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La mia
isola
Forse il
destino della gente
è quello di viaggiare sempre
e di non fermarsi mai
ogni giorno andare
in posti
sconosciuti
in cui non siamo stati mai
è così che mi sento anch’io
con lo zaino in spalla io
guardo lontano e vado via.
Forse in un porto
con un forte odore di gasolio
indeciso mi fermerò
guarderò il mare studierò il vento
salirò a bordo poi
di sicuro io
salperò
sai come mi sento io
con una mela in tasca io
guardo le stelle e vado via.
Tra le onde di una tempesta
stringerò i denti ma di sicuro
ce la farò
poi solo mare poi sole e sale
la prua a ovest
verso il tramonto navigherò…
verso una terra di ombra
e di sole azzurro e arancione
il cielo che mi aspetta là
vento dolce lino e cotone
voci lontane sere di stelle
le vedo già
ecco come mi sento io
apro gli occhi io
e vedo la mia isola.
Ecco come mi sento io
apro gli occhi io
ecco la mia isola
terra di metri poco quadrati
angoli smussati poco appuntiti
la bacerò l’abbraccerò
terra di tempo poco preciso
poco scandito poco contato
l’abbraccerò la bacerò... |
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“Forse il destino della gente è
quello di viaggiare sempre e di non fermarsi mai”:
la metafora della vita come viaggio ritorna spesso nelle
canzoni, e anche Luca Carboni se n’è lasciato
suggestionare. È vero, la vita è un viaggio nel tempo,
ma in una duplice dimensione: tempo
cronologico/biologico (gli anni che passano,
l’invecchiamento…) e tempo kairologico/eterno (tempo
della manifestazione di Dio, fino all’incontro finale
con lui). Noi abbiamo un po’ smarrito la seconda
dimensione, ricurvi in un orizzonte puramente terreno,
incapaci di andare al di là del sensibile, di ciò che si
vede.
“ogni giorno andare in posti sconosciuti in cui non
siamo stati mai”: il desiderio di conoscere, esplorare
nuove realtà, di fare nuove esperienze è la molla che ci
spinge ad andare “oltre”, ed è la spia che ci dice che
stiamo crescendo. Solo quando siamo capaci di uscire da
noi stessi per aprirci alla novità degli altri,
dell’Altro, diventiamo veramente adulti e sviluppiamo
pienamente la nostra personalità.
“è così che mi sento anch’io con lo zaino in spalla io
guardo lontano e vado via”: è un’immagine che descrive
bene la nostra realtà di viandanti e pellegrini. Quante
volte la vita ci chiede di rompere vecchi legami, di
lasciare le nostre sicurezze per ripartire verso una
nuova mèta puntando solo all’essenziale, a ciò che ci
serve veramente!
“salirò a bordo poi di sicuro io salperò”: è importante
decidersi a partire e non farsi bloccare dalla paura,
mettersi nuovamente in gioco e imparare a rischiare,
prendere con coraggio il largo. È la vita che ce lo
chiede!
“Tra le onde di una tempesta stringerò i denti ma di
sicuro ce la farò”: le prove e le difficoltà non
mancheranno e ci toccherà a volte stringere i denti,
remare controcorrente; ma è importante credere che,
nonostante tutto, ce la faremo a realizzare i nostri
sogni, a raggiungere la nostra mèta!
“verso una terra di ombra e di sole azzurro e arancione
il cielo che mi aspetta là”: il desiderio di un luogo di
pace, di una vita migliore, di un cielo pulito ci spinge
a partire e a compiere il viaggio verso la nostra isola
felice.
“terra di tempo poco preciso poco scandito poco contato
…apro gli occhi io e vedo la mia isola”: spesso il ritmo
frenetico della vita quotidiana, il lavoro, la scuola,
la gente, lo stress, sembra insostenibile. Il primo
pensiero è una splendida vacanza su un’isola deserta,
lontano da tutto e da tutti. Un luogo sconosciuto, un
posto magico dove vivere tranquilli, in pace con se
stessi e con tutto il resto. L’isola è vista come luogo
di rifugio e pace perché offre la possibilità di
allontanarsi dalla solita vita e dai troppi impegni. Ma
l’isola non è solo una mèta “fuori di noi”, un luogo da
raggiungere. È anche metafora del viaggio interiore che
ognuno deve fare. È suggestivo a riguardo Il racconto
dell’isola sconosciuta (1997), di Josè Saramago in cui
si dice che “ogni uomo è un’isola”, un universo a sé.
Non è affatto scontato che ogni uomo conosca bene la sua
isola e sappia come far regnare in essa l’equilibrio:
solo pochi lo cercano “lasciando la tranquillità,
abbandonando le grandi navi da crociera per imbarcarsi
in caravelle alla ricerca dell’ignoto”. Saramago parla
della necessità di un viaggio che ci porti lontano da
noi stessi e ci permetta, così, di osservarci e
conoscerci meglio. Un viaggio spirituale verso una
maggiore conoscenza del nostro essere. È simbolica anche
l’affermazione del protagonista: “è impossibile che non
ci sia un’isola sconosciuta”, per dire che alla
conoscenza non c’è limite e lo slancio dell’uomo verso
di essa non è mai vano. È impossibile che non esistano
isole sconosciute, perché una parte dell’essenza delle
cose sembra voler rimanere celata; per quanto l’uomo
possa continuare ad imparare, ci saranno sempre nuovi
misteri e zone nascoste ad attirarlo. Il racconto è un
invito a non limitarsi a guardare solo all’apparenza, ma
ad andare oltre. |