove andare l’anima lo troverà”: siamo fatti di anima e corpo. Il libro della Creazione ci dice che l’anima è il soffio vitale di Dio che ci tiene in vita e, insieme al corpo, esprime anche la nostra unicità di persone, l’identità. Se Dio è all’origine dell’uomo è naturale che questi, nel suo essere più profondo, tenda alla sua origine, a Dio. È Lui il “luogo”, la mèta finale. Lo scopo della vita è cercare la strada che porta a Dio: solo così ognuno realizza la sua vocazione originaria di figlio.
“se c’è un mondo da inventare prima o poi si inventerà”: all’uomo Dio ha affidato la Creazione, perché la custodisca e con libertà, responsabilità e creatività (che è partecipazione della creatività di Dio), la trasformi e la renda sempre più a Sua immagine e somiglianza. Se il mondo si è allontanato da Dio è perché si è chiuso nella ricerca del profitto personale, nel consumismo sfrenato, nell’uso indiscriminato delle risorse, nello sfruttamento dei più poveri. Un mondo diverso si può “inventare” recuperando valori importanti come il rispetto della dignità di ogni persona, l’uso sapiente e più sobrio delle risorse, la ricerca del bene comune, la giustizia e l’equità sociale, la solidarietà con i più poveri…
“Credi che si può cambiare se l’amore trova amore…”: credi che il mondo si possa cambiare con il denaro, con la forza e con la guerra? No! L’unica strada percorribile è quella che porta a cambiare se stessi, a convertirsi all’amore. Ogni vero cambiamento comincia sempre dall’interno della persona. Se ci apriamo all’amore la nostra testimonianza avrà la forza di contagiare anche altri. Il cristianesimo è nato così: l’amore di Gesù che arriva a dare la vita per tutti ha contagiato i primi discepoli che a loro volta, con la loro testimonianza, hanno contagiato altri, ed è nata così la Chiesa. Nella Via Crucis al Colosseo dello scorso Venerdì Santo Benedetto XVI ha pregato con chiarezza e convinzione di fede: “nasca in noi un rinnovato desiderio di convertire il nostro cuore all’amore, che è l’unica forza capace di cambiare il mondo”. E Mahatma Gandhi, in una sua poesia, dice: “Scopri l’amore e fallo conoscere al mondo”.
“non bruciare la tua fantasia”: c’è bisogno di non tarpare le ali alla fantasia e creatività e di uscire dalla cultura dell’omologazione che ci appiattisce e ci spersonalizza. È più facile “allinearsi” alle mode del momento piuttosto che rischiare di intraprendere strade nuove e alternative, remare controcorrente. Il “coraggio di essere creativi” e la “voglia di mettersi in gioco”: questa è la sfida da raccogliere per le nuove generazioni in questo terzo millennio.
“L’abito non fa la tua identità… prima o poi vedrai la tua libertà”: oggi si dà molta importanza all’apparire, al look, all’aspetto esteriore (lo stile suggerito dalle grandi firme della moda, il tipo di automobile, l’ultimo nuovo modello di telefonino…). C’è inoltre, nella società dei media, il consumo/acquisto acritico di identità personali attraverso l’identificazione con i personaggi del mondo del cinema o della canzone. In questo modo l’identità della persona viene svuotata della sua dimensione più profonda.
L’identità è ciò che caratterizza ciascuno di noi come individuo inconfondibile. I sociologi dicono che è fra i 14 e i 25 anni che si struttura l’ identità come frutto di fattori genetici ma anche dell’ambiente sociale in cui si vive.
Ma c’è un altro fattore importante che determina a priori la nostra identità: è l’essere fatti a immagine e somiglianza di Dio, quindi suoi figli, unici e liberi. Questo ci accomuna tutti e la vocazione di ogni persona è quella di scoprire sempre più questa sua identità che lo segna nel suo essere più profondo e che diventa l’insieme valoriale che lo orienta nelle scelte di ogni giorno.
“L’essenziale è invisibile”: ne “Il Piccolo principe”, A. de Saint Exupéry afferma che “non si vede bene che con il cuore… L’essenziale è invisibile agli occhi”. Occorre uno sguardo trasfigurato per cogliere nelle persone, cose ed eventi il significato profondo dell’esistenza, il senso nascosto delle cose. Se noi inseguiamo solo e sempre ciò che appare e che ci gratifica subito, rimarremo delle persone mediocri, superficiali, incapaci di crescere interiormente e di inventare un mondo diverso, che sia davvero un giardino di pace per tutti.

 

 

 

Per riflettere
* Pensi di conoscerti veramente?
* Per te qual è la tua identità originaria?
* Quali sono i fattori, positivi e negativi,

   che hanno influito sulla formazione della tua identità?
* Dài più importanza all’apparire o all’essere?
* Quanto ti influenzano le mode o i miti della Tv e del cinema?
* Riesci a cogliere il senso nascosto delle cose?


                                                                              da SE VUOI, n. 4/2010

   

 

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