per i giovani che guardano al futuro  

 

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      di PINO FANELLI cantautore


 

Eros Ramazzotti   in “Ali e radici”, 2009

  Parla con me

 

Ma dove guardano ormai
quegli occhi spenti che hai?
Cos’è quel buio che li attraversa?
Hai tutta l’aria di chi
da un po’ di tempo oramai
ha dato la sua anima per dispersa.
Non si uccide un dolore
anestetizzando il cuore
c’è una cosa che invece puoi fare
se vuoi se vuoi se vuoi...
Parla con me, parlami di te
io ti ascolterò
vorrei capire di più
quel malessere dentro che hai tu.
Parla con me,
tu provaci almeno un po’
non ti giudicherò
perché una colpa se c’è
non si può dare solo a te.
 

Parla con me
Poi quando hai visto com’è
anche il futuro per te
lo vedi come un mare in burrasca,
che fa paura lo so
io non ci credo però
che almeno un sogno
tu non l’abbia in tasca.
Ma perché quel canto asciutto?
Non tenerti dentro tutto.
C’è una cosa che invece puoi fare
se vuoi se vuoi se vuoi…
Parla con me, tu dimmi che cosa c’è
io ti risponderò,
se vuoi guarire però
prova un po’ a innamorarti di te.
Non negarti la bellezza di scoprire
quanti amori coltivati puoi far fiorire
sempre se tu vuoi…

 

 

 

 

 

 

 

“Parla con me”

è il singolo che ha lanciato

“Ali e radici”,

 il 12° album di inediti

di Eros Ramazzotti.

Con il cd ci sono anche

un libro fotografico,

con foto di Bruce Weber,

e un video girato

a Los Angeles:
un lungo piano sequenza
che accompagna

nel mondo della comunicazione oggi,

un invito

a usare la tecnologia
senza farsene travolgere.

 

“Ma dove guardano ormai quegli occhi spenti che hai? Hai tutta l’aria di chi da un po’ di tempo oramai ha dato la sua anima per dispersa. Non si uccide un dolore anestetizzando il cuore”: oggi i mezzi di comunicazione sociale favoriscono i contatti riducendo il dispendio di energie e tempo. È l’era della tecnologia digitale che, in tempi sempre più brevi inventa nuovi modi di comunicare e di essere in rete gli uni con gli altri. Eppure gli strumenti più in voga (telefonino, internet…) hanno favorito anche il crearsi di mondi isolati. Il rischio (per i giovani soprattutto) è quello di lasciarsi risucchiare in un mondo virtuale e perdere i legami con quello reale. La comunicazione virtuale è spesso superficiale, quasi un gioco e, a volte, diventa evasione dalla realtà. La tecnologia offre grandi opportunità ma va usata in modo responsabile e consapevole affinché non ne diventiamo schiavi. Il fine della comunicazione è mettere in relazione mondi e culture diversi e gli strumenti devono essere al servizio della crescita e dello sviluppo delle persone. Anche Eros Ramazzotti è convinto che “c’è bisogno di un migliore uso della tecnologia perché può aiutare ad avvicinare le persone ma anche ad allontanarle irrimediabilmente”. Per tutti gli educatori (genitori, insegnanti…) si pone una vera e propria sfida educativa verso le giovani generazioni.
”Parla con me, parlami di te io ti ascolterò vorrei capire di più quel malessere dentro che hai tu”: è un invito a uscire da se stessi, dal mondo virtuale per recuperare il rapporto diretto e interpersonale. Ogni tanto c’è bisogno di fermarsi a vedere il volto dell’altro, guardarlo negli occhi per cogliervi le domande più vere e profonde, quel malessere che ognuno si porta dentro, che è l’inquietudine del vivere. Per questo c’è bisogno di riscoprire la dimensione dell’ascolto, del dialogo, di umanizzare di più i rapporti, rendendoli meno artificiali; c’è bisogno di calore umano, di empatia. Senza questo equilibrio tra comunicazione virtuale e diretta si perde in umanità.
”anche il futuro per te lo vedi come un mare in burrasca, che fa paura”: se la comunicazione oggi è sempre più consumo di notizie, di informazione tutto è concentrato sul “qui ed ora”, sull’immediato presente. Non c’è più progettualità e il futuro è visto come una grossa incognita, fa paura.
”io non ci credo però che almeno un sogno tu non l’abbia in tasca”: “il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni” (E. Roosvelt). È proprio così! Anche se può sembrare incerto, il futuro è pur sempre nelle nostre mani e, grazie ai nostri sogni, al crederci fino in fondo e alla nostra tenacia, può diventare realtà.
”Non tenerti dentro tutto”: comunicare è anche aprirsi al confronto con gli altri, condividere i problemi, insieme alle gioie e alle speranze.
”se vuoi guarire però prova un po’ a innamorarti di te”: partire dall’autostima! Accoglierci così come siamo è il primo passo per uscire dalla solitudine e dall’isolamento in cui a volte ci autoconfiniamo. Tra i comandamenti più importanti della Bibbia c’è: Ama il prossimo tuo come te stesso. Se non apprezziamo prima noi stessi come possiamo amare gli altri? Se siamo capaci di coglierci come dono, tutto intorno a noi si presenterà con i contorni del dono: gli altri, le cose, gli avvenimenti della vita.
”Non negarti la bellezza di scoprire quanti amori coltivati puoi far fiorire sempre se tu vuoi”: la felicità, nostra e degli altri, dipende dalla nostra libertà di crederci e impegnarci per il bene. La libertà è il regalo più grande che abbiamo, da difendere sempre, ad ogni costo: libertà dai condizionamenti, dalle nuove schiavitù, dal male, ma anche libertà di impegnarci per costruire un mondo più ad immagine e somiglianza di Dio. Tutto può cambiare e rifiorire, tutto può essere trasformato se la nostra libertà si lascia trasfigurare dall’amore.

 

 

 

Per riflettere

 

*Quali sono i rischi maggiori delle nuove tecnologie

  (internet, telefonino…)?
*Che tipo di rapporto ci deve essere tra mondo virtuale e reale?
*Quanto conta per te la relazione interpersonale

  nella comunicazione?
*Quanta importanza tu dai all’ascolto?
*Che cos’è il futuro per te?
*Hai dei sogni che cerchi di coltivare?
*Ti ritieni una persona libera? In che senso?

 


                                                                              da SE VUOI, n. 4/2009

   

 

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