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La
statua
Viveva un
tempo tra i monti un uomo che possedeva una statua, opera di
un antico maestro. L’aveva buttata in un angolo, faccia a
terra, e non se ne curava affatto. Un giorno, si trovò a
passare nei pressi un uomo che veniva dalla città. Essendo
un uomo di cultura, quando vide la statua chiese al
proprietario se fosse disposto a venderla. Il proprietario
rise e disse: “E chi vuole che compri, scusi, quella
pietra sporca e scialba?”. L’uomo della città disse: “Ti
dò in cambio questa moneta d’argento”. E l’altro ne fu
sorpreso e felice. La statua fu allora trasportata in città,
a dorso di un elefante.
Dopo molte
lune, l’uomo dei monti si recò in città, e mentre camminava per
la strada vide gente affollarsi davanti a un edificio, dove un
uomo gridava a gran voce: “Venite a vedere la statua più
bella, più mirabile esistente al mondo! Solo due monete
d’argento per ammirare l’opera meravigliosa di un gran
maestro!”. E l’uomo dei monti pagò due monete d’argento ed
entrò nel museo per vedere la statua che lui stesso aveva
venduto per una moneta.
K. Gibran
Regalare luce
Centomila
persone sono radunate nel Coliseum di Los Angeles, in
California. All’improvviso Padre Keller, che parlava a
quell’immensa assemblea, si interruppe: «Non abbiate timore;
adesso si spegneranno le luci!». Piombò l’oscurità sullo stadio;
ma attraverso gli altoparlanti, la voce di Padre Keller
continuò: «Io accenderò un fiammifero. Tutti quelli che lo
vedono brillare, dicano semplicemente “sì”». Appena quel puntino
di fuoco si accese nel buio, tutta la folla gridò: «Sì». Padre
Keller seguitò a spiegare: «Ecco: una qualsiasi azione di bontà
può brillare in un cuore di tenebre. Per quanto piccola, non
passa mai nascosta agli occhi di Dio. Ma voi potete fare di più.
Tutti quelli che hanno un fiammifero, l’accendano!». Di colpo
l’oscurità venne rotta da uno sconfinato tremolio di piccoli
fuochi. Se molti uomini di poco conto, in molti posti di poco
conto, facessero cose di poco conto, la faccia della terra
potrebbe cambiare.
Pino
Pellegrino
(Parlar
per simboli)
Da dove comincerò?
Un giorno il
saggio disse: «Seguirò la regola d’oro e convertirò tutti gli
uomini. Ma… da dove comincerò? Il mondo è così grande. Comincerò
dal paese che conosco meglio, il mio. Ma è così vasto il mio
Paese! Comincerò dalla città più vicina, la mia. Ma è così
grande la mia città! Allora comincerò dalla mia strada… No,
comincerò dal mio caseggiato, o meglio, comincerò dalla mia
famiglia. No, finalmente ho capito che cosa vuole la regola
d’oro: comincerò da me stesso».
Anonimo
Stella marina
Camminando
in riva al mare un uomo vide in lontananza un giovane che si
chinava a raccogliere qualcosa sulla sabbia e lo gettava
nell’acqua. / Avvicinandosi vide sparse sulla spiaggia numerose
stelle marine che il mare aveva sospinto a riva. Incapaci di
ritornare nell’acqua per la bassa marea, le stelle marine erano
destinate a morire. Il giovane le raccoglieva una ad una e le
gettava in mare. / L’uomo, dopo aver osservato quel gesto
apparentemente inutile, disse al giovane: «Ci saranno migliaia
di stelle marine su questa spiaggia. È impossibile raccoglierle
tutte. Sono troppe! Non riuscirai mai a salvarne abbastanza
perché questa tua fatica… conti qualcosa». / Il giovane lo
guardò. E mentre raccoglieva un’altra stella e la gettava in
mare, rispose: «Per questa certamente conta qualcosa».
