Nella preghiera è necessario “raccontarsi”, aprire le porte del cuore e mostrarsi così come si è al Signore, senza maschere di copertura che ci danno l’aria da “bravi ragazzi”, partendo da ciò che siamo nella libertà, perchè solo in questo modo la paura o il grido che è in noi può trasformarsi in liberazione e i desideri possono tradursi in scelte che spalancano le porte ad una vita davvero felice.

 

“Hai chiesto a Dio qual è la tua vocazione?”

Posto in questi termini l’interrogativo crea in realtà un certo imbarazzo. Vi sono dei giorni in cui vorremmo fare riferimento a una volontà particolare di Dio, la quale sarebbe la nostra vocazione. Come sarebbe rassicurante e confortante nelle ore di dubbio e difficoltà! Sapere che ciò si iscrive in un disegno di Dio previsto da tutta l’eternità, in cui ogni elemento della nostra vita, lieto o triste che sia, trova il proprio posto e il proprio senso!

Ma, al tempo stesso, qualcosa protesta dentro di noi. Dio dunque ci porrebbe davanti a un programma da riempire, stabilito al di fuori di noi, senza neppure darci dei mezzi sicuri per conoscerlo? Se si vuol parlare di volontà di Dio in questo senso, quale peso non avrebbe tale volere divino sulla nostra libertà! E quale angoscia, inoltre, sarebbe per noi quando si trattasse di scegliere ogni errore, qualsiasi ritardo risulterebbero drammatico. Correndo parallelamente al disegno di Dio, ponendoci pur involontariamente al di fuori del suo progetto, avremmo perduto tutto, rovinato tutto. E ciò tanto più facilmente in quanto sappiamo bene che le vie di Dio non sono le nostre vie, e ogni giorno ci rendiamo conto di quanto sia difficile e talvolta rischioso voler discernere quella che chiamiamo la volontà di Dio.

La preghiera dunque non può essere l’assedio posto ad un Dio restio a parlarci. La Bibbia ci presenta al contrario un Dio che desidera parlare all’uomo e stabilire con lui una relazione: la preghiera non é altro che questo ascolto e questa risposta ad un Dio che non desidera niente di più che mettere la sua tenda tra di noi, anche a costo di “rimetterci le penne”!

Mons. Paolo Bizzetti, gesuita e vescovo
Rivista SE VUOI, 5/2003