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I SALMI
CANTI SUI SENTIERI DI DIO
La via del giusto (Salmo
1)
Il nostro
viaggio "sui sentieri di Dio" cantando i Salmi, "i canti del
Signore", ha ora una svolta. Nei mesi che ci stanno di fronte
selezioneremo alcuni salmi che presentano le grandi scelte della
creatura umana, la sua vocazione, l'orientamento fondamentale
della vita. Lo facciamo ora col Salmo 1, la cui prima parola in
ebraico comincia con la prima lettera dell'alfabeto ebraico ('alef),
mentre l'ultima parola si chiude con l'ultima lettera
dell'alfabeto (tau): il salmo, che fa da portale
d'ingresso alla collezione delle preghiere bibliche, sintetizza
in sé l'arco intero delle parole, cioè della vita. Il canto
raccoglie al suo interno una beatitudine e una maledizione
destinate a due vie, cioè a due destini, quello del giusto e
quello dell'empio. Anche la sua struttura poetica è distribuita
su un dittico che sviluppa due ritratti: i vv.1-3 contengono il
disegno della fisionomia del giusto, mentre nei vv.4-6 appare la
figura dell'empio. La brevità della composizione e la sua
essenzialità sono però sostenute da una simbologia efficace e
pittoresca.
Domina
innanzitutto l'immagine delle due vie, un motivo classico
nella Bibbia ove è sinonimo di scelta, di decisione vitale e
morale: "La via dei giusti è come la luce dell'alba, che aumenta
lo splendore fino al meriggio. La via degli empi è come
oscurità" (Proverbi 4,18-19). Significativa è questa
dichiarazione del Deuteronomio: "Vedi, io pongo oggi davanti a
te la vita e la morte la benedizione e la maledizione: scegli
dunque…" (30,15.19). le due strade sono poi dipinte a colori
vivaci attraverso un'altra simbologia di tipo
vegetale-agricolo.
In un panorama
desertico e assolato come quello palestinese un albero
verdeggiante e carico di frutti, posto lungo una corrente di
acqua viva, diventa un simbolo parlante di gioia, di prosperità
e, quindi, di giustizia premiata. L'immagine era già stata usata
da Geremia: "Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il
Signore è la sua fiducia. Egli è come un albero piantato lungo
l'acqua, verso la corrente stende le sue radici; non teme quando
viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi; nell'anno della
siccità non intristisce, non smette di produrre i suoi frutti"
(17,7-8). Alla solidità dell'albero, si oppone la vacuità della
pula, arida, leggera e inconsistente. Una lunga tradizione
biblica equipara l'empietà a questa realtà inutile e
impalpabile. Come è noto, nei Vangeli l'immagine diventa
l'annunzio del giudizio di Cristo fatto dal Battista: "Egli ha
in mano il ventilabro per pulire la sua aia e per raccogliere il
frumento nel granaio; ma la pula la brucerà con fuoco
inestinguibile" (Luca 3,17).
Entriamo ora
nel testo vero e proprio del carme. Nella prima tavola del
dittico abbiamo il giusto e la sua via descritta negativamente e
positivamente (vv.1-3). Scegliamo le battute principali.
Beato l'uomo
che non segue
il consiglio degli empi,
non indugia
nella via dei peccatori
e non siede
in compagnia degli stolti,
ma si
compiace della legge del Signore,
la sua
legge medita giorno e notte.
È interessante
notare la progressione dei verbi del v.1, che traccia con
finezza la psicologia della tentazione e della caduta. Il primo
verbo è un semplice "seguire", è un "andare", ed esprime una
curiosità ancora superficiale nei confronti del male. Ad esso
succede il più duraturo "indugiare", un fermarsi in ascolto, e
alla fine si giunge all'acquiescenza durevole, alla
partecipazione totale, alla connivenza abituale, cioè al "sedere
in compagnia degli stolti". Il giusto è colui che sa vincere in
pienezza questa tentazione in tutti i suoi gradi.
A questa
descrizione in negativo si contrappone in positivo la "via"
propria del giusto. Essa è fondata sull'adesione alla "legge" di
Dio, che non è una cappa di piombo di norme, di precetti e di
prescrizioni, ma è la rivelazione divina a cui deve rispondere
l'adesione gioiosa dell'uomo. Il vocabolo "legge" è ripetuto due
volte quasi a marcarne la centralità; è una celebrazione
istintiva della parola di Dio, della Bibbia, quindi. La Bibbia
diventa norma di vita ma con un atteggiamento gioioso non
legalistico perché "la legge del Signore è perfetta, ristora
l'anima, la testimonianza del Signore è verace, rende saggia la
mente. Gli ordini del Signore sono giusti, fanno gioire il
cuore, i comandi del Signore sono radiosi, dànno luce agli
occhi" (Salmo 19,8-9).
Il ritratto
dell'empio e della sua "via" occupa invece i vv.4-6 dei quali
citiamo solo le battute principali.
Non reggeranno
gli empi
nel giudizio,
né i
peccatori nell'assemblea dei giusti…
La via
degli empi andrà in rovina.
L'elemento
fondamentale è posto in quel verbo "reggere". Il senso del
termine è carico di allusioni processuali, militari ed anche
fisiche. Gli empi non potranno ergersi sicuri nella stessa
storia umana. Emerge da questa righe l'ottimismo caratteristico
di un certi tipo di sapienza biblica convinta che già ora e qui
Dio interviene raddrizzando e giudicando questa sghemba storia
umana. Tuttavia l'immagine si apre anche su un futuro: gli empi
non potranno "alzarsi a parlare" nel giudizio finale, non
riusciranno a "reggere" di fronte alle accuse di Dio e perciò
saranno esclusi per sempre dalla comunità dei giusti. Dio,
infatti, è il fondamento della nostra sussistenza e chi si
allontana da lui si allontana dalla vita.
Questa
prefazione al Salterio si trasforma, allora, in un appello
vigoroso per la scelta del bene, della verità e della giustizia.
La figura del giusto nella tradizione cristiana si trasformerà
invece in quella del Giusto per eccellenza, il Cristo, e
l'albero simbolico, come insegna già Giustino, diverrà l'albero
della croce, "legno di vita che fruttifica per noi con le acque
del battesimo". Ma per tutti gli uomini che cercano la verità e
la giustizia con cuore sincero il salmo può trasformarsi in un
invito a seguire le scelte genuine della coscienza con coerenza
e fedeltà. Già nella stele egiziana di Amenofis I, conservata al
Museo Egizio di Torino, leggiamo questa "beatitudine": "Beato
chi ti possiede nel cuore! Infelice chi ti combatte, o
Signore!".
GIANFRANCO RAVASI
(da SE VUOI)
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