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        di PINO FANELLI cantautore


 

 

 

Luca Carboni in “Le band si sciolgono” - 2006

La mia isola

Forse il destino della gente
è quello di viaggiare sempre
e di non fermarsi mai
ogni giorno andare

in posti sconosciuti
in cui non siamo stati mai
è così che mi sento anch’io
con lo zaino in spalla io
guardo lontano e vado via.
Forse in un porto
con un forte odore di gasolio
indeciso mi fermerò
guarderò il mare studierò il vento
salirò a bordo poi

di sicuro io salperò
sai come mi sento io
con una mela in tasca io
guardo le stelle e vado via.
Tra le onde di una tempesta
stringerò i denti ma di sicuro

ce la farò
poi solo mare poi sole e sale
la prua a ovest
verso il tramonto navigherò…
verso una terra di ombra
e di sole azzurro e arancione
il cielo che mi aspetta là
vento dolce lino e cotone
voci lontane sere di stelle

le vedo già
ecco come mi sento io
apro gli occhi io
e vedo la mia isola.
Ecco come mi sento io
apro gli occhi io
ecco la mia isola
terra di metri poco quadrati
angoli smussati poco appuntiti
la bacerò l’abbraccerò
terra di tempo poco preciso
poco scandito poco contato
l’abbraccerò la bacerò...

 

“Forse il destino della gente è quello di viaggiare sempre e di non fermarsi mai”: la metafora della vita come viaggio ritorna spesso nelle canzoni, e anche Luca Carboni se n’è lasciato suggestionare. È vero, la vita è un viaggio nel tempo, ma in una duplice dimensione: tempo cronologico/biologico (gli anni che passano, l’invecchiamento…) e tempo kairologico/eterno (tempo della manifestazione di Dio, fino all’incontro finale con lui). Noi abbiamo un po’ smarrito la seconda dimensione, ricurvi in un orizzonte puramente terreno, incapaci di andare al di là del sensibile, di ciò che si vede.
“ogni giorno andare in posti sconosciuti in cui non siamo stati mai”: il desiderio di conoscere, esplorare nuove realtà, di fare nuove esperienze è la molla che ci spinge ad andare “oltre”, ed è la spia che ci dice che stiamo crescendo. Solo quando siamo capaci di uscire da noi stessi per aprirci alla novità degli altri, dell’Altro, diventiamo veramente adulti e sviluppiamo pienamente la nostra personalità.
“è così che mi sento anch’io con lo zaino in spalla io guardo lontano e vado via”: è un’immagine che descrive bene la nostra realtà di viandanti e pellegrini. Quante volte la vita ci chiede di rompere vecchi legami, di lasciare le nostre sicurezze per ripartire verso una nuova mèta puntando solo all’essenziale, a ciò che ci serve veramente!
“salirò a bordo poi di sicuro io salperò”: è importante decidersi a partire e non farsi bloccare dalla paura, mettersi nuovamente in gioco e imparare a rischiare, prendere con coraggio il largo. È la vita che ce lo chiede!
“Tra le onde di una tempesta stringerò i denti ma di sicuro ce la farò”: le prove e le difficoltà non mancheranno e ci toccherà a volte stringere i denti, remare controcorrente; ma è importante credere che, nonostante tutto, ce la faremo a realizzare i nostri sogni, a raggiungere la nostra mèta!
“verso una terra di ombra e di sole azzurro e arancione il cielo che mi aspetta là”: il desiderio di un luogo di pace, di una vita migliore, di un cielo pulito ci spinge a partire e a compiere il viaggio verso la nostra isola felice.
“terra di tempo poco preciso poco scandito poco contato …apro gli occhi io e vedo la mia isola”: spesso il ritmo frenetico della vita quotidiana, il lavoro, la scuola, la gente, lo stress, sembra insostenibile. Il primo pensiero è una splendida vacanza su un’isola deserta, lontano da tutto e da tutti. Un luogo sconosciuto, un posto magico dove vivere tranquilli, in pace con se stessi e con tutto il resto. L’isola è vista come luogo di rifugio e pace perché offre la possibilità di allontanarsi dalla solita vita e dai troppi impegni. Ma l’isola non è solo una mèta “fuori di noi”, un luogo da raggiungere. È anche metafora del viaggio interiore che ognuno deve fare. È suggestivo a riguardo Il racconto dell’isola sconosciuta (1997), di Josè Saramago in cui si dice che “ogni uomo è un’isola”, un universo a sé. Non è affatto scontato che ogni uomo conosca bene la sua isola e sappia come far regnare in essa l’equilibrio: solo pochi lo cercano “lasciando la tranquillità, abbandonando le grandi navi da crociera per imbarcarsi in caravelle alla ricerca dell’ignoto”. Saramago parla della necessità di un viaggio che ci porti lontano da noi stessi e ci permetta, così, di osservarci e conoscerci meglio. Un viaggio spirituale verso una maggiore conoscenza del nostro essere. È simbolica anche l’affermazione del protagonista: “è impossibile che non ci sia un’isola sconosciuta”, per dire che alla conoscenza non c’è limite e lo slancio dell’uomo verso di essa non è mai vano. È impossibile che non esistano isole sconosciute, perché una parte dell’essenza delle cose sembra voler rimanere celata; per quanto l’uomo possa continuare ad imparare, ci saranno sempre nuovi misteri e zone nascoste ad attirarlo. Il racconto è un invito a non limitarsi a guardare solo all’apparenza, ma ad andare oltre.

 

 

 

Per riflettere

* La tua vita è un viaggio: come la vivi?
* Verso dove cammini? Qual è la tua isola felice?
* Credi che anche dentro di te ci sono “zone d’ombra” che non conosci?
* A che punto è il tuo viaggio verso la tua “isola sconosciuta”?

 


http://www.go-web.net/pinofanelli                                                                                     SE VUOI, n. 6/2006

   

 

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