A mani vuote
Tra i pastori
che accorsero la notte di
Natale ad adorare
il Bambino – racconta una simpatica leggenda natalizia – ce
n’era uno tanto povero che non aveva proprio niente da offrire e
si vergognava molto. Giunti alla grotta, tutti facevano a gara
con gli altri ad offrire i loro doni a Maria, e Maria non sapeva
come fare per riceverli tutti, perché doveva tenere in braccio
il Bambino. Vedendo il pastorello con le mani libere, prende e
affida Gesù a lui. Avere le mani vuote fu la sua fortuna e, su
un altro piano, potrebbe essere anche la nostra fortuna!!
Raniero
Cantalamessa
Davanti al tribunale di
Dio
In un
convento della Tebaide viveva un fraticello giovane, piuttosto
pigro, mai puntuale ai salmi, durante i quali o dormiva o
stonava. Si trovò in punto di morte, con tutti i frati attorno a
pregare. E lui sorrideva sorrideva.
Un
anziano, scandalizzato: «Sta per presentarsi al tribunale di Dio
e lui se la ride».
«Cari
fratelli, è tutto vero, ma in tanti anni non ho mai giudicato
nessuno, non ho mai condannato nessuno. Me la rido perché Dio mi
sta dicendo: non sarai giudicato, non sarai condannato!».
I frati
arrossendo dissero: «Beato lui: ha faticato poco ed è già
salvo».
Paride De
Luca
Un torrente nella sabbia
Un
torrente attraverso i secoli correva senza difficoltà tra rocce
e montagne. Per quest’acqua fresca e portatrice di vita tutto
andava bene. Ma un giorno improvvisamente, si trovò dinanzi a un
deserto. Avendo attraversato molti ostacoli credette di poter
scorrere bene lo stesso, ma si accorse che entrando nella sabbia
le acque scomparivano.Dopo molti sforzi, scoraggiato, credette
di non poter continuare il suo corso. Allora una voce si levò
dal vento: “Se tu rimani fermo non potrai più attraversare le
sabbie e diventerai palude”. “Ma se mi perdo – esclamò il
torrente – sarò perduto”. “Al contrario – rispose la voce – se
ti perdi diventerai ciò che avevi sognato di essere”. Allora il
torrente si abbandonò ai cocenti raggi del sole e le nubi, di
cui era formato, furono portate dal vento violento in un altro
spazio. E quando ebbe superato il deserto, il torrente ridiscese
dal cielo, chiaro e fresco e pieno di energia.
Leggenda Sufi
Scegliere le priorità
«Un
manager teneva un master sulla gestione del tempo ad un gruppo
di responsabili aziendali. In una scatola quadrata trasparente
mise dodici palline da tennis e chiese: «La scatola è piena?». «Sí!»,
risposero gli allievi. Aprì la scatola e versò della ghiaia che
si insinuò tra le palline. «Ed ora?». Gli allievi tacquero,
perplessi; ed egli aggiunse prima della sabbia e infine
dell’acqua. Concluse: «Che cosa vi ho insegnato?». Ripose uno:
«Che - ad organizzarsi bene - si trova il tempo per fare tutto».
«No - replicò l’insegnante -, se avessi messo le palline alla
fine, dopo la ghiaia e la sabbia, non ci ci sarei riuscito.
Nella vita occorre prima di ogni altra cosa scegliere le
priorità, il resto si può adattare».
Il
mattone
Il muratore
posava il mattone sul letto del cemento, / con gesto preciso
della sua cazzuola vi gettava una copertura, / e senza
chiedergli il parere posava su un nuovo mattone. / A vista
d’occhio le fondamenta salivano, / la casa poteva elevarsi alta
e solida per ospitare uomini. / Ho pensato, Signore, a quel
povero mattone interrato nella notte alla base del grande
edificio. / Nessuno lo vede ma lui fa il suo lavoro e gli altri
hanno bisogno di lui. / Signore, non conta che io sia in cima
alla casa o nelle fondamenta, / purché io sia fedele, al mio
posto, nella Tua Costruzione.
