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Tra le nuvole e i sassi
passano i sogni di tutti
passa il sole ogni giorno
senza mai tardare.
Dove sarò domani? Dove sarò?
Tra le nuvole e il mare
c’è una stazione di posta
uno straccio di stella
messa lì a consolare
sul sentiero infinito del maestrale…
Ma domani, domani, domani,
lo so, lo so che si passa il confine,
e di nuovo la vita sembra fatta
per te
e comincia domani, domani è già qui.
Estraggo un foglio
nella risma nascosto
scrivo e non riesco
forse perché il sisma m’ha scosso.
Ogni vita che salvi,
ogni pietra che poggi,
fa pensare a domani
ma puoi farlo solo oggi
e la vita si fa grande così…
Tra le nuvole e il mare
si può fare e rifare
con un po’ di fortuna si può dimenticare…
Dove sarò domani che ne sarà
dei miei sogni infranti,
dei miei piani… tendimi le mani…
Tra le nuvole e il mare
si può andare e andare
sulla scia delle navi di là del
temporale
e qualche volta si vede
domani una luce di prua
e qualcuno grida: Domani.
Come l’aquila che vola
libera tra il cielo e i sassi
siamo sempre diversi
e siamo sempre gli stessi
hai fatto il massimo
e il massimo non è bastato
e non sapevi piangere e adesso
che hai imparato
non bastano le lacrime
ad impastare il calcestruzzo
eccoci qua cittadini d’Abruzzo
e aumentano d’intensità le lampadine
una frazione di secondo
prima della fine la tua mamma,
la tua patria da ricostruire…
Non siamo così soli
a fare castelli in aria
non siamo così soli
sulla stessa barca…
non siamo così soli
a stare bene in Italia… a immaginare
un nuovo giorno in Italia.
Non siamo così soli domani
è già qui…
E di nuovo la vita sembra fatta per te
e comincia domani
tra le nuvole e il mare,
si può fare e rifare
con un po’ di fortuna
si può dimenticare…
domani è già qui, domani è già qui. |
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“Il sisma
m’ha scosso…”: è ancora vivo il ricordo
della notte del 6 aprile scorso: alle 3.32 a L’Aquila e
dintorni, c’è stata una scossa tellurica di 5,8 gradi
della scala Richter (8°/9° grado della scala Mercalli).
Il bilancio definitivo delle vittime ha registrato 308
morti, 1600 feriti di cui 200 gravissimi; circa 65.000
gli sfollati alloggiati in tendopoli, auto, alberghi...
Tanta la paura e lo sgomento nella popolazione,
soprattutto per chi ha perduto non solo la casa ma anche
gli affetti e le persone più care.
“Ogni vita
che salvi, ogni pietra che poggi, fa pensare a domani”:
subito si è attivata una rete di solidarietà in soccorso
delle popolazioni colpite. Numerose le iniziative, tra
cui l’attivazione di diversi conti correnti bancari e
l’invio di aiuti concreti (acqua, cibo, tende, cucine da
campo…) da parte di enti come Caritas, Croce Rossa
Italiana, oltre al grande numero di volontari coordinati
dalla Protezione Civile. Si è mosso anche il mondo della
musica con la canzone “Domani 21/4.2009”, voluta e
realizzata da Lorenzo Jovanotti con l’appoggio di
Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Il pezzo, scritto da
Mauro Pagani, è il riarrangiamento di un brano dell’ex
PFM (Premiata Forneria Marconi) e ha visto il
coinvolgimento di molti big, tra cui Jovanotti, Ligabue,
Tiziano Ferro, Elisa, Giorgia, Franco Battiato, Gianna
Nannini, Laura Pausini, Zucchero e molti altri. La data
21-04-09 è il giorno in cui è stata registrata la
canzone.
I proventi delle vendite, costantemente
monitorati con il sito www.domani21aprile2009.it,
saranno versati sul conto corrente del Ministero dei
Beni Culturali.
“Ma puoi
farlo solo oggi”: i drammi
dell’umanità (povertà, guerre, calamità naturali…)
ci interpellano e ci spingono ad aiutare chi è
meno fortunato di noi. Non possiamo restare indifferenti
e “passare oltre”. Il vangelo, a riguardo, ci propone la
parabola del buon Samaritano (nel vangelo di Luca
10,29-37), per tutti esempio per le situazioni che
chiamano in causa la nostra solidarietà. A differenza
del sacerdote e del levita che, non volendo “sporcarsi
le mani”, passano oltre,
il Samaritano
si ferma e fa un’opera di “pronto intervento”,
perché ci tiene alla vita di “quel tale abbandonato
sulla strada”, derubato e malmenato. Per lui “quel tale”
non è più uno sconosciuto, ma ha un nome, una storia,
una dignità. Il Samaritano capisce che in quel momento
deve abbandonare ogni alibi e “farsi uno” con l’altro
che giace moribondo sulla strada. Non c’è tempo da
perdere, c’è in gioco una vita! La solidarietà è mettere
da parte i propri interessi di fronte alle mani tese
dell’altro.
“Dove sarò
domani che ne sarà dei miei sogni infranti, dei miei
piani… tendimi le mani…”: serve
passare,
però, dal “fare solidarietà” all’ “essere solidali”.
È più facile “esibire” la beneficienza (come per alcuni
show televisivi) che coinvolgersi in prima persona. Non
possiamo ridurre la solidarietà a “dare cose” per
sentirci in pace con la coscienza. La solidarietà è,
prima di tutto, un atteggiamento, è l’essere partecipi
del dolore e dei drammi dell’umanità come se fossero
nostri. È un coinvolgimento totale nel dramma che
l’altro sta vivendo. Guardiamo sempre il Samaritano: la
sua premura verso l’altro in difficoltà è sorprendente,
si coinvolge fino in fondo nel dolore del fratello,
preoccupandosi che venga assistito e curato: “gli si
fa vicino, gli tende le mani, gli fascia le ferite, lo
carica sopra il suo asino e lo porta a una locanda, si
prende cura di lui, dà due denari all’albergatore
promettendogli che ciò che spenderà in più glielo
rifonderà al suo ritorno”. La vera solidarietà prima
che un “fare” è un “essere con” nella gratuità del dono,
senza “ritorno di immagine”. |