PIETRO E LA DECISIONE DI SEGUIRE GESÙ …COSTI QUEL CHE COSTI

«…Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Volete andarvene anche voi?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”». (cf Giovanni 6,48-70)

Nel brano siamo a un punto critico dello svelamento dell’identità di Gesù. Attraverso segni e parole descritti nei primi 6 capitoli del Vangelo di Giovanni, e anche attraverso le reazioni dei discepoli, lo possiamo conoscere passo passo.
Gesù è il Rabbì, il Maestro, l’Agnello di Dio indicato da Giovanni Battista e seguito dai discepoli e da Simone, chiamato Pietro; Gesù è colui che cambia l’esistenza umana in una festa, come l’acqua trasformata in vino che i discepoli hanno visto coi loro occhi nel “principio-tipo” dei segni alle Nozze di Cana, “egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui” (2,11). Gesù è il vero tempio; è colui che rende possibile una rinascita dall’alto, come annunciato nel dialogo con Nicodemo di notte; è lo stanco viandante che intercetta la sete della donna Samaritana, donatore dell’acqua viva dello Spirito; è la guarigione dalle infermità; è colui che dà il pane della vita nel segno della moltiplicazione dei pani, Pane vivo lui stesso. Di fronte a tutto questo, la gente e i discepoli non riconoscono quello che stanno cercando. Le folle abbandonano. I discepoli rinunciano.

MI DOMANDO:  Le mie aspettative: cosa dovrebbe fare Dio che non fa…?
Come dovrebbe essere che non è…?

L’incontro “duro” con la parola di Dio
«Come può costui darci la sua carne da mangiare?». (v. 52) …«Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?» (v. 60). Gesù ha moltiplicato i pani e tutti hanno mangiato. La gente lo vuole fare re, ma Gesù sposta l’attenzione su un’altra fame: la fame di vita vera, di vita eterna che solo lui può sfamare col dono totale di sé.

MI DOMANDO: Verifico se molti dei miei dubbi sono legati a una mentalità che calcola, quantifica, si ferma al solo piano materiale…

«È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita» (v. 63).
Gesù provoca coloro che lo ascoltano alla fede totale in lui. Le sue parole sono fraintese. Ma le sue parole sono veramente forti: Gesù si presenta come il principio vitale nuovo della nostra esistenza eterna. Si mette in gioco nella relazione con noi, svelando qualcosa della sua identità: «Io sono il pane della vita» (v. 48). Le sue parole hanno il sapore di una Promessa che finalmente si realizza. E chiede di giocarsi su queste parole fino in fondo.

La risposta di Pietro a nome dei Dodici
Forse abbiamo sperimentato quanto è coinvolgente condividere il cammino di fede con un gruppo di amici, di “fratelli”. È un passo importante quello di scoprirsi in cammino insieme a altri, e di seguire la via percorsa dal gruppo. Così come Pietro. Non conosciamo ancora, a questo punto della narrazione, la sua personalità e il suo stile, il suo sentire e la sua interiorità. Si confonde con il gruppo degli apostoli, di cui è portavoce.
«Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (v. 68). Simon Pietro prende posizione, fa una scelta, mette un punto fermo nel suo cammino. Si decide per la Parola. La sua fede cresce, insieme alla fede del gruppo, e diventa di nuovo affidamento a Gesù Parola di vita eterna. Anche quando questa Parola conduce al mistero grande della croce.

MI DOMANDO: Quali sono i miei punti fermi?

Dentro la mia personale chiamata

Solitamente la nostra vita è piena di tante parole che riempiono la mente, che esprimono emozioni. Nella relazione con Gesù, in queste prime fasi di esperienza con lui, Pietro riconosce una totale coerenza tra il dire e il fare, tra il proclamare valori e incarnarli nelle scelte quotidiane. Questa affidabilità di Gesù permette a Pietro di accettare la sfida. Le nostre parole, le scelte che compiamo, le intuizioni, le paure stesse, diventano significative per la nostra vita e per quella degli altri, solo se esprimono quanto di vero e profondo portiamo nel cuore.
…Solo così possiamo custodire le parole di altri, e sentirci custoditi anche nei silenzi.
La nostra esperienza relazionale con Gesù ha tra i suoi punti fermi proprio l’affidabilità! Il suo sguardo e le sue parole diventano spazio libero di custodia nella fiducia. Si tratta di accogliere la proposta accettando di non comprendere tutto, fino in fondo. Accettando di mettersi in cammino verso un orizzonte che si intravede ma che richiede piccoli passi per contemplarlo nella sua bellezza.

INDIVIDUO  i passi possibili da fare a partire dalle parole di Gesù che ritengo affidabili.

Preghiera: Gesù… Nella più sincera umiltà io affido la mia vita a Te,
a Te, che sei il centro del mio vivere, a Te, il faro che impedisce di smarrirmi,
l’unica mia vera certezza nell’incertezza di questo mondo.
Tu, presente in ogni ora del giorno e della notte, pronto a vegliare su di me,
fa’ che io possa renderti lode con gioia, fa’ che io possa amare
con lo stesso amore con cui tu hai amato noi,
fa’ che nel mio vivere quotidiano sia coerente con i tuoi insegnamenti.
Gesù, rendimi salda nel cammino della mia vita, con fede, gioia e umiltà. Amen.
(Viviana, 21 anni, studentessa di Lettere)

(a cura delle Suore Apostoline e di alcuni giovani universitari di Pisa)