I PROFETI
Giovanni
Battista:
l'attesa è finita
di
LUIGI VARI, biblista
"E tu,
bambino, sarai chiamato profeta dell'altissimo"
(Lc
1,76). "Allora, che siete andati a vedere? Un profeta?
Sì, io vi dico, e più che un profeta" (Lc 7,26).
"Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?… Ora,
io vi dico che Elia è già venuto, ma hanno fatto di lui
quello che hanno voluto, come sta scritto di lui"
(Mc 9,11-13).
"Giovanni era vestito con peli di cammello
(come
Elia), con una cintura di pelle intorno ai fianchi" (Mc
1,6).
Sono
frasi che affollano le prime frasi dei Vangeli e che fanno
riferimento ad una figura che fa da strada a Gesù Cristo. È
Giovanni il Battista, uomo, profeta.
Il suo
messaggio ci rimane solo per qualche frammento, eppure è
dominante. Nella nostra immaginazione questo personaggio
resta legato al suo abbigliamento, al suo modo di vivere che
richiama quello di Elia, ed anche al modo in cui è stato
rappresentato che dà l'idea dell'invasato. Forse la
difficoltà che tutti hanno nel rappresentarlo è la
conseguenza della straordinarietà di un uomo che indica
all'umanità che l'attesa è finita.
La sua
vicenda è come quella degli altri profeti, se ne discosta
all'inizio, dal momento che la sua predicazione ha successo,
ma presto, quando comincia a toccare l'autorità del re,
accusandolo per il suo legame con Erodiade, viene fatto
oggetto di persecuzione e muore decapitato. Vi è, però, una
differenza fra lui e gli altri, mentre lui tramonta,
infatti, un nuovo sole sta già sorgendo e lui stesso lo
aveva indicato quando lo aveva incontrato al fiume Giordano:
"Venne un uomo mandato da Dio ed il suo nome era
Giovanni, non era lui la luce, ma venne per dare
testimonianza alla luce" (Gv 1,5-6).
Testimone della luce
È
veramente difficile parlare di Giovanni senza cadere
nell'abbondanza delle citazioni che finiscono per renderlo
ancora più misterioso e senza fare un elenco di luoghi
comuni.
Se
andiamo a rileggere i profeti come li abbiamo conosciuti
troviamo sempre l'idea di speranza, di coraggio, di
conversione: ogni profeta pone come motivo di tutto questo
la fedeltà del Signore che visiterà il suo popolo, che non
lo abbandona. È, però, e lo abbiamo notato, come una veglia
di cui non si vede la fine e che finisce per diventare senza
tempo e, forse, velata di delusione. Ogni uomo attende che
ci sia qualcosa di definitivo che colmi il suo cuore, ma
anche finisce con l'attenderlo continuamente fino quasi… a
non attendere più. Quando l'attesa finisce, e quello che
sembrava ormai solo un sogno diventa realtà, allora perdiamo
un po' tutte le categorie di comprensione, gli eventi ci
sfuggono, precipitano e domandano solo la capacità di
seguirli. Nel caso di Giovanni succede proprio questo: il
Messia, Dio che avrebbe liberato il suo popolo, l'atteso, il
sognato, eccolo! "Convertitevi e purificatevi facendovi
battezzare con l'acqua del Giordano, perché Lui è qui,
eccolo!". Chi è allora questo Giovanni? Risuona al
nostro orecchio il rimprovero di Cristo: "ma che cosa
siete andati a sentire nel deserto?". Nel vangelo di
Luca ai versetti 15,16 e 17 del primo capitolo viene
descritto il compito di Giovanni:
"Egli
sarà grande davanti al Signore per realizzare i suoi
progetti. Egli non berrà mai né vino né bevande inebrianti,
ma Dio lo colmerà di Spirito Santo fin dalla nascita. Questo
tuo figlio riporterà molti israeliti al Signore loro Dio;
forte e potente come il profeta Elia, precederà la venuta
del Signore per riconciliare i padri con i figli, per
ricondurre i ribelli a pensare come i giusti. Così egli
preparerà al Signore un popolo ben disposto".