Michel
Quoist, Preghiere, edizioni SEI
Il cane allo specchio
Vagabondando
qua e là, un grosso cane finì in una stanza in cui le pareti
erano dei grandi specchi. Così si vide improvvisamente
circondato da cani. Si infuriò, cominciò a digrignare i denti e
a ringhiare. Tutti i cani delle pareti, naturalmente fecero
altrettanto, scoprendo le loro minacciose zanne. Il cane
cominciò a girare vorticosamente su se stesso per difendersi
contro gli attaccanti, poi latrando rabbiosamente si scagliò
contro uno dei suoi presunti assalitori. Finì a terra tramortito
e sanguinante per il tremendo urto contro lo specchio… Avesse
scodinzolato in modo amichevole una sola volta, tutti i cani
degli specchi l’avrebbero ricambiato. E sarebbe stato un
incontro festoso.
Bruno
Ferrero, Parabole, Elledici 2000
Io seguo il mio Re
Un potente
sovrano viaggiava nel deserto seguito da una lunga carovana che
trasportava il suo favoloso tesoro di oro e pietre preziose. A
metà del cammino, sfinito dall’infuocato sole, un cammello della
carovana crollò boccheggiante e non si rialzò più. Il forziere
che trasportava rotolò per i fianchi della duna, si sfasciò e
sparse tutto il suo contenuto, perle e pietre preziose, nella
sabbia. Il principe non voleva rallentare la marcia, anche
perché non aveva altri forzieri e i cammelli erano già
sovraccarichi. Con un gesto tra il dispiaciuto e il generoso
invitò i suoi paggi e i suoi scudieri a tenersi le pietre
preziose che riuscivano a raccogliere e portare con sé. Mentre i
giovani si buttavano avidamente sul ricco bottino e frugavano
affannosamente nella sabbia, il principe continuò il suo viaggio
nel deserto. Si accorse però che qualcuno continuava a camminare
dietro di lui. Si voltò e vide che era uno dei suoi paggi, che
lo seguiva ansimante e sudato. «E tu – gli chiese il principe –,
non ti sei fermato a raccogliere niente?». Il giovane diede una
risposta piena di dignità e di fierezza: «Io seguo il mio re».
Luigi
Ginami - Seguo il mio re! / Una regola di vita per i giovani,
Paoline
Diventerai oceano
Chiesero a un
saggio: «Parlaci della Preghiera».
Il maestro
rispose: «La dottrina della Preghiera è suddivisa in dieci
capitoli. Se farai attenzione, te ne dirò qualcosa: “parlare
poco” è l’argomento del primo, “tacere” è quello degli altri
nove». Se la tua anima prenderà l’abitudine di tacere, ogni
atomo ti parlerà. Tu mormori come un torrente, ma solo se
imparerai a tacere diventerai oceano. E chi in questo oceano
vorrà cogliere la perla della parola di Dio dovrà tuffarsi e
trattenere il respiro.
Farid
ud-din Attar, Le livre des secrets
La tartaruga lemme
lemme
La Tartaruga
disse a la Lucertola: / Abbi pazienza, fermete un momento! / E
giri, e corri, e svicoli, e t'arrampichi, / sempre de prescia,
sempre in movimento. / Me fai l'effetto d'una pila elettrica… /
Te piace
d' esse attiva? Va benone. / Però l'attività, quando s'esaggera,
/ lo sai come se chiama? Aggitazzione: / forza sprecata. E' la
mania der secolo. / Correno tutti a gran velocità: / ognuno
cerca d'arriva prestissimo, / ma dove, proprio dove… Nu' lo sa.
Trilussa
Alberi di mango
Un uomo molto
anziano stava scavando nel suo giardino. “Cosa stai facendo?”,
gli chiesero. “Pianto alberi di mango”, rispose. “Pensi di
riuscire a mangiarne?”. “No, io non vivrò abbastanza, ma gli
altri sì. Per tutta la vita ho gustato manghi piantati da altri.
Questo è il mio modo di dimostrare la mia riconoscenza”.
