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You’re a good
soldier
Choosing your battles
Pick yourself up And dust yourself off
Get back in the saddle
You’re on the front line
Everyone’s watching
You know it’s serious
We’re getting closer
This isn’t over
The pressure’s on; you feel it But you
got it all; believe it
When you fall, get up, oh oh
And if you fall, get up, eh eh
Tsamina mina zangalewa / Cause this is
Africa / Tsamina mina eh eh
Waka waka eh eh
Tsamina mina zangalewa
This time for Africa
Listen to your god;
this is our motto
Your time to shine
Don’t wait in line Y vamos por todo
People are raising their expectations
Go on and feel it This is your moment
No hesitation Today’s your day
I feel it
You paved the way,
Believe it
If you get down
Get up oh, oh
When you get down,
Get up eh, eh
Tsamina mina zangalewa
This time for Africa
Tsamina mina eh eh
Waka waka eh eh
Tsamina mina zangalewa
Anawa a a
Tsamina mina eh eh Waka waka eh eh
Tsamina mina zangalewa
This time for Africa |
Sei un
bravo soldato,
scegliere le tue battaglie
ti fa
riprendere
e ti rimette in gioco
torna
in sella
sei in prima linea
tutti ti stanno osservando
sai che è una cosa seria
ci stiamo avvicinando
questa non è la fine
la pressione è alta;
la
senti
ma hai tutto; credici
quando cadi, rialzati
e se cadi, rialzati
Tsamina mina zangalewa
perché questa è l’Africa
Tsamina mina eh eh
Waka waka eh eh
Tsamina mina zangalewa
questa volta per l’Africa
Ascolta il tuo dio;
questo è il nostro motto
è il tuo momento
per
brillare
non aspettare in riga
e andiamo per tutti
la gente sta alzando
le
proprie aspettative
va’ avanti e sentilo
questo è il tuo momento
nessuna esitazione
oggi è
il tuo giorno
lo sento
ti sei
già aperto la strada, credici
se
cadi rialzati
quando
cadi Rialzati
Tsamina mina zangalewa
questa volta per l’Africa
Tsamina mina eh eh / Waka waka eh eh
Tsamina mina zangalewa / Anawa aa
Tsamina mina eh eh / Waka waka eh eh
Tsamina mina zangalewa
questa volta per l’Africa |
“questa
volta per l’Africa… è il tuo momento per brillare”:
i mondiali di calcio 2010 sono
stati un’occasione di grande visibilità per un
continente troppo dimenticato: l’Africa. Benedetto XVI
nel 2009, in occasione del Sinodo per l’Africa, ha
evidenziato che il “continente nero” rappresenta una
straordinaria risorsa spirituale per il resto del mondo;
continuano a riaffermarlo le organizzazioni di
volontariato e, soprattutto, lo sanno e lo ripetono i
tanti missionari e operatori umanitari che da tempo ci
vivono, superando grandi difficoltà e prendendo
posizione contro la violenza, gli errori e le
ingiustizie, accanto alle popolazioni locali di cui
sottolineano straordinarie virtù e forza d’animo. Oltre
alle risorse spirituali il continente africano ha anche
abbondanti risorse naturali: petrolio, rame, pietre
preziose, minerali che hanno un valore economico e
strategico decisivo per la fabbricazione di micro
conduttori, microprocessori, come il coltan. Ma i
popoli dell’Africa invece di goderne come benedizione e
fonte di sviluppo, sono vittime di una cattiva gestione
da parte delle autorità locali e dello sfruttamento dei
poteri stranieri, tra cui le multinazionali con le loro
strategie centrate sui propri interessi e non su quelli
africani. L’Africa è il continente più ricco di materie
prime del mondo, ma è anche quello in cui c’è più gente
che muore di fame e di malattie. è un continente
bloccato economicamente perché bloccato politicamente. I
regimi africani, infatti, continuano ad avere una
gestione fortemente antidemocratica e autoritaria che
impedisce lo svolgimento delle attività economiche nella
piena trasparenza delle regole giuridiche e di mercato;
la corruzione è forte e l’ingiustizia più grande è che
la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi, mentre
la maggioranza della popolazione vive in una situazione
di estrema povertà. C’è, inoltre, una cattiva
amministrazione del denaro pubblico, spesso investito in
attrezzature militari piuttosto che nella costruzione di
infrastrutture come scuole, strade, linee ferroviarie,
rete elettrica, acquedotti, ospedali,
telecomuni-cazioni… Una delle grandi piaghe dell’Africa,
poi, è l’analfabetizzazione. Il sistema scolastico è
poco sviluppato, in alcuni casi praticamente
inesistente, e nella classifica dei Paesi in base al
tasso di alfabetizzazione quelli africani si collocano
in genere agli ultimi posti. Le università sono poche e
inaccessibili a una vasta maggioranza della
popola-zione, di conseguenza mancano scienziati,
ingegneri, insegnanti...
Lo sviluppo
di un Paese comincia dall’alfabetizzazione: sapere serve
a proteggersi e a combattere; non saper leggere per
molti significa isolamento, dal mondo e nel mondo,
impossibilità di trovare il proprio posto nella
collettività in accordo con le proprie idee, di
scegliere il proprio lavoro, di difendere i propri
diritti, e di determinare con scelte consapevoli i
cambiamenti importanti per il proprio ambiente di
riferimento.
È urgente quindi che, dopo il grande evento del Mondiali
di calcio 2010, i riflettori non si spengano, che i
Paesi più sviluppati si prendano un serio impegno:
aiutare davvero gli africani a crescere e a progredire.
Ma anche i
leader politici africani con i loro governi devono
impegnarsi a far sì che il vero “Mondiale
dell’Africa”, un campionato di sviluppo, di
giustizia e di diritti umani, molto più impegnativo e
decisivo di quello calcistico appena concluso, prenda
subito avvio e porti gli “ultimi” dell’Africa e del Sud
del mondo a una vittoria piena e indiscutibile, un
successo prezioso e indispensabile per un miglior futuro
dell’intero pianeta. |