I PROFETI
OSEA:
un canto di fedeltà
di
LUIGI VARI, biblista
Osea è
vissuto nel regno del Nord nella seconda metà del secolo
VIII. La situazione politica era molto simile a quella che
abbiamo incontrato per Amos che precedo solo di poco Osea.
Una situazione che appariva positiva, ma che portava in sé
l'annuncio della fine.
Osea
si trova in una situazione di corruzione morale e
religiosamente molto indebolita per la presenza di una
idolatria diffusa nel popolo. Il tema degli idoli non è
nuovo, ma è nuova la situazione del popolo che non avverte
più la esclusività del rapporto con il Dio dei propri padri.
La
tentazione è quella del compromesso, un rapporto religioso
dove gli opposti si incontrano, dove non si sceglie mai.
Pensiamo a questa gente che viveva in mezzo a popoli che
avevano un modo diverso di pensare la vita, un modo per
certi versi anche più pratico, meno problematico; e possiamo
anche comprendere il desiderio di garantirsi quella ricetta
che rendeva semplice la vita: l'idolatria appunto.
Idoli:
una tentazione di sempre
La
mentalità idolatra tende a rendere assoluto ciò che è
solamente un mezzo, molto semplicemente si divinizza tutto
quello che immediatamente ci porta un vantaggio o anche un
danno. È tutto molto semplice, in questo senso, perché siamo
esonerati dal guardare più in là del nostro naso, e possiamo
costruirci un mondo che non ci pone problemi, e non perché
questi non ci siano, ma solamente perché ci rende incapaci
di vederli. La Bibbia infatti parlando degli idoli dice:
"hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono… sia
come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida".
Il
popolo vorrebbe vivere questo rapporto con il Dio di Mosé,
di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, in un rapporto molto
formale senza tante conseguenze e che salvi le apparenze.
È una
tentazione di sempre, la tentazione che coglie spesso anche
noi, quando pensiamo alla religione come ad un correttivo
sociale, ad una cosa che può essere utile, ma che non merita
un coinvolgimento serio. Sono altre le cose serie, sono
altre le cose che fanno girare il mondo e che quindi devono
far girare anche la nostra vita: gli idoli appunto.
La
logica dell'amore
Il
profeta Osea è chiamato a dire la verità alla sua gente, e
lo deve fare sposando una prostituta. Con la sua vita deve
mostrare quello che pensa e che prova Dio davanti al
comportamento del popolo: "và, prenditi in moglie una
prostituta e abbi figli di prostituzione, poiché il paese
non fa che prostituirsi allontanandosi dal Signore"
(1,2).
La
vita di Osea diventa una presenza vivente del dolore di un
amore offeso, e una passione che consuma, segno reale della
passione che Dio sente per l'uomo. Non può esistere un
rapporto di comodo con il Signore, perché Lui si è impegnato
totalmente, come uno sposo si impegna con la sua
sposa. Non è questione di idee diverse, ma di un tradimento
che ferisce e che, soprattutto, non ha senso.
Il
capitolo 2 è una delle pagine più belle della Bibbia ed è un
canto pieno di doloro e di speranza; il canto di Dio per
l'uomo che, in ogni tempo, perde l'orientamento e la
speranza. Vi è la descrizione dei pensieri che nascono
davanti al tradimento e le soluzioni che vengono in mente
per recuperare un amore al quale non si vuole rinunciare.
"Accusate vostra madre, accusatela perché essa non è più mia
moglie ed io non sono più suo marito. Si tolga dalla faccia
i segni delle sue prostituzioni, e i segni del suo adulterio
dal suo petto"
(2,4). Descrivendo poi il tradimento: "la loro madre si è
prostituita, la loro genitrice si è coperta di vergogna.
Essa ha detto: "seguirò i miei amanti che mi danno il mio
pane e la mia acqua, la mia lana ed il mio lino,il mio olio
e le mie bevande" (2,7).
Il
tradimento è proprio questo: le cose che lei andava cercando
era quanto in un matrimonio il marito doveva garantire.
Tradire non è cercare qualcosa che non trova da chi dovrei;
ma non accorgermi che l'amore che vado cercando, i beni dei
quali sento i bisogno sono a mia disposizione. Cercare il
significato della nostra vita in mille angoli, rifiutando di
prenderlo da Dio, questo è il tradimento. Allora… lo sposo
offeso cerca varie soluzioni del tipo: "gliela farò vedere
io!", ed abbiamo un quadro della vita dell'uomo qualora Dio
si allontanasse da lui (vv. 8-15), è un quadro di
disperazione; ma non è la soluzione. Dio rifiuta ogni logica
che non sia quella dell'amore, è questa la consapevolezza
che ci rende sicuri e capaci di fidarci di Lui. E infatti è
la strada dell'amore che viene scelta per ritrovare la sposa
infedele:
"Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e
parlerò al suo cuore. Le renderò le sue vigne e trasformerò
la valle di Acor in porta di speranza. Là canterà come nei
giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese
d'Egitto. E avverrà in quel giorno, oracolo del Signore, mi
chiamerai marito mio e non mi chiamerai più mio padrone. Le
toglierò dalla bocca i nomi dei baal che non saranno più
ricordati"
(vv.
14-17).
È una
strada perdente? È LA STRADA DI DIO. È l'unica strada.
Capita spesso che le esperienze che ci appaiono più certe di
questa, più remunerative ci si presentino con un conto
salato, ed è inevitabile, perché chi non ama e chi non ti
ama non cerca l'altro, ma solo se stesso. È solo l'amore che
cerca e ti cerca per farti "sposa", per trasformare le tue
lacrime (questo è uno dei significati della parola Acor), in
porta di speranza. Evito, per non cadere in un moralismo da
poco, di fare applicazioni; ma Osea ci dice delle cose che
devono farci pensare. Vorrei finire con un brano di san
Paolo (Rm 5,6-8), proposto dalla Bibbia TOB a commento del
messaggio di Osea: "Sì, quando noi eravamo ancora senza
forza, Cristo, nel tempo stabilito, è morto per gli empi.
Difficilmente si trova qualcuno che accetterebbe di morire
per un giusto: forse per un uomo buono uno accetterebbe di
morire. Ma in questo Dio prova il suo amore verso di noi:
Cristo è morto per noi quando noi eravamo ancora peccatori".
(da "Se vuoi")