Anthony
de Mello
Il calore dell'amore
I due pellegrini si arrampicavano su
una strada impervia, mentre il vento gelido li flagellava. La
tormenta stava per scatenarsi. Raffiche di schegge di ghiaccio
sibilavano fra le rocce. I due uomini sapevano molto bene che se non
avessero raggiunto in tempo il rifugio, sarebbero periti nella
tempesta di neve. Mentre, con il cuore in gola per l'ansia e gli
occhi accecati dal nevischio, costeggiavano l'orlo di un abisso, si
udì un gemito. Un povero uomo era caduto nella voragine e, incapace
di muoversi, invocava soccorso. Uno dei due disse: "è
il destino. Quell'uomo è condannato a morte. Acceleriamo il passo o
faremo la sua fine". E si affrettò, tutto curvo in avanti per
resistere alla forza del vento. Ma l'altro si impietosì e cominciò a
scendere per le pendici scoscese e, caricatosi il ferito sulle
spalle, risalì affannosamente sulla mulattiera. Imbruniva. Il
sentiero era sempre più oscuro. Il pellegrino con il pesante ferito
sulle spalle era sudato e sfinito, quando vide apparire le luci del
rifugio. Ma all'improvviso inciampò e rimase allibito. Ai suoi
piedi, assiderato dal freddo, era steso il corpo del suo compagno di
viaggio. Lui era sfuggito alla stessa sorte solo perché si era
affaticato a portare sulle spalle il poveretto che aveva salvato nel
burrone. Il suo corpo, nello sforzo, aveva mantenuto il calore
sufficiente per salvargli la vita.
Chi sei tu?
«Maestro – domandò un giovane assetato
di luce al vecchio Saggio che viveva solitario sulla Montagna -, c’è
una domanda che mi tormenta notte e giorno. Mi chiedo continuamente:
“Chi sei tu?”. Ma non riesco a darmi una risposta sicura. Che ne
pensate voi, Maestro?». Rispose il Maestro: «È una domanda
importante. E non è senza risposta. Quando ti svegli, al mattino,
come affronti la vita? Ti alzi dal letto soltanto “per fare”? Allora
sei uno schiavo! Ti alzi “per amare”? Sei un figlio di Dio: libero e
fecondo di bene».
(Felice Moscone, Parabole del
Duemila, LDC)
Dopo l’incendio
Tempo fa, in un villaggio, scoppiò un
incendio. Un ricco e un povero, fino a quel giorno buoni vicini di
casa, persero tutti i loro averi. Il povero rimase nella pace, il
ricco invece cadde in una cupa disperazione. «Moishele – disse
allora il ricco, – come è possibile che tu sia così tranquillo
quando tutto ciò che avevamo è bruciato nell’incendio?». «A me è
rimasto il mio Dio – rispose il povero, – il tuo è bruciato con la
casa».
(Daniel Lifschitz, apologo ebreo)
SE
MANCA LA PREGHIERA
Ti faccio un
esempio fisico che ho qui di fronte nel deserto (il deserto è
una grande scuola!). C’è un pezzo di deserto, tutto sabbia e
morte, tutt’al più qualche spino. Gli uomini vogliono
trasformare il deserto in un’oasi verdeggiante. Incominciano a
lavorare. Si fanno strade, stradette, canali, ponti, case, ecc.
ecc. Non cambia nulla: tutto rimane deserto. Manca l’elemento
base: l’acqua. Allora chi ha capito (è strano che si capisca
bene nel mondo fisico e poco bene in quello soprannaturale)
incomincia non a lavorare in superficie, ma si mette a scavare
in profondità. Cerca l’acqua. Fa un pozzo: la fecondità
dell’oasi non dipenderà dai canali fatti, dalle strade, dalle
case, ma da quel pozzo. Se sgorgherà l’acqua tutto si
vivificherà, se no niente.
