I PROFETI
Gioele: con la forza dello Spirito
di
LUIGI VARI, biblista
Il profeta Gioele si colloca
nel periodo successivo al ritorno dell'esilio, e dunque in
un tempo segnato dalla gioia della ricostruzione ed anche
dalle inevitabili incertezze e delusioni di ogni cosa che
inizia, siamo forse nel 490 a. C.
Un mondo che si smonta, questa
potrebbe essere l'immagine simbolo della prima parte del
libro del profeta Gioele.
Accade qualcosa, un'invasione
di cavallette che appare in alcuni passaggi come l'invasione
di un esercito. Di qualunque tipo sia l'invasione essa è
totale e sistematica:"quello che ha lasciato la cavalletta,
la locusta lo divora; quello che ha lasciato la locusta, il
bruco lo divora; quello che ha lasciato il bruco, il grillo
lo divora" (Gioele 1,4).
Effetto di questa invasione è
che a tutti viene a mancare il superfluo e il necessario per
esistere, manca il vino agli ubriaconi, ma sono anche
scomparse offerte e libagioni per la casa del Signore. Se
pensiamo al mondo dell'uomo come ad un sistema di relazioni
che lo rendono vivibile, allora le immagini del profeta sono
radicali in quanto nessun rapporto sembra funzionare più: la
terra diventa deserta, l'amore muore, non si può più entrare
in rapporto con Dio: affliggetevi contadini, alzate lamenti,
vignaioli, per il grano e per l'orzo, perché il raccolto dei
campi è andato perduto; la vite è secca, il fico languisce,
il melograno, la palma, il melo, tutti gli alberi dei campi
sono seccati, è inaridita la gioia fra i figli dell'uomo"
(1,11-12).
Il giorno
del Signore
È una distruzione pensata,
senza tregua, senza respiro. Leggiamo il capitolo 2 che è la
cronaca di un esercito che avanza, è la cronaca di un
avvenimento incontrastabile. Che cosa è tutto questo?
È il giorno del Signore che
viene e si avvicina, è un giorno di tenebre e di oscurità.
Il giorno del Signore ha
l'effetto di mettere in discussione tutto il sistema
dell'autosufficienza umana. È il giudizio di Dio che entra
nella storia dell'uomo; il giorno del Signore, più che un
tempo violento, sembra essere il tempo in cui tutte le
scelte dell'uomo vengono portate alle estreme conseguenze.
Noi spesso seminiamo nella nostra vita dei semi di deserto,
il giorno del Signore è quando siamo chiamati a fare i conti
con le nostre scelte. I semi di morte che seminiamo nella
nostra vita quando vi eliminiamo Dio vengono a sbocciare.
Allora più che un'azione di Dio, sembra essere una luce
violenta che illumina la realtà del cuore dell'uomo e del
popolo. Questo giorno, per quanto doloroso, però rimane del
Signore, e dunque aperto alla speranza. Non un giorno in cui
si fanno i conti, ma un tempo in cui la nudità di cui si fa
esperienza spinge verso il Signore perché trasformi questo
buio in qualcosa d'altro:"Ora dice il Signore, ritornate a
me con tutto il cuore, e con digiuno, pianti e lamenti"
(2,12) e ancora "suonate la tromba in Sion, convocate al
digiuno, bandite una solennità. Radunate il popolo,
convocate la gente, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli e
quelli che succhiano il latte alle mammelle; esca lo sposo
dalla sua camera e la sposa dal suo letto nuziale. Piangano
i sacerdoti, i ministri del Signore fra il vestibolo e
l'altare e dicano: "perdona, Signore al tuo popolo""
(2,15-17).
Lo Spirito
è di tutti
L'apertura verso il Signore
trova una risposta ed è l'effusione dello Spirito su ogni
creatura. Il brano dell'effusione dello Spirito è ripreso
nel secondo capitolo degli Atti degli Apostoli, quando si
racconta l'evento della Pentecoste.
In quel giorno, ci dice il
profeta Gioele:"io effonderò il mio spirito su ogni creatura
e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie, i
vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno
visioni. Anche sugli schiavi e sulle schiave in quei giorni
io effonderò il mio spirito" (Gioele 3,1-2 e At 2,17-21).
Chi ha seguito su SE VUOI
questo viaggio fra i profeti, si ricorderà che il primo
profeta che abbiamo incontrato è stato Mosè e riflettevamo
sulle parole di Mosè che diceva: "magari fossero tutti
profeti nel popolo!". Essere profeti e vivere il dono dello
Spirito non sono due cose diverse. In Gioele il desiderio di
Mosè diventa una promessa: "io effonderò il mio spirito su
ogni uomo".
La storia della salvezza
smette di essere affidata esclusivamente a capi carismatici
e diventa compito di "ogni uomo", ed ogni uomo può, per il
dono dello Spirito, essere protagonista di salvezza; ogni
uomo può ricostruire, per quanto gli compete, ciò che è
distrutto nelle relazioni che rendono il mondo vivibile.
La supplica dell'uomo trova
risposta in Dio che indica un tempo, che è poi quello della
Chiesa, in cui è comune la capacità di prendersi delle
responsabilità. Lo Spirito che è il dono di Cristo nella
Pentecoste, entra così nella prospettiva della storia umana.
Dal sogno di Mosè, alla promessa di Gioele, al dono di
Cristo: una storia che si muove.
Forse leggendo i profeti
potremmo avere la sensazione di trovarci in un mondo in cui
i temi si ripetono e che non cammina mai; Gioele ci aiuta a
comprendere questa crescita lenta, ma inesauribile verso la
realizzazione della Speranza.
(da "Se vuoi")