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INDISSOLUBILE
So costruire dalla
polvere
una città per farti vivere
dare riparo
all’immenso bisogno
che ho di te
e se crollasse il cielo
tu stringimi le mani
che esploda
il mondo intero
noi ce ne andremo lontani,
non saremo mai io e te lontani
perché prima di noi
furono le stelle a scegliere
il nostro domani, indissolubile
sa costruire cose splendide
come la gioia
che mi sa infondere
senza dissolvere mai
questo amore che ho,
per te
e se svanisse l’aria
ti bacerò per sempre
che bruci ogni strada
noi voleremo lontani,
non saremo mai io e te lontani
perché prima di noi
vennero gli alberi a scegliere
di farci incontrare
adesso qua domani,
poi saremo
ancora più vicini
perché dopo di noi
sarà una favola raccontare
il nostro amore, indivisibile
vedremo sempre
tracce di noi
come una scia indissolubile lontani,
non saremo mai io e te lontani
perché prima di noi
furono mari e montagne
a decidere il nostro domani
che adesso è qua domani,
poi saremo
ancora più vicini
perché prima di noi
saremo cuori per strada
a rivivere il nostro amore
indissolubile. |
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“l’immenso
bisogno che ho di te”: l’essere
umano è fatto per la relazione. Le prime pagine della
Bibbia (cf. il Libro della Genesi)dicono che Dio ha
creato l’uomo e la donna per essere complementari: in
entrambi c’è una tensione all’apertura, all’altro. La
persona umana non è autosufficiente, ha bisogno degli
altri e in particolare di un “altro”, di un compagno, di
un coniuge, con cui relazionarsi. Questa attrazione
reciproca non è semplicemente un istinto naturale, ma
più profondamente è vocazione alla comunione.
“prima di noi
furono le stelle a scegliere il nostro domani”:
l’origine e il futuro dell’uomo e
della donna non dipendono da previsioni astrologiche ma
dal progetto creativo di Dio che ha voluto renderli
partecipi del suo Amore. L’uomo e la donna, nella
libertà, si scelgono e realizzano, nel loro reciproco
donarsi, la vocazione all’amore.
“indissolubile”:
“questo” amore, per essere vero,
richiede una promessa e un impegno di fedeltà, di
totalità, una volontà condivisa, una durata nel tempo,
che lo rendono, appunto, indissolubile, cioè che non si
può slegare, rompere, separare: qualcosa di stabile,
forte. Oggi indissolubilità è un temine fuori moda.
L’amore viene spesso banalizzato, mercificato, svuotato
del suo valore profondamente umano e spirituale; anche
la stabilità del matrimonio è messa in dubbio e da molti
non è più accettata. Recenti statistiche dicono che il
numero dei matrimoni è diminuito rispetto agli anni
precedenti. Aumentano invece le convivenze:
una reciprocità troppo debole dove non si va
oltre il progetto del proprio “io”, dove non c’è una
progettualità condivisa. L’ “io”, e non il “noi”,
continua ad essere il punto di riferimento per entrambi.
L’altra persona resta sempre un compagno o una compagna
“in prova”. È una modalità che fa cadere la valenza del
dono reciproco e fa prevalere il piacere di stare con
l’altro senza impegni, né progetti di coppia, né
responsabilità reciproche. Per i “sempre giovani” più
passa il tempo più è difficile compiere scelte
definitive in campo affettivo.
Le motivazioni di questo
atteggiamento sono anche economiche, ma in realtà alla
base c’è spesso un’insicurezza affettiva:
non fondare il proprio legame su basi stabili significa
poter chiudere in ogni momento il rapporto. Ciò che
inquieta e spaventa di più è il timore di un “impegno
per la vita”, visto come un grosso limite alla propria
libertà. In una cultura e in una società liquida, come
dice il sociologo Z. Bauman, in cui i legami sono
sempre più fragili e deboli, parlare di cose
stabili mette paura, angoscia, la soluzione è rimandare.
Ma legami deboli portano anche ad un amore debole, ad un
matrimonio debole, ad una famiglia debole, ad una
società debole… L’impegno più grande in campo educativo
è quello di aiutare le giovani generazioni a considerare
il “per sempre” non solo come un rischio, ma anche come
un’opportunità per un rapporto di coppia sempre più
ricco e profondo. La sfida è quella di fare del rapporto
di coppia un’oasi di stabilità in un mondo che
cambia continuamente; occorre conciliare
l’indissolubilità dell’amore e del matrimonio con
l’orizzonte di mobilità e precarietà in cui siamo
immersi. Ma occorre anche un cambio di prospettiva etica
e religiosa nel presentare l’indissolubilità: non quella
del “dovere”, ma piuttosto quella della fedeltà,
e quindi del dover essere. L’amore autentico è sincero
quando afferma: “Ti amerò per sempre”.
L’educazione all’amore, sempre più urgente e necessaria,
in realtà è educazione a donare. Amare vuol dire donare
all’altro tutta la propria storia: quella bella e quella
oscura, tutti i giorni: quelli felici e quelli meno
felici, come ci si promette reciprocamente nel rito del
matrimonio. Il percorso che i giovani devono
intraprendere è quello che li aiuta a comprendere che
vale la pena donarsi realmente a qualcuno (una persona,
Dio, un ideale) e vale la pena impegnarsi per rimanere
fedeli al dono. |