Carlo Carretto (Lettere a
Dolcidia, ed. Cittadella)
Acqua salata
Due pesci
nuotavano fianco a fianco. Il più giovane chiese improvvisamente
al più anziano: «Ma che sarà mai questa cosa di cui tutti
parlano?». «Quale?». «Il mare». Il pesce anziano scoppiò in una
sonora risata (per quanto è possibile ad un pesce): «Ma questo è
il mare! Ci siamo dentro». Il pesce giovane scosse la testa
dubbioso: «Non ci credo. Questa è solo acqua salata!»
È proprio
nell’acqua salata di tutti i giorni che conquistiamo la vita.
(Bruno Ferrero)
Accendi la lampada
Un tale aveva
un alloggio al pian terreno che dava su un vicolo stretto e
buio. Annottava quando, per un guasto al suo impianto elettrico,
rimase avvolto dalle tenebre. Allora cominciò ad annaspare
incespicando. Fu preso dal panico e gridava: «Aiuto! Aiuto!».
Proprio in quel momento passava di lì un amico. Sentì e
s’affacciò alla finestrella di quel monolocale. Aveva acceso,
intanto, il suo “accendino”. Rendendosi conto dell’accaduto,
disse: «Ti faccio luce io. Mi ricordo che hai un’antica lampada
a petrolio lì in mezzo, sul camino. Sta’ calmo, va al centro
della tua casa». All’uomo non sembrò vero di potersi muovere pur
con quella fioca luce, e subito trovò la lampada. L’amico gli
prestò l’accendino allungando il braccio dalla finestra. La
fiamma divampò sullo stoppino e ci fu una calda luce in tutto il
monolocale… Non importa da dove ti viene l’accendino. Forse da
un libro, da un amico, da altro. Ricorda però che la lampada
puoi accenderla solo tu, se vai con calma al centro del tuo
cuore. La luce che conta è Dio-Amore, Dio-luce che abita il tuo
cuore profondo. Credilo e vivrai.
Maria Pia Giudici, Casa di
preghiera S. Biagio (Subiaco)
Un
pittore ambulante
Sperando di
lavorare per qualche giorno, un pittore ambulante di ritratti
sostò in una piccola città. Uno dei suoi primi clienti fu un
ubriaco il quale, nonostante la sua faccia sporca, la barba
lunga e gli abiti inzaccherati, si sedette con tutta la dignità
di cui era capace per farsi fare il ritratto. Dopo che l’artista
si era prolungato più del solito nel suo lavoro, alzò il
ritratto dal cavalletto e lo mostrò all’uomo. «Questo non sono
io», balbettò l’ubriaco sorpreso mentre guardava l’uomo
sorridente e ben vestito del ritratto. L’artista, che aveva
guardato oltre l’esteriore e aveva visto la bellezza interiore
dell’uomo, disse pensoso: «Ma questo è l’uomo che potresti
essere…».
Paul J. Wharton
Il monaco povero e il monaco ricco
In una città
c’erano due monasteri. Uno era molto ricco, mentre l’altro era
poverissimo. Un giorno, uno dei monaci poveri si presentò nel
monastero dei ricchi per salutare un amico monaco che viveva là.
«Per un po’ non ci vedremo più, amico mio», disse il monaco povero.
«Ho deciso di partire per un lungo pellegrinaggio e visitare i cento
grandi santuari: accompagnami con la tua preghiera perché dovrò
valicare tante montagne e guadare pericolosi fiumi». «Che cosa porti
con te, per un viaggio così lungo e rischioso?», chiese il monaco
ricco. «Solo una tazza per l’acqua e una ciotola per il riso»,
sorrise il monaco povero. L’altro si meravigliò molto e lo guardò
severamente: «Tu semplifichi un po’ troppo le cose, caro mio! Non
bisogna essere così sventati e sprovveduti. Anch’io sto per partire
per il pellegrinaggio ai cento santuari, ma non partirò di certo
finché non sarò sicuro di avere con me tutto quello che mi può
servire». Un anno dopo, il monaco povero tornò a casa e si affrettò
a visitare l’amico ricco per raccontargli la grande e ricca
esperienza spirituale che aveva potuto fare durante il
pellegrinaggio. Il monaco ricco dimostrò solo un’ombra di disappunto
quando dovette confessare: «Purtroppo io non sono ancora riuscito a
terminare i miei preparativi».
