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Parla con me
Ma dove guardano ormai
quegli occhi spenti che hai?
Cos’è quel buio che li attraversa?
Hai tutta l’aria di chi
da un po’ di tempo oramai
ha dato la sua anima per dispersa.
Non si uccide un dolore
anestetizzando il cuore
c’è una cosa che invece puoi fare
se vuoi se vuoi se vuoi...
Parla con me, parlami di te
io ti ascolterò
vorrei capire di più
quel malessere dentro che hai tu.
Parla con me,
tu provaci almeno un po’
non ti giudicherò
perché una colpa se c’è
non si può dare solo a te.
Parla con me
Poi quando hai visto com’è
anche il futuro per te
lo vedi come un mare in burrasca,
che fa paura lo so
io non ci credo però
che almeno un sogno
tu non l’abbia in tasca.
Ma perché quel canto asciutto?
Non tenerti dentro tutto.
C’è una cosa che invece puoi fare
se vuoi se vuoi se vuoi…
Parla con me, tu dimmi che cosa c’è
io ti risponderò,
se vuoi guarire però
prova un po’ a innamorarti di te.
Non negarti la bellezza di scoprire
quanti amori coltivati puoi far fiorire
sempre se tu vuoi…
“Parla con me”
è il singolo che ha lanciato
“Ali e radici”,
il
12° album di inediti
di Eros Ramazzotti.
Con il cd ci sono anche
un libro fotografico,
con foto di Bruce Weber,
e un video girato
a Los Angeles:
un lungo piano sequenza
che accompagna
nel mondo della comunicazione oggi,
un invito
a usare la tecnologia
senza farsene travolgere.
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“Ma dove
guardano ormai quegli occhi spenti che hai? Hai tutta
l’aria di chi da un po’ di tempo oramai ha dato la sua
anima per dispersa. Non si uccide un dolore
anestetizzando il cuore”: oggi i mezzi di
comunicazione sociale favoriscono i contatti riducendo
il dispendio di energie e tempo. È l’era della
tecnologia digitale che, in tempi sempre più brevi
inventa nuovi modi di comunicare e di essere in rete gli
uni con gli altri. Eppure gli strumenti più in voga
(telefonino, internet…) hanno favorito anche il crearsi
di mondi isolati. Il rischio (per i giovani soprattutto)
è quello di lasciarsi risucchiare in un mondo virtuale e
perdere i legami con quello reale. La comunicazione
virtuale è spesso superficiale, quasi un gioco e, a
volte, diventa evasione dalla realtà. La tecnologia
offre grandi opportunità ma va usata in modo
responsabile e consapevole affinché non ne diventiamo
schiavi. Il fine della comunicazione è mettere in
relazione mondi e culture diversi e gli strumenti
devono essere al servizio della crescita e dello
sviluppo delle persone. Anche Eros Ramazzotti è convinto
che “c’è bisogno di un migliore uso della tecnologia
perché può aiutare ad avvicinare le persone ma anche ad
allontanarle irrimediabilmente”. Per tutti gli educatori
(genitori, insegnanti…) si pone una vera e propria sfida
educativa verso le giovani generazioni.
”Parla con me, parlami di te io
ti ascolterò vorrei capire di più quel malessere dentro
che hai tu”: è un invito a uscire da se
stessi, dal mondo virtuale per recuperare il rapporto
diretto e interpersonale. Ogni tanto c’è bisogno di
fermarsi a vedere il volto dell’altro, guardarlo negli
occhi per cogliervi le domande più vere e profonde, quel
malessere che ognuno si porta dentro, che è
l’inquietudine del vivere. Per questo c’è bisogno di
riscoprire la dimensione dell’ascolto, del dialogo, di
umanizzare di più i rapporti, rendendoli meno
artificiali; c’è bisogno di calore umano, di empatia.
Senza questo equilibrio tra comunicazione virtuale e
diretta si perde in umanità.
”anche il futuro per te lo vedi
come un mare in burrasca, che fa paura”: se
la comunicazione oggi è sempre più consumo di notizie,
di informazione tutto è concentrato sul “qui ed ora”,
sull’immediato presente. Non c’è più progettualità e il
futuro è visto come una grossa incognita, fa paura.
”io non ci credo però che
almeno un sogno tu non l’abbia in tasca”:
“il futuro appartiene a coloro che credono nella
bellezza dei propri sogni” (E. Roosvelt). È proprio
così! Anche se può sembrare incerto, il futuro è pur
sempre nelle nostre mani e, grazie ai nostri sogni, al
crederci fino in fondo e alla nostra tenacia, può
diventare realtà.
”Non tenerti dentro tutto”:
comunicare è anche aprirsi al confronto con gli altri,
condividere i problemi, insieme alle gioie e alle
speranze.
”se vuoi guarire però prova un
po’ a innamorarti di te”: partire
dall’autostima! Accoglierci così come siamo è il primo
passo per uscire dalla solitudine e dall’isolamento in
cui a volte ci autoconfiniamo. Tra i comandamenti più
importanti della Bibbia c’è: Ama il prossimo tuo come
te stesso.
Se non apprezziamo prima noi stessi come possiamo amare
gli altri? Se siamo capaci di coglierci
come dono, tutto intorno a noi si presenterà con i
contorni del dono: gli altri, le cose, gli avvenimenti
della vita.
”Non negarti la bellezza di
scoprire quanti amori coltivati puoi far fiorire sempre
se tu vuoi”: la felicità, nostra e degli
altri, dipende dalla nostra libertà di crederci e
impegnarci per il bene. La libertà è il regalo più
grande che abbiamo, da difendere sempre, ad ogni costo:
libertà dai condizionamenti, dalle nuove
schiavitù, dal male, ma anche libertà di
impegnarci per costruire un mondo più ad immagine e
somiglianza di Dio. Tutto può cambiare e rifiorire,
tutto può essere trasformato se la nostra libertà si
lascia trasfigurare dall’amore. |