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  I PROFETI      ELIA: la passione per Dio

 

di LUIGI VARI, biblista

 

 

Nel vangelo di Marco 8,21-30 (Mt 16,13-20 e Lc 9,18-21) Gesù pone ai discepoli il problema della sua identità, e nella risposta che gli viene data relativamente al pensiero della gente abbiamo queste parole:

"Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri poi Elia ed altri uno dei profeti…"

Se poi leggiamo il vangelo di Luca al capitolo 1, al versetto 17, vediamo che l'angelo per dare a Zaccaria l'idea della grandezza del bambino che nascerà da Elisabetta dice:

"Camminerà innanzi al Messia con lo Spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto".

Certamente qualcuno troverà un po' scolastico questo inizio e di conseguenza penserà che se un personaggio suggerisce un tale inizio sarà necessariamente soporifero. Ma pensiamoci: chi sarà mai questo Elia che viene messo in relazione a Gesù Cristo, anzi confuso con Gesù Cristo, e associato a Giovanni il Battista per far capire quello che Giovanni doveva fare?

Doveva essere certamente un personaggio ben radicato nella memoria del popolo se il suo nome basta ad evocare ricordi e soprattutto un modo di essere inconfondibile.

Di Elia ci parla il primo libro dei Re nei capitoli 17.18.19.20 con una ripresa al capitolo 21.

Appare improvvisamente nella Bibbia, in un momento molto difficile per la storia di Israele, intendendo Israele come Nord della Palestina. Infatti nel 931 a.C. il regno di Davide si era diviso in due parti (1Re 12), appunto il Nord (Israele) ed il Sud, con capitale Gerusalemme (Giuda).  Dal momento della divisione nascono due storie parallele ed anche due dinastie regali. Quando Elia appare all'orizzonte della storia di Israele è re Acab (874-853 a.C.), il quale per motivi politici sposa una donna che non condivide la fede del popolo, si tratta di Gezabele. Il matrimonio fu una tragedia religiosa in quanto Gezabele allontana Israele dalla fede in Dio, arrivando al punto di far uccidere i profeti di JHWH.

La scelta totale di Dio

Elia è il profeta che ha il coraggio di reagire alla infedeltà e di richiamare il popolo agli impegni dell'alleanza. Leggendo i capitoli del libro dei Re, che sono stati indicati, abbiamo la possibilità di fare l'incontro con un uomo segnato da una forza e una passione straordinarie che vengono descritte con la parola "zelo per JHWH". La scelta di Dio in maniera totale è la caratteristica delle sue azioni, il significato dei suoi gesti e la fonte del suo coraggio.

Se seguiamo Elia nel suo cammino, faremo esperienza di come Dio sia forte in chi ha il coraggio di affrontare la vita costruendola su di Lui.

Dio è forte in Elia che predice la carestia per il paese, ma è soprattutto forte provvedendo a che il suo profeta non muoia di fame, ancora più forte quando sceglie di provvedere al suo profeta attraverso la capacità di condivisione di una donna povera. Elia fa l'esperienza di essere portato nella mano di Dio. È l'esperienza di Dio che lo rende quello che è. Possiamo dire che in Elia ci rendiamo conto che l'incertezza che spesso accompagna le nostre azioni, che le rende spesso non incisive nasce dalla debolezza della nostra esperienza di Dio. L'esperienza di Dio, che suppone il coraggio di sfidare Gezabele e di sfidare le varie forme di potere che minacciano la fedeltà a Dio: sarà il pensiero corrente, il modo comune di fare e di dire, lo stesso concetto di buon senso, i volti della schiavitù come si presentano nella nostra vita. Questa esperienza suppone attenzione, perché Dio non è fragoroso come gli intellettuali dei supplementi patinati, non è prevedibile e studiato come uno spettacolo televisivo, non è scontato come i ragionamenti dominanti:

"Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti, e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l'udì Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna…" (1Re 19,11-13).

Solidale con il popolo

L'esperienza di Dio in Elia non riguarda solo lui, diventa impegno verso il popolo, come richiamo forte alla fedeltà:

"Fino a quando sarete indecisi su quale strada scegliere: se è il Signore che è Dio, seguitelo, se è Baal, seguitelo".

Un impegno che a volte diventa faticoso; la fatica di non vedere risolutivi i propri gesti: 1Re 19,4, e lì l'esperienza di Dio diventa esperienza del Padre del coraggio: "Alzati e mangia", ancora una volta esperienza della debolezza che ha bisogno di essere protetta, e, molto di più, di Dio che non si scandalizza della stanchezza, ma corre a ridare forza.

Di Elia, del suo rapporto con il potere, dei suoi miracoli, si potrebbe parlare ancora a lungo; è sembrato però che questa dell'esperienza di Dio possa essere usata come chiave per entrare nel mistero di questo uomo e per entrare anche nel mistero di ognuno di noi e della nostra esperienza di fede.

Un'ultima suggestione che questo personaggio ci offre ci viene data dal suo ultimo gesto, quello di gettare il suo mantello su Eliseo, manifestando a lui la vocazione di profeta.

A me sembra che questo mantello gettato sulle spalle di un altro sia il segno che meglio può significare la forza, la disponibilità della profezia di Elia. La profezia che passa dall'uno all'altro diventa significativa del cammino della fede, come un cammino solidale di uomini che portano nella storia del mondo la presenza del disegno di Dio.

 

 

(da "Se vuoi")

   

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