Ci
sono in queste parole delle indicazioni preziose per poter
comprendere il Battista: intanto è un uomo "grande", e la
sua grandezza è delimitata, è grande davanti a Dio. È pieno
di Spirito Santo e questo suppone uno stile di vita che si
determina in base a quelle restrizioni che richiamano altri
personaggi dell'Antico Testamento: "non berrà…". Queste
determinazioni che sottolineano un rapporto esclusivo con
Dio fanno pensare alla vita del popolo nel deserto quando
camminava verso la terra promessa. Cioè, Giovanni vive una
situazione nella quale è pienamente cosciente del grande
evento che si sta presentando al popolo, vede la terra
promessa, vede il Messia e da questa coscienza nasce anche
il suo compito presso il popolo, i figli di Israele, quelli
che sono eredi dell'amore di Dio. Deve convincere questo
popolo a ritornare, a cambiare rotta, ad andare proprio
nella direzione opposta a quella scelta; nel contesto della
Bibbia normalmente questa espressione vuole dire "ritornare
a Dio". Giovanni si trova a dover ristabilire la comunione
fra il popolo e Dio; non deve aprire nuovi orizzonti, ma
rimettere le cose a posto, ricollegare il popolo a Dio.
Giovanni lo può fare perché vive una completa
disponibilità nei confronti di Dio. L'azione di
ricollegamento è necessaria perché Giovanni precede ormai il
Messia, e non lo fa in un modo qualunque, ma con lo spirito
e la forza di Elia. Lo spirito e la forza che da Elia, nella
scena famosa del mantello, passano ad Eliseo, attraverso i
secoli cadono sulle spalle di Giovanni, finalmente in
maniera definitiva.
Far
posto alla gioia
È
tutta una storia che esplode, e che passa dall'impegno di
attendere a quello di non rendere vana l'attesa con la
propria inadeguatezza, con l'incapacità di accogliere. Ogni
veglia, soprattutto questa che è durata secoli, si vela di
un po' di tristezza; ora invece bisogna far posto alla gioia
dell'incontro: "ecco, quando il bambino che porto in
grembo ha sentito la tua voce, ha esultato di gioia dentro
di me. e beata tu che hai creduto", dice Elisabetta, la
madre del Battista, quando incontra Maria (Lc 1,46) e Maria
risponde: "l'anima mia magnifica il Signore…" (Lc
1,46). La voce, la gioia dell'incontro! È stato indicato da
più parti come chiave di lettura di questi episodi il
Cantico dei cantici, dove la "voce" è il segno della
presenza della persona amata, rende giustizia all'attesa, fa
sciogliere il cuore che stava diventando triste in un canto
di gioia. Così come questo incontro gioioso ci riporta alle
parole del profeta Osea (cf. 2,16-18): "parlerò al tuo
cuore, ti riporterò ai giorni della tua giovinezza, tu non
mi chiamerai più mio Signore, ma mi chiamerai marito mio".
Forse
possiamo comprendere meglio Giovanni che vive
quest'esperienza dell'incontro e ne comprende il carattere
di esclusività; perché non si tratta di un fatto consolante,
ma definitivo ed anche drammatico: non è un amico
qualunque quello che lui precede, è lo sposo, e non si
può vivere una relazione qualunque, ma una relazione piena.
E questo suo restare "fuori", dare la notizia gioiosa con la
sua vita che è dominata dall'ombra della morte violenta che
richiama alla croce, ci fa pensare che forse la cosa che
meno siamo capaci di accogliere nel nostro cuore sia proprio
il messaggio della gioia.
Abbiamo compreso in questi due anni insieme – alla scuola
dei Profeti – che la gioia è l'unico messaggio che vale la
pena di dare e che, fra tutti, rimane. Questo significa
Vangelo.
(da "Se vuoi")