Bruno Ferrero (Il canto del grillo,
LDC)
Il
cesto di vimini
Il giovane
novizio si recò dal vecchio eremita. Quel giorno era
terribilmente sfiduciato: tutti gli sforzi per migliorare nel
bene gli risultavano inutili. «Padre», disse con tristezza, «io
lascio tutto e ritorno nel mondo. La mia vita spirituale è come
un cesto di vimini: l’acqua della Parola e dell’Amore di Dio vi
scorre tutta via!» Con dolcezza gli ripose il vecchio eremita:
«Fratello, tu forse non comprendi tutto il vero. L’acqua della
grazia di Dio, nel cesto del tuo cuore, compie almeno due
meraviglie: lo lava, e un cesto pulito può essere utile a molte
cose; e rende più resistenti le giovani fibre perché possa
durare di più al servizio di Dio e degli uomini.
Pietro Righetto
la pietra preziosa
Il saggio
era giunto in prossimità del villaggio e si stava sistemando
sotto un albero per la notte, quando un abitante del villaggio
arrivò correndo da lui e disse: «La pietra! La pietra! Dammi la
pietra preziosa!». «Che pietra?», chiese il saggio. «La notte
scorsa il Signore mi è apparso in sogno - disse l’abitante del
villaggio -, e mi ha detto che se fossi venuto alla periferia
del villaggio al crepuscolo avrei trovato un saggio che mi
avrebbe dato una pietra preziosa che mi avrebbe reso ricco per
sempre». Il saggio rovistò nel suo sacco e tirò fuori una
pietra. «Probabilmente intendeva questa - disse porgendo la
pietra all’uomo - l’ho trovata su un sentiero nella foresta
qualche giorno fa. Puoi tenerla senz’altro». L’uomo osservò
meravigliato la pietra. Era un diamante, probabilmente il
diamante più grosso del mondo perché era grande quanto la testa
di un uomo. Prese il diamante e se ne andò. Tutta la notte si
rigirò nel letto, senza poter dormire. Il giorno dopo, allo
spuntare dell’alba, svegliò il saggio e disse: «Dammi la
ricchezza che ti permette di dar via così facilmente questo
diamante!».
(A. De Mello, Il canto degli
uccelli, EP)
La
solitudine
Un uomo
disperava dell’amore di Dio. Un giorno mentre errava sulle
colline che attorniavano la sua città, incontrò un pastore.
Questi
vedendolo afflitto gli chiese: “Che cosa ti turba, amico?”.
«Mi sento
immensamente solo».
“Anch’io
sono solo, eppure non sono triste”.
«Forse
perché Dio ti fa compagnia».
“Hai
indovinato”.
«Io invece
non ho la compagnia di Dio. Non riesco a credere che Lui mi ami
e mi ascolti. Come è possibile che ami proprio me?».
“Vedi
laggiù la nostra città? - gli chiese il pastore - Vedi le case?
Vedi le finestre?”.
«Vedo
tutto questo» rispose il pellegrino.
“Allora
non devi disperare. Il sole è uno solo, ma ogni finestra della
città, anche la più piccola e la più nascosta ogni giorno viene
baciata dal sole. Forse tu disperi perché tieni chiusa la tua
finestra”.
(Anonimo arabo)
Chi è
perfetto
Una piccola
storia rabbinica racconta: «C’era una giovane donna che
desiderava sposarsi con un uomo perfetto. Cerca e cerca, un
giorno trova un uomo perfetto; ma, sfortunatamente per lei,
anche lui cercava una donna perfetta, e non era lei. Così
rimasero per sempre soli». Soltanto un’altra creatura imperfetta
può riempire le mie imperfezioni.
Osvaldo (monastero di Camaldoli)
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